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Università - Pesante attacco di Mario Capanna sull'Espresso: "E' una situazione di stupefacente illegalità che va sanata al più presto"

Campi transgenici ad Agraria, è polemica

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<p>L'articolo dell'Espresso sulle coltivazioni transgeniche</p>

La facoltà di Agraria

La facoltà di Agraria

La facoltà di Agraria

– Campi transgenici all’Unitus, è polemica.

L’allarme è stato lanciato sulle pagine dell’Espresso in un articolo di Michele Sasso. “Gli agronomi dell’Università della Tuscia – si legge sull’Espresso – coltivano in via sperimentale ciliegi e kiwi, ulivi e pomodori manipolati. Lo fanno da 14 anni. Per trovare varietà resistenti ai funghi, alle muffe, agli antibiotici e per provare a ottenere piante di ciliegio e ulivo di ridotte dimensioni per facilitare la raccolta dei frutti”.

Ma in Italia le coltivazioni Ogm sono vietate. “E’ una situazione di stupefacente illegalità che va sanata al più presto – dice Mario Capanna, presidente della fondazione dei Diritti genetici all’Espressso -. Per questo abbiamo chiesto ai ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e alla Regione Lazio di procedere allo smantellamento del campo. E, prima, di avviare rapidamente un programma di ricerca sull’impatto di quelle stesse piante transgeniche”.

Gli studi e le coltivazioni all’Università della Tuscia sarebbero iniziate infatti quando ancora non c’era troppa attenzione al problema della transgenia. “Nell’ormai ideologicamente lontano 1998 – si legge nell’articolo – prima che si scatenasse la furia anti-Ogm la facoltà agraria dell’università laziale ottenne dal ministero della Sanità l’autorizzazione per la coltivazione di piante transgeniche di pomodoro, fragola, kiwi, ciliegio e ulivo. Ma dieci anni dopo, nel 2009 i risultati non ci sono ancora e il professore a capo del progetto, Eddo Rugini, chiede di poter prolungare per altri cinque anni”.

Ed è qui che nasce la polemica. “Dal ministero dell’Ambiente – continua l’articolo firmato da Sasso -, che oggi decide le autorizzazioni, non arriva nessuna risposta. “La richiesta è documentata, e certifica il rispetto della sicurezza delle altre piante”, spiega Rugini, che è deciso a non buttare al vento quindici anni di lavoro e finanziamenti pubblici. E, in assenza di segni di vita dal ministero, continua a cercare risposte nei suoi campi Ogm”.

Ma, secondo quanto dichiarato da Capanna, il problema c’è. “Il pericolo – aggiunge l’articolo – secondo Capanna e i suoi è la dispersione del polline e, attraverso api e altri insetti, la contaminazione di altre coltivazioni, in particolare ciliegi e ulivi piantati a poche centinaia di metri”.

Ma Rugini si difende. “Non c’è nessun pericolo – dichiara all’Espresso – perché i ciliegi sono sterili e non producono polline, lo stesso discorso per i kiwi. Inoltre ogni anno togliamo i fiori di tutte le piante e li distruggiamo per evitare ogni contaminazione. Di più: un controllo del Cnr (consiglio nazionale delle ricerche) e del ministero dell’Agricoltura nei terreni della zona non ha riscontrato alcun segno di contaminazione con gli Ogm”.


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22 maggio, 2012

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