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Viterbo - La lettera dei consiglieri comunali del Pd Alvaro Ricci e Luisa Ciambella

Museo civico tra escrementi e degrado

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Riceviamo e pubblichiamo – “La cultura a Viterbo non è mai morta”. E’ una secca dichiarazione del sindaco, resa agli organi di stampa, dopo il “funerale della cultura” che alcune associazioni e semplici cittadini hanno inscenato un mese e mezzo fa.

Per capire meglio la situazione della cultura a Viterbo abbiamo iniziato una serie di sopralluoghi nei luoghi dove più si caratterizzano, o meglio dovrebbero caratterizzarsi, le basi del “progetto culturale per la Città” che l’amministrazione ha, se lo ha, a partire da una delle perle del nostro patrimonio culturale: il Museo Civico.

Quindi dopo aver denunciato le incredibili lungaggini per l’inizio dei lavori di ristrutturazione del Teatro dell’Unione, il sopralluogo alla torre della “Bella Galiana”, quello alla necropoli di Norchia , siamo arrivati al Museo Civico.

Entrati in visita privata, qualche giorno fa, abbiamo avuto la fortuna di essere completamente rapiti dal modo con cui il museo è “artisticamente addobbato” ( la documentazione fotografica allegata ne è testimonianza).

Questo abbiamo constatato e appreso.

Il chiostro, che racchiude la struttura, trasformato in luogo d’esposizione di sarcofagi etruschi, finemente decorati da escrementi di volatili, con il pavimento sporco ma di uno sporco molto ricercato ispirato all’abbandono.

Nella nostra visita in questo luogo abbandonato da Dio e dalla giunta Marini, ci imbattiamo addirittura in quello che poteva divenire un “inno alla vita”, un piccolo ovetto di volatile…., se solo non fosse rimasto lì a marcire.

Risulterebbe che, oltre alla collezione privata di Rossi Danieli, che volle irremovibilmente donare proprio alla Città di Viterbo e alla pinacoteca, dove troviamo capolavori di di valore inestimabile, a cominciare proprio dalle due opere del Sebastiano del Piombo, come la “Pietà” e la “Flagellazione” , vi sia tutta una cospicua parte di reperti “ammucchiati” o forse artisticamente o culturalmente accatastati, in una stanza al piano superiore dello stesso museo, a mo’ di discarica. Reperti, ci dicono, di assoluto interesse e che ogni giorno che passa, se mal conservati, sono destinati ad un inesorabile e irreversibile degrado.

La causa di tutto questo?

Si dice sia dovuta alla vicenda del crollo del museo e al fatto che a tutt’oggi la struttura non sarebbe sicura, forse perché dopo aver speso centinaia di migliaia di euro in interventi di consolidamento, si siano accorti solo ora, che questi non sono stati risolutivi e/o peggio ancora inadeguati alle definitiva messa insicurezza.

Appena riusciamo a riprenderci dall’impatto, abbiamo riflettuto su come tutto questo possa essere accaduto proprio a Viterbo, nella nostra città che ricordiamo essere un capoluogo di provincia nonché uno dei centri di maggiore interesse ed importanza dell’Etruria.

Non è certo sufficiente sciorinare la solita liturgia: non ci sono risorse, non è colpa nostra e a tutto il repertorio ormai usurato del Marini pensiero.

E’ una questione di priorità.

Per la giunta Marini, ad esempio, è una priorità spendere oltre due milioni di euro per acquistare un immobile per trasferire alcuni uffici comunali nella periferia. Per noi la priorità è quella di investire sul recupero di immobili di proprietà comunale in stato di abbandono (ex Tribunale, complesso di Via San Pietro, Cine – teatro genio, lo stesso Museo, solo per fare qualche esempio), valorizzando così il centro storico.

Cosa fa di concreto l’amministrazione comunale per rendere fruibile questo patrimonio non solo ai viterbesi ma ai turisti del mondo? In che modo intende giustificare questa inerzia, questa trascuratezza? Quali sono le reali intenzioni del comune circa lo stabile che ospita il Museo civico?

Abbiamo sentito parlare della possibilità di trasferimenti, totali parziali, veri , presunti o ventilati.

Di certo c’è che esiste una realtà di straordinaria importanza, costituita dal recupero dell’ex mattatoio alla valle di Faul, dove la Fondazione Carivit ha scommesso molto, soprattutto in termini di risorse ma non sappiamo ancora bene con quale obiettivo progettuale finale. Un recupero, quello, di indiscussa bellezza e che speriamo non resti cattedrale nel deserto.

Sarebbe auspicabile che, se si dovesse rendere necessario trasferire parte dello straordinario patrimonio conservato al Museo Civico, si possano trovare gli spazi proprio all’interno di detta importante struttura, ovviamente collocando i reperti e le opere d’arte secondo criteri rigorosamente scientifici.

Con la preziosa e fondamentale collaborazione di esperti del settore saremo presto in grado di presentare la nostra proposta nel dettaglio sia per la collocazione nell’ex Mattatoio che per la valorizzazione dell’attuale Museo Civico.

Certo prima dovremo capire se l’ipotesi di trasferire parte delle opere d’arte, causa la parziale inagibilità dell’attuale museo, sono dicerie e questioni serie.

Speriamo di avere risposte

Alvaro Ricci
Luisa Ciambella
Consiglieri comunali del Pd


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13 giugno, 2012

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