– Il rettore dell’Università della Tuscia, professor Marco Mancini, nella veste di presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane, ha scritto, mercoledi scorso, un appassionato quanto accorato articolo, pubblicato da l’Unità,sulle buie prospettive delle università italiane.
Il rettore, a ragione, parla di “distruzione dell’università pubblica”.
Sono anni, infatti, che si tagliano risorse con il risultato di avere meno “personale, docenti più anziani, meno studenti”.
Pesanti le riduzioni di risorse negli ultimi anni, effettuate dall’ex ministro Tremonti: dai 7 miliardi e 500 milioni del 2009 (a tanto ammontava il Fondo per le Università) si è passati a 7 miliardi del 2012 e per il prossimo anno è prevista un’ ulteriore diminuizione fino a 6,5 miliardi.
Il calo sul 2012 è del 6% e sul 2009 è del 13%.
“Una vera e propria catastrofe per il sistema universitario”, afferma il professor Mancini, già colpito duramente da altri precedenti tagli che vanno dalle borse di studio, ai fondi per la ricerca, all’acquisto di materiale e di attrezzature.
C’è un dato davvero impressionante che dimostra come l’università stia morendo: il 95% delle risorse disponibili va per il pagamento del personale; con il restante 5%, allora, si possono affrontare i servizi, le infrastrutture per la ricerca e per la didattica.
E non si dica che gli organici sono sopra dimensionati: i ricercatori, rapportati alla popolazione sono il 3,7 (media Ocse 7,6) e i docenti in soli quattro anni sono diminuiti del 10%. La situazione non è più sostenibile: le Università la loro parte di sacrifici l’hanno già sostenuta.
Ritiene il professor Mancini che siano allora necessari almeno 400 milioni di euro per “riallineare il finanziamento universitario del 2013 all’anno corrente”, ma nella commissione bilancio dove si sta esaminando la legge di stabilità del prossimo anno, nulla si è ottenuto, nonostante le promesse.
Gli atenei, dunque, si fermeranno e assieme agli atenei – è l’amara conclusione del rettore – si fermeranno sviluppo e capacità competitive del paese.
I tagli cosiddetti lineari determinano solo danni: occorre stabilire delle priorità, come ha magistralmente sottolineato il presidente Napolitano agli stati generali della cultura che si sono tenuti a Roma in questi giorni.
Vi è infatti qualcosa di assurdo: sono proprio dei tecnici, in buona parte professori universitari, a decretare la morte dell’università.
La politica, e parlo della buona politica, non può essere complice di un tale grave omicidio.
Viterbo è città universitaria: perché le forze politiche più attente, i sindacati, le diverse associazioni, gli studenti non trovano il modo di recepire il drammatico appello del rettore?
Parafrasando l’economista Jean-Paul Fitoussi vogliamo ammettere che c’è qualcosa profondamente sbagliata nel nostro paese?
Oreste Massolo
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