Riceviamo e pubblichiamo – Sento la necessità di intervenire sulla vicenda relativa al centro diabetologico e ad alcune prese di posizione che, così come poste, gettano una luce di discredito, al limite della diffamazione, sull’intero staff della direzione strategica della Ausl di Viterbo.
La necessità di questo intervento non prende tanto spunto dalla impetuosità con la quale sono state portate le accuse, quanto dal fondato sospetto che siano mosse artatamente per l’acquisita consapevolezza da parte di qualcuno della perdita di privilegi che il nuovo assetto che va delineandosi potrebbe comportare.
Ma andiamo con ordine, partendo dagli eventi che hanno determinato alcune prese di posizione.
La direzione strategica della Ausl di Viterbo, rispondendo anche alle esigenze manifestate dall’associazione giovani diabetici e visto il gran numero di pazienti interessati nella nostra provincia costretti ad una frammentazione forzata del percorso terapeutico, nel 2010 aveva individuato, in via temporanea presso Casa di cura Nuova Santa Teresa la sede per il centro diabetologico aziendale che, finalmente, definiva un percorso terapeutico del malato diabetico dall’infanzia all’età adulta.
Il centro, di fatto, in questi due anni è stato una “isola felice”, senza alcun futuro però, vista la collocazione esterna rispetto alla sua sede naturale: l’ospedale Belcolle di Viterbo.
Questo in considerazione del fatto che la malattia diabetica, per le esigenze assistenziali che determina, vede come primo momento fondante della sua efficacia, la fase intraospedaliera dei pazienti e solo secondariamente quella ambulatoriale.
In questa fase, oggi più che mai, sento la necessità di affermare che è compito del servizio sanitario, e di questa direzione in particolare, occuparsi del diabete sia nell’adulto che nel bambino, con modalità organizzative diverse, ma con la stessa finalità che è quella della presa in carico e della cura.
La comune definizione di diabete, infatti, coinvolge popolazioni diverse per età e per esigenze, i cui trattamenti vedono la partecipazione di diversi profili sanitari (internisti, endocrinologi per gli adulti, pediatri per le varianti infantili). E, dato fondamentale, non esiste una continuità tra le varianti pediatriche e quelle adulte in termini terapeutici. Questi aspetti, ovviamente, determinano sforzi organizzativi che contemplano la presenza di professionisti, alcuni dei quali, ad esempio, sono specifici per determinate fasce di età (leggi psicologi soprattutto per l’infanzia).
Tuttavia, con questi elementi a disposizione e consapevoli delle diversità descritte, l’iniziale l’allestimento del Centro è stato implementato nella direzione prevalente della patologia pediatrica. Un aspetto sicuramente importante, ma non l’unico purtroppo nell’universo del diabete mellito che vede coinvolti tra il 98 e il 99% dei pazienti diabetici adulti. Già in questa fase, tuttavia, l’organizzazione appariva deficitaria del supporto intra ospedaliero del trattamento del diabete stesso.
Vicende, non legate alla organizzazione determinata da questa direzione strategica, hanno costretto l’azienda ad un trasloco “ forzato” presso la Cittadella della salute che tuttavia, tenendo conto delle attuali disponibilità ambientali, continua a garantire l’intera organizzazione del percorso assistenziale del diabete, mantenendo il livello di decoro nella norma.
Pertanto, appaiono a questo punto incomprensibili le affermazioni, rilasciate su organi di stampa, circa gli spazi angusti, le sale d’attesa separate e altro ancora. Soprattutto appare evidente, dal modo di veicolare le informazioni, di come si provochi inutile apprensione nelle famiglie dei piccoli pazienti diabetici e di come, forse, sia andato perso il senso del rispetto dei ruoli.
In altri termini, è di difficile comprensione il motivo che muove l’associazione giovani diabetici a ingerire sulla gestione dei professionisti e degli ambienti (di competenza assoluta del governo di sanità pubblica), piuttosto che sulla promozione di iniziative integrative. L’associazionismo, a mio modo di vedere, fonda i suoi principi di esistenza esclusivamente su un percorso “parallelo” ed “esterno” con il compito di sostenere il sostenibile e non di condizionare scelte nel sacrificio della legalità o della organizzazione.
È ovvio che gli spazi attuali appaiano al momento angusti, rispetto alla precedente collocazione, ma è altrettanto ovvio che gli sforzi di questa direzione saranno mirati a realizzare due diversi percorsi di presa in carico del diabetico, con contingenti proporzionati, che si prendano cura del diabete adulto (98% della intera popolazione diabetica) e del diabete pediatrico. Sempre tenendo in considerazione che la naturale collocazione del centro, per le implicazioni sopra riportate, è e rimane l’ospedale Belcolle, così come già riportato nel progetto di completamento del complesso ospedaliero centrale presentato in Regione.
Nel frattempo, in attesa della collocazione ottimale e definitiva del centro, questa direzione sta già provvedendo a identificare uno spazio più “confortevole“ e soprattutto a ridefinire i percorsi diagnostico terapeutici tra professionisti, cosa che principalmente dovrebbe interessare.
Laddove, invece, la permanenza presso la casa di cura Santa Teresa lasciava ipotizzare isole felici, scollegate da una gestione più generale e completa di offerta di sanità pubblica, questa direzione non può disattendere quelli che sono i propri compiti istituzionali. Deve, anzi, tenere conto del fatto che esistono esigenze oggettive, priorità organizzative e vincoli legali nei quali le associazioni non dovrebbero entrare per l’imprescindibile rispetto dei ruoli.
Marina Cerimele
Direttore sanitario della Asl di Viterbo
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