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Salute - La senatrice Allegrini interviene a seguito della lettera aperta ai sindaci di Giaccone e di Piras

Gioco d’azzardo, servono norme più dure

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La senatrice Laura Allegrini

La senatrice Laura Allegrini

Una slot machine

Una slot machine

Riceviamo e pubblichiamo – Ho molto apprezzato l’accorato intervento della dottoressa Giaccone della Asl di Viterbo e del sociologo Piras in materia di gioco compulsivo.

Com’è noto ho elaborato e presentato in qualità di relatrice per la commissione Giustizia, alle commissioni unificate Giustizia e Finanze del senato, un testo unificato complesso che dovrebbe regolamentare il problema in ogni suo aspetto: il riconoscimento di ciò che viene volgarmente detta ludopatia (l’Organizzazione mondiale della sanità ci corregge in gioco compulsivo) e quindi l’obbligo di stanziamento di risorse in quanto malattia, le modifiche alle norme antimafia, la verifica sulla esterovestizione delle società concessionarie, la modifica del prelievo e della tassazione, la regolamentazione della pubblicità e tanto altro.

E’ corretto l’appello ai sindaci ma credo che essi debbano essere protetti da una riforma organica del settore di carattere nazionale, che prenda in esame ogni aspetto. Ricordo che il regolamento, ad esempio, varato dal comune di Verbania, per gli orari di funzionamento degli apparecchi automatici di gioco, altrimenti operativi dalle 8 del mattino fino alle 4 del giorno successivo, è stato annullato dal Tar del Piemonte con condanna degli amministratori anche a pagare un risarcimento ai gestori delle sale da gioco per i mancati introiti dovuti alle limitazioni di orario introdotte.

E’, infatti, grave che da tutto il complesso sistema della gestione, dell’offerta e della promozione del gioco, rimanga escluso il sistema dei poteri locali e regionali. Le Regioni non hanno, infatti, alcun potere di indirizzo, né regolativo, né ispettivo, pur subendo la ricaduta di gran parte degli effetti deteriori del gioco.

I comuni e le province, che pure sono chiamati a adottare piani per il commercio, per l’artigianato, per l’industria e per i servizi, non hanno alcuna potestà amministrativa, pur dovendo farsi carico di gestire i complessi effetti negativi di questo complesso insediamento.

I comuni, e gli amministratori più avveduti e coraggiosi, interpretando al meglio la propria funzione di garanti di sicurezza sociale integrata (come previsto dalla legge quadro sulla sicurezza sociale L. 328/2000) sono stati, viceversa, bloccati e condannati.

Cosa dobbiamo fare per evitare tutto ciò?

Norme per tutela dei minori con la sanzione della revoca immediata della licenza in caso di violazione del divieto di gioco.

Norme sul riconoscimento della sofferenza clinica da gioco d’azzardo patologico (WHO – F 63. 0 Phatological gambling).

Norme per il divieto assoluto e l’inibizione integrale della pubblicità ingannevole del gioco d’azzardo in tutte le forme, con pesanti sanzioni pecuniarie.

Norme che autorizzino i comuni a adottare regolamenti amministrativi sulla localizzazione e gli orari dei locali nei quali si offre gioco d’azzardo.

Norme per la destinazione dell’1% dei proventi del fatturato del gioco d’azzardo al risarcimento dei danni, direttamente o indirettamente indotti e provocati dall’espansione del fenomeno e dall’aumento delle situazioni di dipendenza.

Norme per l’applicazione delle norme antimafia sui concessionari del gioco, nello spirito e nella lettera di quanto già proposto nel decreto sulla semplificazione fiscale.

Il decreto recentemente emanato dal g overno sana solo in parte queste emergenze.

Alcuni dati di questa drammatica situazione:

L’industria del gioco è diventata la terza, a livello nazionale, con la presenza di 5.800 imprese;

La distribuzione delle attività di gioco vede al primo posto Napoli (553 attività di gioco), seguita da Roma (433), da Milano (298) e da Bari (254). Alla Lombardia il primato della raccolta delle scommesse con 299, 6 milioni di euro.

Il mercato delle slot machines vale 50 miliardi.

Sono operanti in Italia più di 400mila slot machines, comprese le new slot e 40.000 video lottery.

Solo nel 2011 gli italiani hanno speso circa 900 euro a testa per le slot machines.

Il fatturato del mercato illegale del gioco non è quantificabile ma non si può escludere che sia pari a quello legale.

Le abitazioni private sono diventate terminali di sistemi informatici di azzardo online (casinò, poker, scommesse e versioni hi-tech delle forme tradizionali di gioco come il bingo, il lotto, il Gratta e vinci etc.).

Molto altro si potrebbe dire, ma basterebbe che i cittadini leggessero sul sito del senato e della camera la corposa relazione della commissione Antimafia dopo l’indagine sul tema per comprendere ogni risvolto del complesso fenomeno sociale.

Laura Allegrini


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7 settembre, 2012

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