![]() L'assessore Paolo Equitani all'incontro sull'arsenico |
![]() Il sindaco Marini all'incontro sull'arsenico |
![]() Il presidente di Talete Fedele e De Simone all'incontro sull'arsenico |
![]() Andrea De Simone all'incontro sull'arsenico |
– L’arsenico c’è, ma non si vede. Ma i problemi sì, per i cittadini e gli operatori del settore alimentare.
In particolare a questi ultimi è stato dedicato l’incontro organizzato da Confartigianato nel pomeriggio, con tra gli altri il presidente Talete Marco Fedele e il dirigente Igiene Alimenti Asl Danilo De Santis.
Scaduta ogni deroga, da gennaio, concentrazioni superiori a dieci mg a litro fanno scattare le ordinanze di non potabilità. Perché finora si è proceduto di proroga in proroga senza risolvere il problema alla fonte. Il gioco dello scaricabarile sarebbe troppo facile.
Chi ha un bar o un ristorante e la sua zona non è ancora coperta da sistemi di depurazione si deve organizzare. Intanto capendo il livello d’arsenico e non è semplice.
La concentrazione può cambiare da un lato all’altro della stessa via, in quanto servite da fonti diverse. Talete ha predisposto una mappatura precisa che sarà distribuita a breve. L’arsenico se lo conosci lo eviti.
“Ogni via – osserva il presidente Fedele – ha il relativo serbatoio da cui attinge e un’apposita legenda segnala il livello di tutti i serbatoi per quanto riguarda arsenico e fluoro. Oggi abbiamo i centralini intasati, tanta gente ci chiama e molti sono utenti che il problema nemmeno ce l’hanno”. Molti altri al momento devono imparare a conviverci. Gli impianti tardano a entrare in funzione, soprattutto per le zone con minore concentrazione, la politica non si è mostrata molto lungimirante.
“Se si va oltre i limiti – spiega Danilo De Santis della Asl – è ovvio che occorre utilizzare acqua con minore concentrazione. Minerale o ci si dota d’impianto per l’abbattimento, ma non bisogna fare allarmismo eccessivo. Per lavaggio e pulizia può essere usata”.
A Viterbo riportare nei limiti il livello sarebbe costato sette milioni di euro, trentasette quelli necessari in tutta la Tuscia. Impossibile per palazzo dei Priori.
“Ci sono stati anni in cui il fenomeno è stato sottovalutato – spiega il sindaco Giulio Marini – oggi siamo in emergenza”. Tanto da far dire a Marini, per questo e altri motivi: “Oggi fare il sindaco è una schifezza”.
Pochi soldi e poco onore. “C’è un’indagine – osserva il primo cittadino – individuare le responsabilità politiche, che io ritengo ci siano, non aiuta i cittadini, ma può darci un’indicazione su come agire, sopratutto in futuro”.
L’arsenico in ogni caso non c’è piovuto addosso. “E’ sempre stato presente – precisa l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani – gli impianti che la Regione sta predisponendo sono una soluzione per i prossimi anni, ma la definitiva sarà quella di miscelare l’acqua o attingere dall’acquedotto della Peschiera, seppure la migliore sia quella di attingere dal lago di Bolsena, a caduta da Montefiascone per tutta la provincia”.
Il che fa sostenere al responsabile Asl De Santis, come a maggior ragione l’integrità della acque lacuali vada salvaguardata.
Decine gli addetti ai lavori che sono intervenuti, molti hanno preso la parola. Il tema è di quelli che scottano. Il non aver preso per tempo contromisure comporta spese a chi opera nel settore.
Al tavolo anche l’assessore provinciale Paolo Bianchini, il vice sindaco di Viterbo Luigi Maria Buzzi, Stefano Signori e Andrea De Simone di Confartigianato che ha moderato l’incontro.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY