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Viterbo - L'emergenza neve si fa sentire pesantemente anche nelle campagne

Famiglie bloccate e danni all’agricoltura

di Giuseppe Ferlicca

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Umberto Fusco e l'imprenditore Calevi

Umberto Fusco e l'imprenditore Calevi

Don Sergio

Don Sergio

La chiesa di Monterazzano

La chiesa di Monterazzano

– Due anziani rimasti bloccati in casa in località Montarone, ad altre famiglie è successo lo stesso in zone limitrofe nella giornata di venerdì, quando la bufera imperversava su Viterbo (fotocronaca: Neve anche nelle campagne).

Ma anche ieri, un dottore che doveva andare al lavoro non ce la faceva a uscire e una ragazza che doveva urgentemente uscire per prendere servizio era in grossa difficoltà, chiusa nella sua abitazione in zona quattro colonne. In strada Castiglione, due metri di neve impedivano il passaggio.

L’emergenza neve si fa sentire. Non solo nel centro di Viterbo e nei quartieri periferici, ma anche in campagna, dove il freddo e le precipitazioni nevose hanno pesantemente condizionato la vita d’intere famiglie e l’attività di molte aziende.

In zona Montarone, Monterazzano, Terme e strada Bagni, a portare sollievo ai residenti liberando le strade, ci ha pensato l’associazione Risorsa Verde coordinata dal consigliere comunale Umberto Fusco.

Sei i mezzi messi a disposizione dagli agricoltori del posto, che hanno pure “sconfinato”, arrivando l’altro ieri anche al Carmine e al Barco e ieri pure a Santa Barbara.

Con il freddo e la neve non se la passano bene nemmeno le aziende agricole. In zona Castel D’asso c’è la ditta Calevi. “Abbiamo – spiega uno dei due fratelli – una grossa coltivazione di cavolfiori.

Già la volta scorsa abbiamo subito danni. Adesso, finché le piante sono coperte dalla neve va bene, ma se rimangono bagnate e si ghiacciano, il raccolto rischia d’andare perduto”.

Più in la, don Sergio, parroco di Monterazzano, si guarda intorno incredulo. Alla neve lui è abituato, provenendo dal nord Italia.

“Serve più collaborazione – spiega – dobbiamo fare in modo che ciascuno faccia la sua parte. Troppo spesso, invece, aspettiamo che siano gli altri a pensarci, invece di dare una mano”.


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12 febbraio, 2012

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