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Politica - Elezioni comunali - Chiara Frontini (Viterbo 2020) lancia le primarie civiche per il candidato sindaco

“La classe politica viterbese è… obsoleta e incancrenita”

di Paola Pierdomenico
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Chiara Frontini

Chiara Frontini

– “Primarie civiche per la scelta del candidato sindaco”.

A proporlo è Chiara Frontini che con il suo movimento Viterbo 2020 lancia la sfida per cambiare i vecchi schemi della politica. Fuori dal processo, i partiti e chi ne ha fatto parte per oltre dieci anni. Il futuro sindaco dovrà nascere nel segno del rinnovamento.

L’obiettivo è proprio svecchiare una classe dirigente che l’ex assessore comunale definisce usurata e soprattutto riallacciare il rapporto coi cittadini a partire da un programma politico che sia creato proprio da loro.

Cosa intende fare per le prossime elezioni?
“Abbiamo lanciato Viterbo 2020 che nasce per raccogliere le idee e costruire un programma elettorale partecipato – spiega la Frontini -. Abbiamo la pretesa di rappresentare il nuovo in politica e per farlo dobbiamo partire da una metodologia di lavoro diversa da quelle che conosciamo. Prima vengono le idee e poi le persone. La politica viterbese spesso e volentieri ha subito le influenze romane, noi vogliamo essere l’alternativa a tutto questo”.

Qual è lo scopo del movimento?
“Riattivare la partecipazione. Quando ero all’interno della giunta Marini ho notato l’assenza di un collegamento diretto con la cittadinanza. C’era troppo distacco e le scelte non erano mai condivise. La nuova piattaforma porta avanti le idee e gli scopi del progetto “Adesso scegli tu”, che avevo proposto nel periodo in facevo parte dell’amministrazione comunale”.

Chi può farne parte?
“Chiunque – sostiene -: dalle associazioni ai singoli cittadini, dalle parti sociali ai sindacati. Viterbo 2020 è aperto alla cittadinanza nel suo complesso. Bisogna riprendere il contatto con la gente perché per troppo tempo la politica si è chiusa nelle stanze dei bottoni e non si è sintonizzata con le necessità delle persone. Ancora oggi è lontana e noi vogliamo riallacciare questo rapporto, collaborando”.

Come è strutturato Viterbo 2020?
“E’ organizzato per commissioni tematiche. Credo molto nella suddivisione delle competenze e per fare politica non servono solo l’onestà e la moralità, ma anche un minimo di competenza in quello che si è chiamati a fare. Abbiamo quindi diviso in settori la stesura del programma per cui c’è una commissione urbanistica, una per i lavori pubblici, una per la sanità e così via”.

A oggi come valuta la sua esperienza da assessore nella giunta Marini?
“E’ stata un’esperienza di crescita personale enorme, anche se troppo breve per essere realmente incisiva ed efficace. E’ proprio durante questo periodo, però, che mi sono resa conto delle mancanze dell’attuale classe politica. Ci sono dei fallimenti evidenti e non a caso noi ci poniamo come alternativa”.

Cosa intende per “fallimenti evidenti”?
“L’arsenico su tutti. Questo per me è l’ultimo e macroscopico fallimento della classe dirigente. Abbiamo avuto dieci anni di proroghe per adattarci alle normative, ma la Regione Lazio e in particolare il Viterbese sono stati gli unici a non adeguarsi. Tra i cittadini poi il malcontento è diffuso”.

Le critiche sono più per il centrodestra o per il centrosinistra?
“Per entrambi. Il fatto che da venti anni circolino sempre le stesse facce ha portato a un’opposizione troppo debole e a una maggioranza che si è incancrenita su metodologie che, se nel passato potevano andare bene, ora, anche a causa della crisi economica, non sono più in grado di rispondere alle esigenze della globalizzazione e dell’internazionalizzazione. La città non è al passo coi tempi, anzi, siamo dieci anni indietro in tantissime cose”.

Cioè?
“In comune mi sono occupata di politiche del lavoro e quando sono entrata non c’era nemmeno un capitolo di bilancio preposto. In un momento del genere è inconcepibile, per questo da subito ci siamo attrezzati e abbiamo preso provvedimenti. In un comune capoluogo poi non può mancare un ufficio Europa che è invece indispensabile per ricevere fondi, contribuendo a un ulteriore sviluppo della città”.

Un voto all’amministrazione Marini?
“Il mio voto è 6 – dice -. Il sindaco, se teniamo conto delle ristrettezze economiche del periodo, ha fatto quello che ha potuto. Il giudizio però non va però oltre la sufficienza, perché è invece mancata una visione d’insieme, nel senso che giunta e amministrazione hanno lavorato senza una visione progettuale e prospettica”.

Come giudica invece la classe politica viterbese?
“Usurata – risponde a colpo sicuro -. Usurata – ripete -, obsoleta, priva di prospettive e incancrenita su certe posizioni. Sono venti anni che vediamo le stesse facce che forse non riescono più a stare al passo coi tempi. Dobbiamo guardare all’ambiente, alla sostenibilità e all’innovazione tecnologica. Tutti temi che invece non vengono presi in considerazione o che per lo meno sono affrontati con una preparazione non sufficiente”.

Come vede il fatto che per il Pdl  potrebbero ricandidarsi Battistoni, Marini e Arena?
“Sono persone che conosciamo bene e che hanno gestito la politica di questa città per anni e anni. Non so quanto effettivamente possano rispondere alle necessità di rinnovamento che chiede l’elettorato e in particolare l’elettorato del Pdl”.

I suoi rapporti con il consigliere comunale Mauro Rotelli sono cambiati.
“Non lo sento dalla fine del mio assessorato. I rapporti non ci sono perché io non lo chiamo e lui non chiama me. So solo che sta facendo il suo percorso con il nuovo partito Fratelli d’Italia, ma niente più”.

E cosa ne pensa del fatto che abbia detto di non volersi candidare alle prossime elezioni?
“Credo sia una scelta doverosa nella sua posizione…”.

Perché dice “doverosa nella sua posizione”?
“Perché anche lui ha fatto l’assessore per due mandati quasi completi e quindi è compreso nel processo di rinnovamento della classe dirigente”.

Quale sarà invece  il suo percorso da qui alle elezioni? Quali saranno gli obiettivi che porterà avanti?
“Innanzi tutto partire dal programma. Voglio sviluppare insieme alla cittadinanza le idee e le proposte per una Viterbo che definisco “prospettica”, e cioè non per le elezioni del 2013, ma per come vogliamo la nostra città da qui a dieci anni. La priorità è affiancare Viterbo all’idea di una città europea, sempre nel rispetto delle tradizioni. Puntiamo poi a una classe politica che sia fuori dagli schemi dei partiti. Quello che ci interessa è recuperare il rapporto con la gente e la differenza non la fa tanto il fatto di essere di destra o di sinistra, perché a contare sono l’onestà, la moralità e la competenza”.

Come scegliere dunque il giusto candidato a sindaco?
“Per me servirebbe organizzare delle primarie civiche tra tutti i movimenti che sono nati in città. Una selezione che passi attraverso l’elettorato e in cui siano esclusi i partiti e chi ne ha fatto parte per più di dieci anni”.

Lei si presenterà alle elezioni.
“Qualcuno di Viterbo 2020 ci sarà sicuramente. Ma, ripeto, per scegliere il candidato sono convinta che si debbano fare le primarie civiche”.

In questa prospettiva, quali saranno le sue priorità?
“Trasparenza negli atti dell’amministrazione pubblica, dialogo con la cittadinanza anche attraverso un bilancio sociale da affiancare a quello economico poi sostenibilità, energie rinnovabili, realizzazione di infrastrutture e lavoro, lavoro lavoro”.

Paola Pierdomenico


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19 gennaio, 2013

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