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Accorpamento Rieti-VIterbo - I presidenti Melilli e Meroi contro il decreto taglia province - Questa mattina l'incontro per discutere dei lavoratori

“Populismo a buon mercato”

di Giuseppe Ferlicca
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Il presidente della provincia di Rieti Melilli e quello di Viterbo Meroi

Il presidente della provincia di Rieti Melilli e quello di Viterbo Meroi

Il presidente della provincia di Rieti Melilli e quello di Viterbo Meroi
Il presidente della provincia di Rieti Fabio Melilli

Il presidente della provincia di Rieti Fabio Melilli

Il presidente della provincia di Rieti Melilli e quello di Viterbo Meroi

– Magari apparterranno a due opposti schieramenti politici, Pd uno Pdl (ma con molte riserve) l’altro, magari avranno idee diverse sulla fine che le province dovrebbero fare (possibilmente non brutta), ma su un punto i presidenti di Viterbo Marcello Meroi e di Rieti Fabio Melilli sono d’accordo: il decreto accorpa province è una schifezza che non servirà a far risparmiare soldi pubblici, semmai è solo populismo a buon mercato gettato in pasto all’antipolitica italiana imperante e destinato a creare problemi ai cittadini.

Concetti già enucleati ognuno per proprio conto dai rispettivi palazzi, poi con Meroi a Rieti e oggi è stata la volta di Melilli a Viterbo.

Perché il decreto farà pure pena, politicamente lo combatteranno in tutte le sedi, ma da amministratori va applicato e i due si sono visti per discutere di questioni non esattamente di poco conto: i rispettivi patrimoni immobiliari, partecipazioni e sopratutto il personale, con i rispettivi segretari generali e dirigenti.

“Ribadisco – precisa Meroi – quanto ammesso dallo stesso ministro Patroni Griffi, non avremo nessun vantaggio economico da questa manovra, non è quantificabile ora. Basti pensare soltanto a un aspetto:

il trasferimento eventuale delle competenze alle regioni, riguarderà pure i dipendenti, che a quel punto percepiranno uno stipendio più alto, come accade già oggi, visto che quelli in Regione di emolumenti sono più elevati”.

Qualcuno felice allora in fin dei conti ci sarà. “Con Melilli – spiega Meroi – abbiamo valutato in via prioritaria la situazione del personale. Partendo dai precari.

I nostri sono in scadenza al 31 dicembre, mentre quelli reatini un anno dopo. Stiamo studiando se esistono condizioni possibili, ma non per fare un’operazione sociale, piuttosto per mantenere un adeguato servizio ai cittadini”.

Impresa tutt’altro che semplice, perché prevedere un numero “x” di lavoratori significa conoscere cosa dovranno fare e le competenze delle future province a oggi sono un mistero.

Perché ci troviamo di fronte a un decreto pasticciato, di un ministro prestigiatore”. Chissà cosa uscirà fuori dal suo cilindro. “La provincia Rieti Viterbo – spiega Melilli – è tra le più complesse da attuare in Italia, siamo territori lontani uniti solo da un pezzo di fiume. Per il ruolo istituzionale che abbiamo, dobbiamo ottemperare alla norma”.

Con ampia libertà di critica, però. “E’ una situazione imbarazzante, non sappiamo cosa sarà la nuova provincia. Se tutte le deleghe passeranno a comuni e regioni, di fatto non esiteranno più. A che serve un ente chiamato solo a gestire qualche scuola e un po’ di strade? C’è poi un altro aspetto. Lo Stato dice alle regioni di farsi carico d’alcune competenze, ma le regioni sono autonome e in quanto tali decidono liberamente.

Sarà divertente quantificare il numero di dipendenti per un ente che non sa cosa dovrà fare, visto che il decreto con cui si stabiliscono i compiti non ha mai visto la luce”. Dal 31 dicembre, poi, le giunte dovrebbero cessare d’esistere, anche se si parla solo di una riduzione.

Voglio proprio vedere – continua Melilli – come si dovranno scegliere gli assessori che dovranno rimanere. Io l’ho già detto: farò un’estrazione a sorte”. A quest’ipotesi, invece, il collega Meroi proprio non ci vuole nemmeno pensare.

“Non siamo disponibili – precisa Meroi – a mercanteggiare sul numero. L’esecutivo deve rimanere, non ha senso farlo cessare anzitempo. Il Parlamento deve trovare una soluzione, ma non intermedia”.

Giunta non cancellata e nemmeno ridotta, quindi.

“Anche la questione degli assessori – precisa Meroi – è pura demagogia data in pasto all’antipolitica. La struttura deve avere una continuità. Quando parliamo di costi dovremo rapportarli ai servizi e non sono queste le spese da tagliare. Il ruolo degli assessori è fondamentale.

Trovo assurdo poi che chi non è stato eletto (Monti e la sua compagnia di tecnici) mandi a casa chi è stato legittimamente eletto dai cittadini”. Politicamente una barbarie, ma non tecnicamente. Evidentemente.

Giuseppe Ferlicca


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15 novembre, 2012

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