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Comune - Interviene il consigliere della Lega Federalista

Pinna: “Gettone di presenza, volerlo togliere è un’ipocrisia”

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Maurizio Pinna

Maurizio Pinna

Riceviamo e pubblichiamo – Abolizione del gettone per i consiglieri? Un gesto poco nobile.

E’ semplice per dei professionisti e per chi vive di alti redditi, anziché di un minimo di stipendio o di pensione, fare bella figura proponendo l’abolizione dei gettoni di presenza spettanti ai consiglieri comunali.

La politica, per chi la esercita con passione ma, soprattutto, senza interessi personali e ritorni economici di alcun genere, ha dei costi che da qualche parte devono trovare la copertura. Chi non gode degli aiuti dei partiti deve, a priori, rinunciare a portare avanti delle iniziative per mancanza di fondi e di spazi idonei, anche se la passione per la politica pura a volte porta a spendere anche i propri soldi pur di portare a compimento un proprio progetto politico.

In presenza di un impegno politico rispettoso dell’elettorato la partecipazione ai consigli, alle commissioni ed alla vita politica della città, ha un costo che, a secondo dei casi, può raggiungere qualche centinaio di euro al mese. Questo importo speso da chi fa politica tra la gente e non tra parenti e clienti vari, può essere in parte o completamente coperto dal gettone di presenza che ammonta a 39 euro netti a seduta.

Una miseria se si considera il tempo che molti consiglieri mettono a disposizione della comunità sottraendolo alla famiglia o ad altre situazioni sostenendo, con ciò, spese determinate da un maggiore impegno a 360 gradi in ambito sociale e territoriale.

Sono piccole cifre che sottratte agli stipendi di professionisti o di ben pagati pensionati, o comunque di ben ricompensati cittadini prestati alla politica, possono anche non cambiare il corso della loro vita, anzi, per alcuni apparire sui giornali e sentirsi importanti può valere anche la spesa di qualche centinaio di euro mensili, per altri può essere una efficace propaganda per la propria professione.

Per non parlare delle spese sostenute o nuovamente da sostenere in campagna elettorale quando non si è finanziati dai partiti politici, bensì soltanto dalle proprie risorse economiche sottratte ad altre necessità familiari.

Ma cosa accade quando un consigliere non può permettersi di distrarre dal reddito familiare alcuna cifra per condurre la propria attività politica richiesta dal proprio elettorato, e non solo?

Allora appare più serio, elegante e meno sospettoso di altre finalità, che il consigliere che sente in cuor suo di rubare il gettone di presenza o il compenso di assessore, vi rinunci individualmente o lo riversi come donazione nelle casse del Comune, magari con l’accortezza di non farlo sapere a nessuno. Questo sì che sarebbe un gesto nobile operato con lo stile di un vero signore.

Ma oltre a chi non si guadagna il gettone di presenza (ribadisco 39 euro netti) o all’assessore che non rende servizio alla comunità in maniera adeguata allo stipendio che percepisce, ci potrebbero essere dei casi in cui meritevoli e ligi amministratori godano di un reddito di tutto rispetto derivante dalla propria professione, grazie al quale possono permettersi il piacere di rinunciare a quel misero compenso di amministratori che, per chi vive nell’agiatezza economica, potrebbe apparire anche offensivo fino al punto di pensare: “Io pagato come una colf?” con rispetto per la colf citata a puro titolo d’esempio che a sua volta potrebbe non gradire di essere paragonata ad un politico.

Forse, però, i proponenti dell’abolizione di tali compensi comunali, nell’attuale contesto nazionale, sono stati attratti più semplicemente dal desiderio di fare bella figura con i cittadini, senza ricordare che dallo Stato assoluto si è passati allo Stato liberale ma ancora riservato ad una elite di cittadini – per rimanere in tema – provenienti dalle classi economicamente più elevate. Oggi, fortunatamente, viviamo in uno Stato democratico dove lo Stato elitario non è contemplato, è morto e sepolto.

Approvare l’abolizione di questo misero compenso utile a coprire a volte in parte, a volte tutte le spese connesse all’attività di Consigliere, potrebbe voler dire costringere qualcuno a rinunciare a svolgere attività politica a favore del territorio, sicuramente con gaudio da parte di chi vorrebbe non essere più disturbato da volti nuovi provenienti dalla plebaglia.

Detto ciò, laddove i cittadini prestati alla politica percepiscono 39 euro a consiglio comunale e a commissione, chi ritiene di poter fare a meno di quanto si sta proponendo di eliminare può comunque devolvere al Comune, sotto forma di obolo, i propri compensi mensili lasciando con rispetto, a chi non può permettersi tale generosità, di proseguire serenamente e seriamente nel proprio mandato senza cercare altro genere di compensi o altre forme di tornaconto, così come le cronache nazionali a volte ci mostrano attraverso casi di mala politica e corruzione.

Maurizio Pinna
Consigliere comunale Lega Federalista


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30 maggio, 2012

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