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Rapina e sequestro a Grotte Santo Stefano - Parla il proprietario dell'agriturismo, Gino Damiani ex assessore, picchiato e derubato nel cuore della notte, mentre dormiva con la moglie e il figlio

Legati, imbavagliati e colpiti con chiavi inglesi

di Stefania Moretti
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L'agriturismo in cui è avvenuta la rapina; nel riquadro, Gino Damiani, proprietario ed ex assessore comunale

L'agriturismo in cui è avvenuta la rapina; nel riquadro, Gino Damiani, proprietario ed ex assessore comunale

Sorpresi nel cuore della notte. Indifesi. Legati e imbavagliati senza avere neanche il tempo di pensare.

Gino Damiani, 55enne, ex assessore comunale e proprietario di un agriturismo a Grotte Santo Stefano, fatica a realizzare di essere stato rapinato giovedì notte, mentre dormiva in casa con moglie e figlio. “E’ stato un incubo. Uno shock”, dice con le parole che, quasi, si impastano.

“E’ durato tutto mezz’ora, forse anche di più. Ma mi è sembrato un flash”, spiega, ricostruendo la terribile sequenza di azioni dei malviventi, in quella notte da dimenticare.

“Sono entrati da una porta finestra. Ci hanno puntato addosso un faro. “Questa è una rapina”, hanno detto, “Non fate scherzi, sennò finisce male”. Io e mia moglie ci siamo trovati davanti tre persone completamente coperte. Indossavano guanti e passamontagna ed erano armati di due pistole con le quali hanno sparato un paio di colpi in aria. Avevano anche oggetti contundenti. Forse due chiavi inglesi”.

E’ con quelle che hanno colpito il figlio di Damiani, un ragazzo di appena vent’anni. Lui, invece, è stato preso a pugni e minacciato con la pistola. “Ci chiedevano dov’era la cassaforte. Volevano i soldi. Io mi sono scagliato contro di loro. Subito dopo è intervenuto mio figlio, svegliato dai rumori. E’ venuto ad aiutarmi, ma loro erano armati e in tre. Non abbiamo potuto fare molto. Ci hanno imbavagliato e legato mani e piedi“.

Solo la moglie Luisella è stata lasciata libera. E’ l’unica sulla quale i rapinatori non hanno alzato le mani. “Se l’avessero fatto non so come sarebbe andata a finire. La nostra reazione sarebbe stata di gran lunga peggiore. Con lei sono stati gentili, se così si può dire. Le hanno detto di controllare il cane, mentre loro cercavano denaro in casa”.

Hanno trovato poco o nulla. Contanti e qualche gioiello, arraffati di corsa prima di dire ai padroni di casa che sarebbero andati a cercare in garage. Invece sono scappati, lasciando padre e figlio ancora legati. “L’importante è che stiamo tutti bene. Solo mio figlio è stato refertato al pronto soccorso. Lo hanno colpito con un pugno allo zigomo e ha un taglio di quattro centimetri dietro la nuca. Non so cosa mi sono sentito dentro, quando l’ho visto sanguinare… Ho pensato solo dopo al rischio che abbiamo corso. La cosa peggiore è che ci siamo ritrovati carcerati nella nostra casa. Privati della libertà. Anche adesso non mi sento libero, perché non mi sento sicuro. La libertà è sancita dalla Costituzione. Eppure chiunque può piombarti in casa e ucciderti”.

Un problema, quello della sicurezza, che nelle frazioni si avverte ancora di più. Non a caso, proprio in una frazione, a Bagnaia, è avvenuta la più cruenta rapina degli ultimi tempi: quella ad Ausonio Zappa, ucciso a 82 anni dopo un raid notturno nella sua villa, a marzo.

“Conosco persone che dormono con le pistole sotto il cuscino e vorrebbero fare le ronde – dichiara Damiani -. E’ un’idea che non condivido. Io sono una persona pacifica. Anche contro i miei rapinatori ho agito solo per difesa. Scendere in strada armati, con la possibilità di trasformarsi in criminali, non è la soluzione. Io cercherei, piuttosto, di potenziare il controllo del territorio. Con me, i carabinieri sono stati squisiti e li ringrazio. Ma c’è anche da dire che gli abitanti delle frazioni non possono aspettare che le forze dell’ordine arrivino da Viterbo. A Grotte c’è una caserma, ma in alcune ore del giorno i carabinieri devono aspettare il nucleo radiomobile e si perdono minuti preziosi. Non deve accadere. La tempestività è tutto. Specie nelle emergenze”.

Da giovedì notte, comunque, la vita di Damiani e della sua famiglia è cambiata. “Fino a una settimana fa dormivamo con le finestre aperte, adesso non so se lo faremo più. Queste sono esperienze che ti segnano. Hai paura anche dei tuoi passi. Non mi sento più libero come una persona normale. Devo ringraziare per com’è andata. Tutto sommato sto bene. Tra una settimana anche le mie ferite si saranno rimarginate. Ma per dimenticare ci vorrà più tempo. Molto di più”.

Stefania Moretti


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17 settembre, 2012

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