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Politica - Partito democratico - L'uragano Matteo Renzi arriva a Viterbo e fa il pieno nonostante il maltempo e l'orario

Fioroni e Sposetti? Da rottamare naturalmente…

di Giuseppe Ferlicca
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Matteo Renzi a Viterbo

Matteo Renzi a Viterbo

Matteo Renzi con i coordinatori dei comitati viterbesi

Matteo Renzi con i coordinatori dei comitati viterbesi

Matteo Renzi a Viterbo

Matteo Renzi a Viterbo

Il pubblico presente in sala

Il pubblico presente in sala

Matteo Renzi con i viterbesi

Matteo Renzi con i viterbesi

Matteo Renzi
Il camper di Matteo Renzi

Il camper di Matteo Renzi

L'interno del camper di Renzi

L'interno del camper di Renzi

– Matteo Renzi arriva a Viterbo e rottama subito Giuseppe Fioroni e Ugo Sposetti. “Tutti quelli che sono stati in Parlamento quindici anni – dice Renzi – sono da cambiare, non c’è dubbio. Da quanti anni loro sono lì?” (fotocronaca * video).

La risposta è scontata, come scontato sarebbe limitare l’appuntamento di ieri sera alle Terme Salus alla fama che lo precede. Oltre il rottamatore c’è di più. Qualcosa di diverso rispetto al desolante panorama politico italiano. Intanto per come si presenta.

Non è ancora entrato in sala e già si scusa per i dieci minuti di ritardo. E lo farà più volte davanti al pubblico. Non è da tutti. A questi incontri se non tardi almeno mezz’ora non sei nessuno e tantomeno ti scusi.

In sala ad attenderlo oltre seicento persone. Altra novità. Convegni politici affollati se ne vedono, ma qui è diverso. Facce conosciute se ne vedono poche, è gente arrivata senza invito o sollecitazioni.

Qualcuno che non sia Grillo riesce ancora a far avvicinare la gente alla politica. Tra loro molti curiosi, il rottamatore fa notizia, chissà in quanti lo voteranno alle primarie, tuttavia di domenica sera, in un orario impossibile con un tempo da lupi e in una città dove è difficile far spostare la gente, è un altro segnale.

Lo stesso Renzi se n’è accorto e lo dice quando viene sollecitato a dire la sua su chi dentro il Pd lo denigra. “Credo che non ci sia niente da dire contro gli altri. La sala piena di Viterbo è la migliore risposta per chi crede nella bellezza della politica e delle primarie. Agli insulti e alle denigrazioni rispondiamo con le idee e progetti e alle polemiche con un sorriso”.

Certo, a tutto c’è un limite. Non è tipo da porgere l’altra guancia. “Il mio programma sta sul mio sito, quando trovate quello di Bersani provate a vedere le differenze”. E ancora: “D’Alema dice che se vinco finisce il centrosinistra. Io dico che se vinciamo noi il centrosinistra non finisce, al massimo finisce la carriera parlamentare di D’Alema”.

Renzi lo presenta il consigliere comunale Francesco Serra che con Sandro Mancinelli è il promotore a Viterbo del comitato. Tra la folla diversi politici, poco importa se qualcuno è in odor di rottamazione. Si vede il segretario Pd Egidi, l’ex presidente della provincia Alessandro Mazzoli e l’ex assessore Di Meo, ma ci sono pure, direttamente dal centrodestra Bernardino Porciani e poi Giovanni Bartoletti, qualche sindaco Pd, Enrico Panunzi, Sergio Insogna e pure qualcuno dell’Udc, come il consigliere Felice Casini. Non mancano docenti universitari e imprenditori.

Renzi parla del ponte sullo stretto di Messina e qualcuno dalla sala gli ricorda che a Viterbo abbiamo l’aeroporto. “Sono preparato – replica Renzi – so che qui ci sono infrastrutture fondamentali che viaggiano alla velocità di un chilometro l’anno. La velocità di un bradipo”. Nel Lazio, dove: “Quanto avvenuto fa venire la pelle d’oca, alimentando il fiume dell’antipolitica” Renzi viene a dire che: “Noi siamo quelli che sostengono come la politica sia una cosa bella, ma occorre cambiare. Dopo quindici anni in Parlamento quello che dovevi fare l’hai fatto. Se vinciamo cambieremo le facce”.

Non un’operazione di facciata, dietro c’è un’idea d’Italia. “Togliere i vitalizi ai consiglieri regionali – continua Renzi – lo diciamo da due anni, non dopo il caso Fiorito. I parlamentari vanno dimezzati. Vogliamo l’abolizione del finanziamento ai partiti.

Noi la campagna elettorale per le primarie ce la paghiamo, c’è tanta gente che ci sostiene”. Quasi un miracolo. Con l’aria che tira, ci sono persone disposte a finanziare un’idea politica. Sono il carburante che fa camminare i camper di Renzi.

“Ci accusano d’alimentare l’antipolitica, noi invece questo sentimento lo vogliamo rompere. Ci sono battaglie che dovrebbe fare il Pd, non Grillo”.

Il suo intervento è ben costruito. Si vede che dietro c’è uno staff che lavora. Spiega le sue idee e si fa aiutare con slide, spezzoni di filmati, dall’autoironia con l’imitazione di Crozza all’intervento del presidente Usa Obama quando parla di volere un paese che sia come quello visto con gli occhi di una bambina di dieci anni, nata l’11 settembre 2001 e uccisa l’11 settembre 2011 in un attentato a una deputata democratica.

Un po’ ci si emoziona, un po’ si riflette, ma non manca lo spazio per qualche battuta, anche raccolta da provocazioni arrivate dal pubblico. Parla di lavoro e formazione, perché altrove non se ne parla. Sui giornali c’è spazio solo per le dichiarazioni dei politici. “Come per il debito pubblico. Spendiamo più per gli interessi che non per l’istruzione e mentre chi stava in Parlamento vedeva crescere il debito, i cittadini risparmiavano. Cittadini formiche, politici cicale.

E adesso queste persone, che sono parte del problema, vorrebbero offrirci la soluzione? Dovrebbero solo presentare le loro scuse”.

C’è la crisi, ma non è vero che i soldi non ci sono. “Diamo all’Europa più di quanto prendiamo – osserva Renzi – diamo cento e prendiamo 46 miliardi. Gli altri soldi? Recuperando venti miliardi di euro da investire nelle imprese, se ne liberano duecento”.

Poi promette una rivoluzione nel fisco. Adesso, come il suo slogan. “Troppa gente non paga, ogni anno si accertano dodici miliardi d’evasione. Negli Stati Uniti sono cinquanta milioni, con lo stesso personale che noi abbiamo sommando l’Agenzia delle entrate con la Finanza. Basterebbe incrociare le banche dati e si conoscerebbe tutto di tutti. Non serve la corsa allo scontrino”.

Poi lo spread della signora Maria. “Quando va a fare la spesa, guarda alla sua borsa e allo spread delle zucchine, con il costo raddoppiato. Se riuscissimo a dare a chi ha un reddito inferiore ai duemila euro uno sgravio fiscale di cento euro al mese, non diventa ricco, ma ci fa qualcosa in più, soldi che vanno subito sul mercato dei consumi”.

Poi racconta di suo figlio, ha undici anni e spera che vinca Bersani, per avere di più a casa suo padre.

“A parte che non vota nemmeno se cambiano le regole – ironizza Renzi – ma io faccio questo percorso perché lui tra qualche anno, quando pure lui dovrà fare una scelta, si ricorderà di suo padre che non ha avuto paura di scegliere.

Bisogna mettersi in gioco oppure si rimane in un angolino discutendo e lamentandosi.

Chi perde in Italia è bollato dal marchio dell’infamia, io invece penso che infame sia non provarci”.

Giuseppe Ferlicca


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1 ottobre, 2012

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