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Emergenza arsenico - I sindaci di Capranica, Caprarola, Castel Sant'Elia, Corchiano, Fabrica di Roma e il vicesindaco di Civita Castellana promettono battaglia

Direttiva europea sull’acqua non rispettata, chiederemo i danni

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Bengasi Battisti

Bengasi Battisti

Angelo Cappelli

Angelo Cappelli

Alessandro Giovagnoli

Rodolfo Mazzolini

Mario Scarnati

Mario Scarnati

Eugenio Stelliferi

“La direttiva comunitaria 98/83 sulla potabilità delle acque non è stata rispettata e noi faremo risarcire i cittadini”.

Questo è in sostanza quello che ha intenzione di fare un nutrito gruppo di amministratori della Tuscia ora che, per via dell’emergenza arsenico, l’acqua è stata dichiarata non potabile in 38 comuni della provincia.

I firmatari della nota sono Bengasi Battisti, Angelo Cappelli, Alessandro Giovagnoli, Rodolfo Mazzolini, Mario Scarnati, Eugenio Stelliferi, sindaci rispettivamente di Corchiano, Capranica, Ronciglione, Castel Sant’Elia, Fabrica di Roma, Caprarola e il vicesindaco di Civita Castellana Antonio Innocenzi.

“Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 31/2001 che recepisce la direttiva comunitaria 98/83 sulla potabilità delle acque – spiegano in una nota -, dal 1 gennaio buona parte della provincia di Viterbo è piombata nell’emergenza idrica. Un’emergenza rimasta tale dopo quattordici anni di ignavia da parte delle istituzioni“.

Ora mentre la Regione Lazio e gli altri organi competenti stanno cercando in diversi modi di correre ai ripari prima possibile, ad esempio installando dearsenificatori, loro hanno intenzione di far risarcire i cittadini per la mancata osservanza della direttiva comunitaria 98/93.

Un’idea nata rispolverando una sentenza della corte di giustizia europea del 1991 secondo la quale la Repubblica italiana deve risarcire i cittadini qualora non sia stata attuata una direttiva, proprio come nel caso attuale di quella sulla potabilità delle acque.


Pubblichiamo la nota sottoscritta da Battisti, Cappelli, Giovagnoli, Mazzolini, Scarnati, Stelliferi e Innocenzi – Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 31/2001 che recepisce la direttiva comunitaria 98/83 sulla potabilità delle acque, dal 1 gennaio buona parte della provincia di Viterbo è piombata nell’emergenza idrica.

Una grave emergenza determinata dalla presenza nelle acque destinate al consumo umano di concentrazioni di arsenico e fluoruri superiori ai parametri fissati dalla legge. In realtà sono 57 i comuni della Regione Lazio interessati al problema arsenico. Ben 38 sono viterbesi.

La storia inizia nel 1998 con l’approvazione della direttiva comunitaria, che l’Italia recepisce solo nel febbraio del 2001. Tuttavia, in tutti questi anni, al fine di consentire l’adozione di soluzioni ottimali per abbassare i valori di arsenico nelle acque, l’Unione europea concede all’Italia una deroga fino al 31 dicembre 2012, fissando il valore a 20 microgrammi per litro.

Il presidente del consiglio dei ministri con decreto del 17 dicembre 2010 dichiara lo stato di emergenza in relazione alla concentrazione di arsenico nelle acque destinate al consumo umano superiore ai limiti di legge (10 microgrammi per litro) in alcuni Comuni della Regione per garantire acqua potabile alle popolazioni.

Di conseguenza, il presidente del consiglio, su proposta del dipartimento della protezione civile, dispone con ordinanza numero 3921 del 28 gennaio 2011, la nomina del presidente della Regione Lazio a commissario delegato per fronteggiare l’emergenza determinatasi in relazione alla contaminazione delle acque. Il commissario delegato approva con decreto numero 2 del 14 marzo 2011 il programma dei primi interventi.

Ad oggi, con l’entrata in vigore del decreto legislativo, i comuni sono soli a fronteggiare l’emergenza. Abbandonati al loro destino, privati delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Costretti a contenere la spesa sociale e per le infrastrutture, nonché ad assolvere l’ingrato ruolo del gabelliere per conto del governo centrale (Imu, Tares e cosi via).

Sulla prevedibile emergenza, le uniche notizie fornite sono quelle dell’istituto superiore di sanità in merito alle limitazioni d’uso delle acque. Ebbene, dopo quattordici anni di ignavia da parte delle istituzioni superiori e preposte, che non sono riuscite a destinare i fondi necessari per l’ammodernamento e adeguamento delle reti idriche nazionali, l’acqua può essere utilizzata solo per lavare indumenti, stoviglie, ambienti e, in assenza di malattie cutanee, per fare la doccia.

Considerato inoltre l’articolo 32 della costituzione repubblicana che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, faremo valere le ragioni e i diritti delle donne e degli uomini delle comunità ricorrendo in tutte le sedi, compresa la corte di giustizia europea, per danni prodotti dalla mancata attuazione della direttiva comunitaria 98/83.

Bengasi Battisti
Sindaco di Corchiano

Angelo Cappelli
Sindaco di Capranica

Alessandro Giovagnoli
Sindaco di Ronciglione

Antonio Innocenzi
Vicesindaco di Civita Castellana

Rodolfo Mazzolini
Sindaco di Castel Sant’Elia

Mario Scarnati
Sindaco di Fabrica di Roma

Eugenio Stelliferi
Sindaco di Caprarola


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6 gennaio, 2013

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