(g.f.) – Galeotto fu il libro di Roberto Ippolito, “Ignoranti, l’Italia che non va, l’Italia che non sa”.
Ieri alla libreria del Teatro era in programma la presentazione con l’autore e Filippo Rossi (Viva Viterbo) tra gli ospiti.
Leggendolo, l’altra notte l’ideatore di Caffeina si è deciso al grande passo. Si candiderà a sindaco di Viterbo.
“Leggendo questo libro – spiega Rossi – tra ieri sera e stanotte, ho capito che devo farlo”. Annuncio accolto da un applauso da parte dei presenti. Un po’ era nell’aria, poco prima Rossi qualcosa aveva svelato, parlando di una confessione che doveva fare (video).
Filippo Rossi è il terzo candidato a ufficializzare pubblicamente d’essere pronto a candidarsi. Da tempo è già in corsa l’esponente del Movimento 5 Stelle Gianluca De Dominicis e Francesco Serra (Pd), anche se quest’ultimo dovrà passare prima per le primarie.
Si attendono altri competitor, a cominciare da quelli già nell’aria: Massimiliano Capo, Raffaella Valeri e Leonardo Michelini (sempre passando per le primarie), quindi tutti gli altri, per i quali la loro discesa in campo è poco più di una voce, da Giulio Marini (Pdl) a Gianmaria Santucci (Udc).
Sul perché abbia deciso d’accettare la sfida, Rossi è piuttosto chiaro. “Ho capito – spiega Filippo Rossi – che siamo una città che vive problemi non solo nostri.
Magari le pochezze viterbesi fossero solo le nostre. Siamo in un Paese che punta sul made in Italy, sulla creatività, sulla la nostra storia, tutti argomenti con i quali i nostri politici si riempiono la bocca.
Poi non ce n’è mai uno che affronti la questione per come va affrontata, capendo che su queste cose non si scherza, così come su scuola e futuro dei ragazzi e sul fatto che se s’investe sulla cultura si crea ricchezza”.
C’è un tesoro, sepolto sotto una montagna di chiacchiere inutili. “Questo Paese – dice ancora Rossi – o si salva con il turismo e la cultura o non si salva.
Come si fa a spiegarlo ai politici? Non lo so, io ci proverò a Viterbo”.
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