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Opinioni - Il punto di vista del sociologo Francesco Mattioli

Verde pubblico, le mezze misure fanno piangere

di Francesco Mattioli

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Diceva Christian Norberg Schulz, noto studioso del paesaggio, che il decoro urbano misura il livello di civiltà di una comunità tanto quanto il livello qualitativo dei servizi sociali. Era un’affermazione paradossale, ché sappiamo bene come, nella piramide dei bisogni sociali di Maslow, la sopravvivenza e la salute siano considerate ben più importanti del bel vedere.

E tuttavia, tutti gli indici di qualità della vita, e in specie quelli elaborati in termini di qualità ambientale, attribuiscono al verde pubblico un ruolo fondamentale; e per ben quattro ragioni: intanto, perché il verde pubblico sottrae cemento e asfalto; in secondo luogo perché offre spazi a misura d’uomo; in terzo luogo perché consente alla città di esibire un biglietto da visita in termini estetici e paesaggistici che diventano investimento economico sul piano dell’ accoglienza turistica; in quarto luogo perché è un segnale del livello di civiltà raggiunto da una comunità, se è vero che come hanno sottolineato vari studiosi, la cura del verde nasce con la civilizzazione.

Parchi e giardini pubblici, rotonde, viali alberati diventano quindi indicatori di decoro urbano, e quindi di eccellenza civica, non già meri espedienti estetici, alla stessa stregua di un centro storico tutelato e valorizzato. Con la conseguenza che, in un elenco delle priorità di una pubblica amministrazione, il verde pubblico non occupa posizioni di rincalzo; anche perché un verde pubblico curato esibisce effetti benefici a vari livelli: estetico, certo, ma anche ambientale, igienico, educativo, sociale.

Ogni ente locale ha quindi l’obbligo istituzionale non solo di curare il paesaggio urbano, ma anche quello di abituare i cittadini ad apprezzarlo e a proteggerlo; analogamente ogni soggetto sociale che ha responsabilità in campo informativo e quindi formativo ha l’obbligo morale di sostenere obiettivi del genere.

Ovviamente, può accadere che le politiche del verde di un ente locale siano mal condotte; oppure che i mezzi finanziari a disposizione siano mal utilizzati; ed è utile che le parti sociali, i media o i singoli cittadini sottolineino le situazioni che non vanno.

Tutto ciò premesso, non vorrei che l’attenzione data da Tusciaweb, a firma Ernie Souchak, sui fiorellini di Porta Faul, sulle spese per eliminare gli infestanti dalle strade, sui giardini trasformati in discariche si ritorcesse contro la necessità istituzionale di tutelare e valorizzare il verde pubblico. Non vorrei cioè che passasse l’idea che è meglio spendere diecimila euro per asfaltare una strada piuttosto che per le pansé a Porta Faul, e che la prima vittima della crisi finanziaria del Comune debba essere il verde pubblico. Sono certo che non è questo il punto sottolineato da Tusciaweb; ma ho la netta impressione, leggendo gli interventi di taluni lettori, che qualcuno abbia preso la palla al balzo per fare ragionamenti del genere, che sono errati, pericolosi, direi del tutto qualunquistici.

Per riprendere il paradosso di Schulz, la strada asfaltata e i fiorellini di Porta Faul hanno la stessa importanza, ed è compito del Comune ripartire al meglio i fondi disponibili per rispondere ad esigenze così differenti.

Di certo – e basta girare per l’Italia per accorgersene – la cura del verde e l’importanza strategica che le viene attribuita, non ha colore politico.

In conclusione, ben venga una critica costruttiva per utilizzare al meglio le risorse destinate al verde pubblico; ben vengano le segnalazioni dei cittadini affinché si intervenga laddove ci sia degrado, abbandono, cattiva gestione dell’ambiente. Purché non sia messa in discussione l’utilità di investire nel paesaggio e nel decoro urbano, che le organizzazioni internazionali che si interessano di sviluppo sostenibile hanno indicato come precondizioni di qualità della vita.

Non foss’altro perché qualcuno, di fronte ai riconoscimenti ricevuti da Villa Lante, già parla di volano per lo sviluppo: allora, o Viterbo ha cura del verde – in tutte le sue forme – o non lo ha, le mezze misure fanno solo ridere, pardon, piangere.

Francesco Mattioli


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20 novembre, 2011

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