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Politica - Intervista a Giuseppe Fioroni (Pd) in vista delle elezioni del 2013

Il centrodestra ha fallito su tutto il fronte

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Giuseppe Fioroni

– “Dopo venti anni il progetto di sviluppo del centrodestra per Viterbo è fallito. E’ tempo di pensarne uno nuovo, con gente nuova”. Giuseppe Fioroni, esponente di spicco del Pd e responsabile welfare, guarda oltre e immagina uno sviluppo diverso per la città e la Tuscia.

“Dopo venti anni – spiega Fioroni – dobbiamo domandarci quante delle cose programmate sono state realizzate e quante archiviate e realisticamente prendere atto che sono più quelle abbandonate, rispetto alle altre”.

Ovvero?
“In questi anni – spiega Fioroni – il centrodestra ha perseguito un modello basato su uno splendido isolamento. Per Viterbo non passa l’autostrada, la linea ferroviaria principale è a Orte, la trasversale è ferma.

Abbiamo visto com’è andata anche con Tusciaexpò, Antiquaria, il termalismo, l’ipotesi di valorizzare l’agricoltura, non solo come produzione, ma anche trasformazione e quindi l’ipotesi il progetto del centro agroalimentare. Al contempo c’è stata la crescita dell’università”.

A conti fatti, idee tante, risultati pochi negli ultimi venti anni, in cui ha governato il centrodestra, da Meroi a Marini. “Quindi, partendo da questo isolamento del territorio occorre elaborare un nuovo progetto di sviluppo. Un vero progetto di sviluppo”.

Il riassetto delle province può essere l’occasione buona?
“Un’area da Rieti a Civitavecchia ci pone come terra di mezzo. Tra i due mari. Purché s’impedisca che il porto di Civitavecchia sia solo letto in una visione localistica o banalmente come accesso al mare di Roma. Sarebbe un grave errore.

Il retroporto è tutto dentro la provincia di Viterbo, porta d’elezione per il passaggio delle merci. Vedrei bene una provincia con un’area vasta che riequilibri quella di Roma. Questo è uno snodo strategico per lo sviluppo”.

Le unioni tra province sono tutte da scrivere.
“Che Civitavecchia ci sia o no – incalza Fioroni – quello che conta, ripeto, è che il porto non sia letto come una vicenda locale o di pertinenza solo romana”.

Tra Viterbo e Civitavecchia, in mezzo c’è una crisi che sta deprimendo una situazione già difficile. “Per questo sono necessari grandi cambiamenti, proprio per uscire dalla crisi, a Viterbo come nel resto del paese. S’impongono. Anzi, diventano una straordinaria opportunità di sviluppo e crescita”.

Qualche esempio?
“Dobbiamo avere il coraggio di dire che la Trasversale va completata. Nel decreto Salva Italia ci sono incentivi per opere realizzate attraverso project financing. Una fatto che va preso in considerazione. Per la parte mancante della Trasversale, occorre, poi, un tracciato compatibile con l’ambiente, ma che abbia costi giusti.

Il collegamento tra due mari è fondamentale, altrimenti l’interporto di Orte diventa un mega parcheggio”.

A proposito di sviluppo, dell’aeroporto a Viterbo se ne deve parlare al futuro o al passato?
“Lo scalo nella Tuscia – ricorda Fioroni – è stato posto in sofferenza da inerzie burocratiche delle amministrazioni locali. Ma in questo momento, facendo sistema guardando verso il litorale, con il porto ci possiamo aprire non solo al Mediterraneo, ma anche verso l’Asia”.

Immaginando, o forse ormai sognando ancora lo scalo, sarebbe sempre a Viterbo?
“Questa è una valutazione che devono fare i tecnici”.

Viterbo città termale, nei fatti o solo a parole?
“Rimango esterrefatto quando penso che per le terme ex Inps esiste da anni una legge che ne dà disponibilità al comune. Altri sono riusciti a realizzare stabilimenti, noi no. Questo mi dispiace profondamente”.

Le elezioni comunali non sono poi così lontane, sarà l’occasione per vedere segnali di cambiamento?
“Mi auguro – dice ancora Fioroni – che la tornata elettorale a Viterbo sia l’occasione per confrontarsi su come far crescere la città, oltre le proprie mura.

Negli anni Novanta è stato inventato un modello. Va superato. Occorre generarne uno nuovo. Uscire dall’isolamento attraverso un confronto serio. Serve una nuova classe dirigente. Il mio non è un giudizio di merito, ma non si può camuffare per nuovo il vecchio. Serve coraggio per investire su nuovi gruppi dirigenti”.

Nel Pd lei ha parlato di fare un passo indietro.
“Chi ha avuto tanto, e parlo anche per me, deve fare un passo indietro. Anche se credo di poter rimanere al servizio della mia città per quello che posso fare. Quando ero al governo, avevo portato l’aeroporto a Viterbo ma tutto è stato vanificato. Per esser chiaro: non vedo un mio impegno in prima persona, ma al servizio di un progetto d sviluppo concreto. Ci sono stagioni diverse nella vita”.

Qualcuno fa un passo indietro, ma chi nel Pd può fare un passo avanti? L’idea è che non si sia molto lavorato negli anni per far crescere nuove figure.
“No. Il partito è ricco d’esperienze, soggetti che ci mettono passione. Penso, ad esempio, all’impegno di Alvaro Ricci e al ruolo che sta svolgendo in comune e alla capacità di fare opposizione. Persone capaci ci sono”.

Tra queste, anche qualcuna candidabile a sindaco?
“Il Pd deve avere a cuore un progetto, aprirsi al nuovo e poi scegliere il candidato giusto”.

Ormai non è più un segreto che tra i papabili ci sia l’assessore provinciale Udc Gianmaria Santucci…
“Il modo peggiore per dare una mano, è quello di partecipare al toto sindaco. La seconda repubblica è finita e abbiamo capito che il leaderismo, affidarsi a una persona per risolvere ogni problema, non risolve nulla.

Tutto va fatto al momento giusto. Ci deve essere un progetto, quindi bisogna capire chi è disponibile a condividerlo e infine scegliere la persona migliore”.

Il Partito democratico di Viterbo ha visto uscire iscritti, altri hanno abbandonato incarichi, segnali di un malessere che sta emergendo?
“Per il Pd si aprono stagioni nuove. La scommessa è affrontare la crisi con elementi d’innovazione. Con idee nuove. Quando rischi investendo sul futuro, qualcosa perdi, ma trovi molto. Lo dico con tutto il rispetto per chi ha deciso di andarsene, ovviamente”.

Quali sono i suoi rapporti con Ugo Sposetti e Giuseppe Parroncini?
“Facciamo parte dello stesso partito. Ciascuno nei propri ruoli fa bene il suo lavoro. Di Parroncini noto il suo grande interesse su Viterbo”.

Come giudica il segretario provinciale del Pd, Andrea Egidi?
“Credo ci sia bisogno di un recupero di unità sostanziale e non solo di facciata nel Pd. E’ poi necessario rilanciare l’attività del partito, puntando sui progetti per il territorio. E credo che ci sia la classe dirigente per farlo”.

In questi giorni Tusciaweb sta proponendo un “gioco politico” in cui si dà la possibilità ai lettori di scegliere una coalizione in grado di guidare Viterbo. In testa c’è il Movimento 5 stelle e poi una lista di tecnici ed esperti a pari merito col centrosinistra.
Sono solito non commentare le rilevazioni e i sondaggi. Il problema sta nel fatto che le persone non votano a favore di qualcuno, ma contro quello che al momento non va”.

Un accordo con l’Udc a livello nazionale e alle prossime amministrative del capoluogo è possibile? E’ auspicabile?
“Io un’intesa la vedo tra riformisti e moderati riflessivi, a livello locale e nazionale. Ho grande affetto per Casini, ma non si può fare una riforma elettorale dove da una parte scegli il deputato, ma dall’altra togli la possibilità di sapere quale coalizione governerà e chi sarà il presidente del consiglio. La politica italiana attraversa un momento di grande debolezza, non se ne esce con la furbizia, ma con uno scatto di intelligenza. Con la massima chiarezza intellettuale”.

Il suo no a Idv e Radicali da cosa nasce?
“Nell’Italia dei Valori, Di Pietro ci ha spiegato, con toni e atteggiamenti e il rinnovato confronto con Grillo, di essere fuori da un’eventuale alleanza. I toni di Di Pietro non sono compatibili con un alleanza. Per quanto riguarda i Radicali, atteggiamenti su temi delicati in parlamento hanno causato dissensi e problemi con il Pd.

Io non dico no ai Radicali, ma noi dobbiamo dare vita a un’area riformista forte, credibile e coerente. Avendo la certezza che lo diciamo e lo facciamo. Non dobbiamo solo vincere le elezioni ma anche essere in grado di governare. Questo è il problema vero”.


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16 agosto, 2012

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