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Viterbo - Fatto su misura per il capoluogo, eviterà di trasformare l'emergenza in disastro

Neve, il piano di Tusciaweb

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Neve - Viterbo - Valle Faul

– Operatività. Una parola che in caso di emergenze dovrebbe essere sulla bocca di tutti, soprattutto di chi questa città la governa.

Piano. E non nel senso di superficie. Ovvero un progetto da rendere operativo in caso di emergenze. E questo va fatto prima che la neve tocchi il sampietrino, non dopo.

Emergenza. Per meglio capire, non quella cosa che si sa ma non si dice, ma una cosa che capita, e ultimamente spesso, e quindi è bene essere pronti. Con un piano operativo appunto.

Tutto questo per dire che prese per tempo le cose potrebbero anche andare meglio, invece di diventare un dramma.

Facile filosofia, si dirà, ma basta dare uno sguardo al capoluogo ancora innevato per capire che così non è.

Ecco allora che Tusciaweb ha predisposto un piano operativo di emergenza neve.

Passo zero: creare un centro operativo, fatto da pochissime persone, che sappiano mettere in pratica in poche ore, il piano neve e dare il via alle varie operazioni. E inserire nella pianta organica del Comune la figura del disaster manager, in questi casi può tornare utile.

Il piano emergenza va attuato appena le previsioni indicano situazioni di maltempo. E si attiva in due fasi: prima che nevichi, monitorando le condizioni atmosferiche e allertando la Protezione civile, il personale disponibile e tutti i gruppi di volontariato (dagli studenti universitari ai vigili del fuoco non in servizio) . Quando nevica: facendo intervenire i mezzi e gli uomini. Lo scopo principale di questa fase è di rendere il più possibile percorribili le strade e i marciapiedi.

Prima dell’attuazione però va realizzato, divulgato tra la popolazione e sottoposto alle osservazioni dei cittadini.

Innanzitutto dividere la città in aree. Assegnare ad ognuna un numero. Fatto?

Contare i mezzi a disposizioni e chiedere all’ufficio risorse umane (?), quanto personale è a disposizione. Creare strutture piramidali che hanno un vertice che coordina e ha alla base gruppi di tre o quattro persone che sanno perfettamente cosa debbono fare e dove.

Fare il punto con le squadre di Protezione civile.

Una volta fatta la somma delle persone e dei mezzi, provare a distribuirle in base alle esigenze nelle varie zone suddivise in ordine di pericolosità. Zone rosse, gialle, bianche… In tutto il comune e nelle varie aree vanno individuati punti a rischio e gerarchia di interventi. A occhio la strada che porta all’ospedale è importante e va tenuta sgombra.

Se non bastano le squadre di intervento, non lasciare tutto al caso, ma predisporre delle convenzioni con ditte private e aziende agricole che possano lavorare per il Comune in caso di emergenza neve.

Una volta messi uomini e mezzi su ogni zona, capire le varie esigenze. Esempio: il centro storico ha sicuramente peculiarità che non ha il quartiere San Barbara.

Quindi cosa fare?

Studiare la viabilità di ogni singola zona e predisporre dei micro piani da assegnare ad ogni singola area.

Al centrostorico, sempre per esempio, servono mezzi piccoli e più uomini che manualmente spalino la neve.

In altri quartieri mettere più mezzi e meno uomini.

Dopo di che, è necessario preparare le scorte di sale e sabbia. Predisporre inoltre che ogni privato o commercianti spali lo spazio di fronte alla propria casa o negozio. In modo da rendere tutti coinvolti nella gestione delle emergenze.

Il sale serve per non far gelare e va gettato nelle strade anche in previsione della neve o del ghiaccio; la sabbia serve invece per creare dei piccoli corridoi nei marciapiedi dove far camminare i pedoni senza farli capitombolare per terra.

Fatte tutte queste operazioni il Comune dovrebbe anche creare una piccola task force di 4/5 persone da utilizzare per i casi più urgenti e difficili, tipo situazioni di estremo pericolo e disagio (anziani, donne in attesa, disabili che hanno difficoltà a muoversi) . In modo tale da lasciare a 118 e vigili del fuoco campo libero per intervenire in tutte le altre situazioni più gravi.

Sarà anche previsto un centro di distribuzione gratuita del sale e pale per commercianti e privati, affinché possano cooperare per liberare la città dalla neve.

Inoltre, in previsione delle avverse condizioni meteo, il Comune si attiverà per lo spargimento di sale nei punti di maggiore criticità come le principali arterie di scorrimento della città e nelle prossimità delle scuole.

Piccolo vademecum spargimento sale:

– prima di spargere il sale occorre pulire bene dalla neve con una pala la superficie interessata

– il sale va messo solo in previsione di ghiaccio, oppure dopo la nevicata. Non spargere su neve fresca, non ha alcun effetto

– spargere massimo 20 grammi a metro quadrato, non eccedere corrode asfalto e calcestruzzo

– spargere come se si dovesse seminare

– non usare in prossimità di aiuole e aree verdi.

Ovviamente il piano va elaborato in primavera, messo a punto e collaudato in autunno e predisposto a ridosso dell’evento segnalato dalla protezione civile nazionale. E non, come sembra accadere nella Tuscia: prima attuato a caso, poi predisposto e solo dopo elaborato e presentato.

Ancora due cose. La parola “neve” nel piano può essere sostituita con qualsiasi altro tipo di emergenza, il piano e la struttura di intervento restano.  Basta cambiare le variabili. Ed è come una assicurazione che va pagata ma si spera di non utilizzare mai.

Secondo: questo piano non è stato inventato o creato da Tusciaweb, bensì preso in prestito da altri comuni d’Italia, come Arezzo e Parma.

Nessuno si inventa niente, al massimo pianifica. E nella vita si può copiare, non siamo a scuola.

A proposito le previsioni danno neve per i prossimi giorni…


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9 febbraio, 2012

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