![]() Alberto Bambini, sindaco di Acquapendente |
– “L’anestesista non ha più repeibilità”. “L’elisuperficie aspetta il collaudo”. “Neurochirurgia di Belcolle chiusa alle 20”.
E’ così che una 40enne di Acquapendente, colta da un’emorragia cerebrale, si trova in coma farmacologico al policlinico Gemelli di Roma.
Una situazione inconcepibile per il sindaco di Acquapendente Alberto Bambini. “Questa ragazza – racconta il primo cittadino – si è sentita poco bene ed è andata in ospedale dove in seguito alla tac le hanno diagnosticato un’emorragia cerebrale. Era buio e non c’era l’eliambulanza per cui la donna è stata portata a Belcolle”.
La situazione per strada è peggiorata. “A Viterbo l’hanno intubata, ma neurochirurgia chiude alle 20 e quindi hanno dovuto portarla al Gemelli”.
Il sindaco non vuole entrare nel merito della questione o attribuire responsabilità mediche. Per lui il problema è uno solo. “Chi abita in queste zone e ha un problema serio deve essere fortunato per non rischiare il peggio. E’ inaccettabile. Non possiamo aver come ospedale di riferimento il Gemelli che è troppo distante da noi. In una situazione grave in cui anche cinque minuti sono importanti non è possibile arrivare a Roma per essere soccorsi. Tre ore di viaggio sono troppe“.
Per Bambini ci sono una serie di provvedimenti da mettere subito in campo per tutelare le persone. “Bisogna fare dei percorsi adatti per i cittadini che abitano in queste zone e garantire dei servizi specifici. Sono una serie di cose semplici che chiediamo da anni e che devono essere assicurate”.
Il sindaco ha convocato per giovedì prossimo un consiglio comunale. “Il decreto Balduzzi che sta passando in conferenza Stato-Regioni prevede particolari attenzioni per i territori come Acquapendente che sono lontani dagli ospedali di riferimento. Prevede una organizzazione diversa, che è poi quella che da anni noi cerchiamo di proporre, come il mantenimento del pronto soccorso o della chirurgia. Riproporremo alla Asl e alla Regione di recepire questo provvedimento”.
Le richieste però non si fermano qui. “In questa fase chiediamo anche di rimettere la reperibilità dell’anestesista e dare sicurezza a chi abita qui, garantendo ai cittadini dell’Alta Tuscia di avere la stessa assistenza di quelli che stanno altrove”.
Uno è il messaggio del rimo cittadino. “Il depotenziamento del pronto soccorso e l’irreperibilità dell’anestesista hanno fatto sì che in questa parte della provincia ci sia un rischio per la salute più alto rispetto alle altre parti. E non per il lavoro dei medici, che non metto assolutamente in discussione, ma per una serie di condizioni oggettive, come la distanza, che sono insuperabili”.
Per Bambini quindi c’è solo una strada da intraprendere. “Dobbiamo dotare l’ospedale di Acquapendente di una struttura che possa far fronte alle emergenze oppure bisogna individuare percorsi alternativi per i cittadini per evitare di fare continui esposti o battaglie che vanno a discapito della salute delle persone. Bisogna trovare una soluzione ragionevole al problema“.
Il territorio dell’Alta Tuscia per Bambini è troppo penalizzato. Così non si può andare avanti. “L’episodio della giovane donna dimostra che i cittadini di questa zona sono svantaggiati rispetto ad altri. Non è possibile andare avanti così. Anche per le cose semplici, i pazienti non possono essere trasferiti solo ed esclusivamente a Belcolle. Qui ad Acquapendente abbiamo il laboratorio analisi, la diagnostica e altri serviz che funzionano bene. Mi domando perché non sfruttare fino in fondo questa struttura di cui disponiamo. Servono risposte concrete per dare sicurezza sia agli operatori dell’ospedale che ai pazienti”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY