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Elezioni comunali 2013 - Oltre 400 persone al teatro San Leonardo per il debutto ufficiale di Viva Viterbo

Parte l’uragano Rossi

di Maria Letizia Riganelli
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Il finale con le mongolfiere a piazza del comune

Maria Rita De Alexandris, coordinatrice di Viva Viterbo

Maria Rita De Alexandris, coordinatrice di Viva Viterbo

Lo scrittore Giorgio Nisini

Lo scrittore Giorgio Nisini

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Il pubblico in sala al teatro San Leonardo per Viva Viterbo

Il pubblico in sala al teatro San Leonardo per Viva Viterbo

lfonso Antoniozzi

Il tenore Giordano Ferri

Silvio Cappelli

Un momento della manifestazione di Viva Viterbo

Il finale con le mongolfiere a piazza del comune

– Potente come un’emozione che non ti aspetti. Viva Viterbo scalda i motori e fa sudare a freddo (fotocronaca).

Soprattutto chi non si aspettava tutta quella folla accorsa ieri sera al teatro San Leonardo ad ascoltare Filippo Rossi e i militanti del movimento civico Viva Viterbo. Oltre 400, tra simpatizzanti e curiosi hanno assistito per più di due ore al debutto ufficiale, nonostante la partita Italia – Brasile.

Uno spettacolo. Un vero spettacolo fatto di musica, parole, danza, emozioni e sogni che corrono lungo il palcoscenico del San Leonardo.

Apre lo scrittore Giorgio Nisini, che citando Calvino, immagina la sua Viterbo. Lo segue a ruota la coordinatrice del movimento Maria Rita de Alexandris a lei le parole cambiamento e primavera. “Viva Viterbo è aria fresca, l’occasione che aspettavamo è il ‘se po fa”, dice seduta sulle scalette del palco con la voce che le trema dall’emozione.

Poi sul palco sale la squadra. Quella messa in campo, quella scelta accuratamente. Prima Silvio Cappelli, con la storia dei papi, poi l’architetto Gianni Cesarini che parla di bellezza. “L’obiettivo di un’amministrazione – dice – dovrebbe essere amministrare e lo scopo la costante ricerca del bello”.

Subito dopo l’esperto di associazionismo Enrico Moreschini che parla di politiche sociali e Lietta Granato.

E ancora Alfonso Antoniozzi per la cultura.”La prima cosa da fare – dice il cantante lirico –  è chiamare tutti gli operatori culturali di qualsiasi colore politico essi siano e fare gli stati generali della cultura. Chiudiamoci in conclave e ragioniamo insieme su cosa fare, come e con chi. Il periodo degli interventini a pioggia che non servono a niente è finito e deve finire questa mentalità”. E infine Claudio Margottini, esperto di problemi ambientali e consulente dell’Unesco per la conservazione del patrimonio culturale. Il tutto intramezzato da balletti e da musica. Sul palco anche il tenore Giordano Ferri che intona “Nessun dorma”.

Il protagonista della serata non si fa attendere e arriva sul palco a metà serata. Sono da poco passate le 21,45. Ad introdurlo le parole in poesia di suo nonno, il viterbese Petroselli, lette da Paolo Manganiello.

Quando entra Filippo Rossi diminuisce il rumore di fondo, si abbassano le luci e Luigi Gentili suona il pianoforte. Lui emozionato sogna la Viterbo che vorrebbe. Un monologo poetico e duro allo stesso tempo.

“Ho fatto un sogno e stasera lo racconto – inizia Rossi -. Ho sognato una città che impara a volare, come la gabianella e il gatto di Sepulveda. Ho sognato una città che non paga a peso d’oro il verde pubblico e i fiorellini nelle rotonde e aiuole, una città che non trasforma le tombe etrusche in discariche abusive, che non lascia indietro gli ultimi”.

Non mancano le stoccate politiche.

“Ho sognato una città che non dimentica le proprie radici. Ho sognato una città che non difende le solite famiglie. Una città che non è succube dei soliti noti. Una città che non deve dire sì a Fioroni, Sposetti e Gigli. Sogno una città che non pensa ‘tanto vince Giulio’, tanto non cambia mai niente. Ho sognato una città che non si accontenta di un usato sicuro.

Ho sognato una città che non abbandona i commercianti costringendo a chiudere esercizi, ho sognato una città che ascolta gli imprenditori, dove gli assessori arrivano agli appuntamenti. Sogno una città con un’amministrazione trasparente, che non butta dalla finestra finanziamenti europei”.

E poi ancora.

“Ho sognato una città che non campa di favori e favoretti. Ho sognato una città che non chiude via Marconi per le fissazioni di un sindaco.

Ho sognato una città che di fronte a una voragine interviene subito e non si accontenta di mettere le transenne. Una città che non lascia le sue fontane senza acqua e che non costringe i suoi cittadini a bere veleno. Ho sognato una città che non mette un parcheggio al posto di un parco, che non lascia fulminate le luci artistiche a piazza san Lorenzo.

Ho sognato una città che non ha paura di cambiare. Che non odia se stessa, che non si uccide per sciatteria, ho sognato questo e molto altro e spero sia anche il vostro sogno”.

Si va al finale con un intermezzo musicale sulle note e le parole magiche di  “Somebody to love” di Freddie Mercury, cantata da due viterbesi, Giampiero e Daniele Lattanzi.

Sono passate le 23, Filippo Rossi e i ragazzi di Viva Viterbo invitano il pubblico a seguirli in piazza del comune. Allo spettacolo mancano ancora le battute finali. In pochi minuti il cielo sopra Viterbo si illumina di tante piccole fiammelle. Decine di mongolfiere salgono sopra i tetti antichi della città dei papi.

Maria Letizia Riganelli


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22 marzo, 2013

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