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Scandali in regione - Sposetti (Pd) fa l'elenco dei cattivi, decide cosa devono fare e annuncia che il candidato sindaco dovrà essere un rampollo "della borghesia illuminata viterbese"

Marini si dimetta, Parroncini non si ricandidi

di Giuseppe Ferlicca

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Ugo Sposetti

– Giulio Marini, se veramente vuole bene alla sua città ha una sola strada davanti: si deve dimettere. Bisogna salvare le istituzioni e dividerle dai percorsi personali.

Ugo Sposetti (Pd) convoca la stampa di domenica mattina all’ora della messa e recita la sua predica rivolta al figlio prodigo Giulio, con una variante rispetto all’originale: se ne deve andare e non tornare, o soprattutto rimanere.

“Marini – spiega Sposetti – se vuole bene alla città, deve lasciare. Quanto avvenuto, non si tratta più di una cosa “casareccia”. Le ultime vicende giudiziarie stanno dando nel resto del Paese una pessima immagine di Viterbo”.

Riferimento all’inchiesta sul Vinitaly in cui il sindaco ha ricevuto un avviso di garanzia, arrivata dopo lo scandalo in Regione. “Tutti i singoli coinvolti devono fare un passo indietro. Non muore nessuno se dopo un’esperienza politica in comune, regione o parlamento, si torna a fare il proprio lavoro”.

Il cellulare di Sposetti in questi giorni è rovente. “Sono preoccupato e avvilito – continua il parlamentare Pd – ricevo chiamate perché sanno che è la mia città e questa non è più un’indagine domestica come poteva essere il Cev o le mense.

Quanto emerso parte da Viterbo, una battaglia politica dal 2010, un intreccio di flusso di denaro verso il territorio, comuni, associazioni, enti e manifestazioni senza controlli. Per ottenere consenso”.

Marini domani dovrebbe varare la nuova giunta. “Quella a dieci è ancora in carica, ma cosa farà? Ha metà consiglieri inquisiti, chi nominerà? Il sindaco sta dentro questa vicenda come leader del Pdl, non è uno di passaggio.

Il presidente dell’interporto (Fiaschetti, imprenditore che sarebbe stato favorito nella realizzazione per gli stand al Vinitaly), deve rimettere il mandato all’istituzione che lo ha nominato. E’ una cosa normale.

L’assessora regionale si è dimessa e torna alla sua professione. Bene. I consiglieri di tutti i gruppi devono dire ai loro elettori che hanno tradito il mandato ricevuto, chiedere scusa e dire chiaramente che non si ricandideranno (ndr, come dire non solo Battistoni e Gigli, ma anche Giuseppe Parroncini del Pd)”.

La generazione di Sposetti è quella che ha creduto, come decentralizzando verso gli enti locali i costi, ci sarebbe stato maggior controllo. I fatti del Lazio e non solo dimostrano il contrario. E quando qualcuno ha provato a mettere in evidenza le spese eccessive in Regione è stato messo a tacere. Ci provò con scarso successo anche Alvaro Ricci, vice capogruppo Pd. La frittata ormai è fatta.

“Probabilmente – continua Sposetti – questa maggioranza arriverà fino a marzo 2013, ma sappiano che faranno un danno alla città”. Cui il Pd cercherà di porre rimedio.

“Le ultime vicende in provincia – osserva Ugo Sposetti – una lettera aperta che mi è arrivata da Rodolfo Gigli, mi fanno capire che si può costruire un percorso insieme. Entro Natale si chiuda la fase preparatoria che ci dovrà portare a un accordo da subito, al primo turno, con tutto il centrosinistra”.

Manca solo il candidato sindaco. “Bisogna individuare una persona che faccia parte della borghesia illuminata viterbese. Presentare i soliti vecchi non serve a vincere, io l’ho visto su di me direttamente”.

Sposetti però pigia lo stesso tasto: “Da Viterbo è partito un messaggio negativo, ora deve arrivarne uno positivo, al Paese.

Quelli coinvolti facciano un passo indietro. Da qui la diatriba è partita. Leggo ancora di dossier portati alla Procura dall’ex capogruppo Pdl in Regione. Questa non è politica, in procura un politico non ci dovrebbe andare mai”. Vuole cambiare, ma non sarà facile. “

Su tutta questa vicenda Viterbo non ha parlato nessuno, un’organizzazione sociale, qualche intellettuale, nessuno ha detto nulla”. O la città dorme o forse è stanca.

Giuseppe Ferlicca


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30 settembre, 2012

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