![]() |
![]() |
![]() |
– Far crescere Viterbo come è cresciuta Caffeina. Con lo stesso metodo di lavoro e con l’obiettivo di farla diventare una grande città culturale.
E’ questa la sfida di Filippo Rossi e del suo gruppo di lavoro. Un progetto civico ancora in pieno divenire al quale il direttore artistico di Caffeina sta lavorando insieme a imprenditori, professionisti, giovani. Tante, a suo dire, le persone coinvolte. Quasi tutte, però, ancora senza un volto.
Del resto ad oggi di questa lista civica non si sa ancora nemmeno il nome del candidato sindaco. O almeno non lo sa Filippo Rossi che insiste a negare.
“Io non sono affatto candidato alla carica di sindaco – ci tiene a sottolineare Rossi -. L’unico nome sicuro è quello di Alfonso Antoniozzi che, se questo progetto andrà in porto, sarà l’assessore alla Cultura. Per gli altri nomi è ancora troppo presto. Le elezioni ci sono a fine maggio. Avremo un quadro più chiaro un mese e mezzo circa prima di quella data”.
Insomma, all’interno di questo gruppo, non c’è ancora nessun candidato sindaco?
Rossi: “No. Stiamo lavorando a un progetto civico insieme a tanti professionisti, imprenditori e soprattutto ragazzi giovani. Tra di loro ci sono tante persone che si avvicinano per la prima volta alla politica. E’ un cantiere aperto, un gruppo di lavoro che ci sta mettendo in contatto ogni giorno con volti nuovi. Io sto sperimentando questo impegno per un progetto politico, ma non sono candidato sindaco. Per ora non faccio nessun nome se non quello di Alfonso Antoniozzi che sarà sicuramente il nostro assessore alla Cultura se dovessimo arrivare ad amministrare palazzo dei Priori”.
Non c’è quindi ancora nemmeno un elenco di nomi da mettere nella lista?
Rossi: “Stiamo pensando più a una giunta che a una lista. La cosa principale è trovare le competenze giuste e le persone giuste. Per quanto riguarda l’assessorato alla Cultura, ad esempio, sono sicuro che Antoniozzi è il migliore possibile qui a Viterbo, per competenza, esperienza e sogni. Non ci sarebbe altro di meglio da scegliere”.
Antoniozzi: “Secondo me quello che conta più di tutti sono le idee, il progetto. Non si deve votare un nome, ma un’idea, possibilmente condivisa. Quindi è importante la trasparenza nelle proposte che si fanno più che i nomi che si presentano e, soprattutto, il metodo con cui ci si prefigge di ottenere gli obiettivi”.
Com’è nata la scintilla tra Filippo Rossi e Alfonso Antoniozzi? Chi ha cercato chi?
Antoniozzi: “Ci conoscevamo dai tempi del liceo, ma non avevamo molti contatti. Il primo passo l’ha fatto lui. Io avevo già una grande stima nei suoi confronti. Quello che ha fatto, insieme ai suoi, con Caffeina credo sia una cosa “miracolosa”. Quindi quando mi ha telefonato e mi ha detto che mi voleva parlare l’ho ascoltato e mi sono reso conto che quello che diceva corrispondeva quasi al cento per cento con quello che pensavo io. Mi ha proposto di essere l’assessore alla Cultura in caso di vittoria di questa lista e io ho accettato di buon grado. Comunque lo farò da tecnico. Non mi candido, anche perché non potrei fare campagna elettorale visto che sto per partire e non tornerò prima di giugno”.
Cosa fareste per Viterbo? Avete già in mente un programma con delle idee precise?
Antoniozzi: “Per rilanciare, anzi risvegliare Viterbo, sono convinto che si debba partire dalla cultura. Questo deve essere l’assessorato principe, il settore portante. Questa città ha dimenticato le proprie radici, il patrimonio culturale, la storia, il dialogo tra i soggetti culturali. Le idee sono tante. C’è l’imbarazzo della scelta: il centro storico medievale, la storia del conclave, il termalismo. Però, fuori dai suoi confini, di questa città non si sa nulla.
Certo Viterbo non è Firenze, ma è necessario valorizzare quello che c’è e che è del tutto scoordinato, facendolo conoscere al mondo. La stessa Macchina di Santa Rosa, tanto amata dai viterbesi, deve fare da traino a un periodo che la prepara e la saluta, altrimenti nasce e muore in un giorno solo”.
Rossi: “Viterbo è una città morta, addormentata per essere più benevolo. Sono già stato criticato per averlo detto. Ora penso che dobbiamo trovare il modo di farla risvegliare. Dobbiamo far arrivare i turisti e farceli rimanere un po’, altrimenti Viterbo si gira in due ore e la ricaduta economica è praticamente inesistente. Per farlo bisogna riempire la città di esperienze, non solo di visioni. Non bastano i monumenti, servono gli eventi, i festival e poi, ovviamente, anche la pubblicità, il racconto collettivo. Così è una città senza sviluppo, senza prospettive e senza sogni. Non è vero che Viterbo non ha nulla, ma le possibilità devono essere costruite. Altrimenti non sarà mai una città turistica. Ad oggi sicuramente non lo è”.
E qual è, allora, la strada per farla diventare una città turistica?
Rossi: “Servono interventi, sia pubblici che privati. Prendiamo ad esempio la Macchina di Santa Rosa. I viterbesi la amano molto, ma dovrebbero imitarla di più perché ha in sé il senso di costruire un sogno. Ecco noi allo stesso modo dobbiamo costruire una città”.
Alle nuove tecnologie ci avete pensato? Avranno un ruolo importante anche in connessione con la cultura?
Antoniozzi: “Ho molte idee. Ovviamente se questa città andrà in mano a questo movimento che è composto da persone molto giovani ci daremo molto da fare per le tecnologie. La televisione e la radio sono ormai superate. Non possiamo certo andare avanti con le radioline che illustrano i monumenti! Ci sono i Qr-Code”.
Dell’esperienza Caffeina cosa è trasferibile alla città?
Rossi: “Sicuramente il metodo, che è un metodo inclusivo e collettivo al quale i viterbesi hanno già risposto benissimo quando lo abbiamo usato per Caffeina. Sono convinto che Viterbo sia molto cambiata sociologicamente. E’ una città molto giovane anche se i giovani non la governano ancora. Per farla crescere bisogna fare quello che abbiamo fatto con Caffeina. Con le sponsorizzazioni e con una gestione partecipata della politica culturale. E poi serve tempo e programmazione”.
Antoniozzi: “La prima cosa che farò io sarà riunire intorno a un tavolo tutti gli operatori culturali viterbesi, dalle piccole esperienze locali del teatro dei ragazzi fino all’Archivio di Stato, per ridisegnare il futuro culturale della città. Fare il punto, capire le esigenze e poi partire con progetti e idee”.
Quali sono gli errori della giunta Marini in materia di cultura?
Antoniozzi: “Intanto penso che la gestione della cultura della giunta Marini non è stata diversa da quella che l’ha preceduta. Mancano progetti, un filo logico che li unisca, la pubblicità, la lungimiranza. Non si può, tanto per dirne una, fare il bando di Natale a novembre per il dicembre successivo. Bisognerebbe pensarci prima. E poi non dimentichiamoci che in quattro anni si sono avvicendati ben tre assessori alla Cultura dei quali il primo era un caramellaio e il secondo… il secondo era Contardo…”.
Dovesse dare un un voto a Marini…
Antoniozzi: “Non si merita più di 4. C’è da dire che Marini è stato il sindaco più dialogante che abbiamo avuto. E’ sensibile ai temi della cultura. E non lo dico per leccargli il culo… Però il meccanismo della politica in cui è inserito si è incancrenito, arruginito”.
Rossi: “Marini ha il merito di averci fatto fare Caffeina. Viste le polemiche nella sua classe dirigente politica che si è arroccata anche nel campo della cultura, almeno ha avuto la lungimiranza di lasciarci tutto lo spazio disponibile e il campo libero. Ma quello che manca sono le idee”.
E la politica culturale della Provincia…
Rossi: “Perché esiste una politica culturale della Provincia?”.
Beh sì, l’amministrazione Meroi ha organizzato ad esempio Incontri Gentili. Cosa ne pensate?
Rossi: “Io lo giudico benissimo. Se una città diventa culturale c’è spazio per tutti. Anche per Incontri Gentili. La cultura però bisogno promuoverla. Le cose bisogna saperle fare e volerle studiare. Abbiamo bisogno di gente che gira il mondo, che gira l’Europa. Non si possono fare solo le marchette. Basterebbero pochi soldi, ma servono tante idee”.
Antoniozzi: “Io sinceramente non so proprio cosa sia Incontri Gentili. Se l’avessi conosciuto forse immagino che sarebbe stato anche un evento interessante. Ma se non ne so niente credo che forse non sia stato pubblicizzato a dovere”.
Qualora la vostra lista civica vincesse non giudica, Rossi, che ci possa essere un conflitto d’interessi con Caffeina? Il Comune come farebbe a decidere quanti soldi stanziare per il festival?
Rossi: “Caffeina ormai è una fondazione e ha una sua autonomia. Comunque se mi candidassi e se diventassi sindaco mi sospenderei sicuramente dal ruolo che ricopro a Caffeina. Il festival non è un potere. Il fatto che possa essere considerato un potere significa solamente che attorno c’è poco e niente. La sua forza sta nel metodo. Ora la sfida civica è far crescere la città, non prendere Caffeina e trasportarla in tutta la città, ma applicare quel metodo di lavoro a tutto il resto dei soggetti che agiscono su Viterbo e per Viterbo.
Se vogliamo una grande città culturale e turistica non basta un festival, servono centinaia di persone che lavorano nel comparto cultura. Abbiamo già dimostrato con la collaborazione con il “Tuscia film fest”, che è un’altra realtà culturale grande, che si può crescere insieme con un obiettivo comune ovvero dare un’offerta culturale unica, che non esiste in nessun altro posto. Anche “Senza Caffeina” è in piena e totale autonomia rispetto alla gestione di Caffeina”.
Antoniozzi: “Io rispondo semplicemente dicendo che si daranno a Caffeina gli stessi fondi che si davano in precedenza. Dov’è il problema? Caffeina ha fatto un ottimo lavoro ed è cresciuta. Il timore è che inglobi le altre iniziative, tipo San Pellegrino in Fiore o Ludika? Non credo proprio che sarebbe così. Se ci sono io a fare l’assessore alla Cultura posso già dire che non sarà così. Semmai, invece, il Comune lavorerà in sinergia con le realtà che già ci sono per farle crescere tutte e crearne di nuove”.
Uno dei settori trainanti dell’economia viterbese è l’edilizia. Ora il settore è bloccato. Cosa fareste per farlo riprendere?
Rossi: “Sono stato recentemente a un convegno dei giovani costruttori del Lazio e si parlava di turismo. Questo significa che hanno capito che per salvaguardare il loro lavoro non si possono costruire all’infinito blocchi di palazzine se poi non servono e se non si riesce a venderle. A Viterbo, in materia di edilizia, si deve puntare sulla riqualificazione del centro storico e sulle ristrutturazioni. Non solo. La sfida è di far crescere la città anche turisticamente, ad esempio, per le seconde case.
Serve una riqualificazione del territorio che passa, infine, anche per un miglioramento delle infrastrutture che la leghino alla Capitale o a Civitavecchia che è il primo porto turistico del Mediterraneo. Tutte queste cose portano la crescita e quindi anche allo sviluppo delle costruzioni. La Polis è fatta di costruzioni, senza di esse non esiste Polis”.
redtw
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY