Riceviamo e pubblichiamo - Il decreto “salva Italia” di Monti sembra non guardare in faccia a nessuno e, quando tutto si concretizzerà con la pratica applicazione dei severi provvedimenti messi in agenda dal nuovo governo, i lavoratori subiranno un ulteriore declassamento delle proprie condizioni di vita.
In questo scenario quasi apocalittico per la maggioranza degli italiani, vogliamo soffermarci sulla questione dei lavori cosiddetti “usuranti”, dal momento che saranno veramente pochi coloro che potranno giovarsi di tale agevolazione pensionistica.
Tra le tante categorie non considerate in questo ambito, prima fra tutte c’è quella sanitaria e che riguarda maggiormente gli operatori che svolgono la propria attività nelle degenze psichiatriche degli ospedali o delle cliniche private.
Pertanto, l’allungamento dell’età pensionabile voluta dal governo Monti, coinvolgerà anche gli infermieri, i tecnici e gli operatori sanitari che, quotidianamente, adempiono a un compito davvero difficile e non privo di rischi, considerando il fatto che nei reparti di psichiatria trovano accoglienza malati affetti da Alzheimer, schizofrenici, tossici, alcolisti, detenuti, ecc.
Un’assistenza gestita e garantita con l’effettuazione di turni antimeridiani, pomeridiani e notturni, per lo più svolti con dotazione organica insufficiente per i tagli imposti dal famigerato “piano di rientro regionale”; tutto ciò, con il passare degli anni, può generare veri e propri stati di “stress psico-fisico” che, ad ogni buon conto, andrebbero valutati sul piano dei pensionamenti anticipati.
E’ mai possibile che anche questi lavoratori siano sottoposti a un allungamento dell’età pensionabile come se si trattasse di persone impegnate in attività tutt’altro che usuranti, come piuttosto lo è quella prescritta nell’assistenza psichiatrica?
Lavoratori che dedicano tutta la professionalità, la cura e le attenzioni a una tipologia di malati forse la più difficile da trattare per gli atteggiamenti irruenti che si possono riscontrare in tanti casi di pratica ospedaliera.
E’ assolutamente detestabile che nel nuovo assetto previdenziale non si sia tenuto conto del grave disagio al quale dovranno sottostare gli operatori sanitari che trascorrono molti anni della loro vita nelle strutture psichiatriche, tra l’altro con un contratto di lavoro ormai scaduto da ben sei anni; è detestabile che non sia stato previsto per loro un congruo ”scivolo” per il collocamento in quiescenza prima degli imposti 42 anni di contribuzione, un limite che riteniamo troppo alto per non incorrere in vere e proprie “crisi depressive” per lo snervante contatto con la gravosa realtà delle malattie psichiatriche.
Roberta Ferlicca
Componente del comitato provinciale Fials
Segretaria Aziendale Fials
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