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Viterbo - Il direttivo della camera penale chiede una legge per garantire una carcerazione conforme a legalità dopo i recenti episodi

“Mammagialla, basta perdere tempo”

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Il carcere di Viterbo a Mammagialla

Riceviamo e pubblichiamo – Ancora due gravi episodio che segnalano, se mai ve ne fosse bisogno, la delicata e insostenibile situazione che si vive nel carcere di Mammagialla.

Dopo la denuncia dei giorni scorsi delle condizioni in cui opera nel carcere la polizia penitenziaria, arriva la notizia di un tentativo di suicidio di un detenuto.

In Italia vi sono all’incirca cinque suicidi ogni 100mila abitanti, ma la percentuale tra i reclusi è superiore del 19 per cento.

In galera si entra sani e si esce malati, morti, comunque peggiorati; la funzione costituzionale cui la pena è preposta è una finzione.

Abbiamo protestato, digiunato, scritto documenti, organizzato convegni, incontrato autorità, fatto proposte. Sappiamo tutto, quel che si dovrebbe fare, subito, e quel che bisogna cambiare, non ci sono alibi, non c’è più niente da studiare.

Abbiamo scritto e chiesto di far presto, ma ora non c’è più tempo, non c’è tempo da perdere.

Bisogna immediatamente agire, anche con decretazione di urgenza, riformando l’istituto della custodia cautelare, la cui applicazione in Italia è superiore del doppio alla media dei paesi del Consiglio d’Europa; i presupposti di cui all’art. 77 comma II Cost. non possono essere evocati solo per provvedimenti di natura economica, spesse volte “giustificati” da supposte sollecitazioni sovranazionali.

Bisogna pretendere una legge per garantire una carcerazione conforme a legalità, prevedendo meccanismi che consentano di accogliere un numero di detenuti pari a quelli previsti per ciascun istituto, con liste di attesa disegnate per le varie tipologie di reati; si può fare, si deve costruire finalmente un nuovo sistema sanzionatorio, più efficace e realmente rispondente alle esigenze di rieducazione e prevenzione, realmente riparativo e proporzionato.

E’ indispensabile che i magistrati di sorveglianza possano effettivamente assolvere (anche attraverso incrementi di organico) ai compiti che l’ordinamento gli assegna, vigilando sull’esecuzione della pena in conformità alla legge e ai regolamenti, ma è necessario che tutti i giudici che al carcere inviano conoscano i luoghi della detenzione.

Bisogna garantire il diritto alla salute in carcere, e favorire l’inclusione sociale.

Se il carcere è sovraffollato e gli agenti sono pochi allora l’attività intramuraria di rieducazione è inesistente perché si pensa a gestire l’emergenza.

Ognuno faccia la sua parte; la politica, il Dap, la magistratura, l’avvocatura, sono tenuti a far rispettare la legge.

La camera penale di Viterbo si impegna a perseguire gli obiettivi indicati, e a denunciare in ogni sede lo stato di illegalità permanente in cui si trovano i detenuti italiani, il 42 per cento dei quali è presunto innocente.

Fabrizio Ballarini
Stefania Sensini
Marco Valerio Mazzatosta
Francesca Laureti
Mirko Bandiera
Direttivo della camera penale di Viterbo

Stefania Sensini
Vicepresidente della camera penale


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2 luglio, 2012

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