![]() Francesco Serra |
– Vorrei intervenire su un punto che è stato in questi ultimi due/tre giorni ripreso più volte dalla stampa e riguarda la questione dell’housing sociale.
Ho infatti sentito Michelini evocarlo, senza ben spiegarlo, come strumento di contrasto dell’abbandono residenziale del centro.
La stessa proposta invece suscita sdegno e sconcerto dalle parti dell’immaginifico Rossi, che sogna di un centro grande vetrina culturale, spettacolare, bello, naturale palcoscenico di occasioni ed eventi, attrattore di turismo continuo e sistematico, ridimensionandone la funzione residenziale.
Non è che il giusto sta nel mezzo, forse sta proprio da un’altra parte. Quella delle cose possibili e non delle approssimazioni.
Ora noi abbiamo in città contemporaneamente due questioni aperte: una è un bisogno di case per una fascia di popolazione, in particolare giovani coppie, che non ha redditi tali da consentire l’accesso al libero mercato dei fitti e della acquisizione in proprietà; l’altra, speculare in qualche misura a questa, è un settore come quello edile/immobiliare che è praticamente bloccato e che ha nell’economia viterbese un peso produttivo e occupazionale diretto e indiretto notevole.
D’altra parte questo settore non può pensare di riprendere la strada dell’espansione residenziale pura e semplice, per mille ragioni, la prima delle quali è un mercato già ampiamente saturo, senza bisogno di aprire dispute sul carico urbanistico e territoriale.
Ora possiamo pensare di vedere come queste questioni si possono in qualche modo ricongiungere e convergere?
Come cioè, nell’ambito delle normative esistenti, a cominciare dal piano casa, dall’housing, ed in quelle che l’amministrazione può adottare nel quadro delle potestà proprie, sia possibile orientare il settore edile a un’operazione di risanamento e riuso del tessuto urbano del centro, con un’edilizia di qualità ambientalmente sostenibile, anche di tipo residenziale.
Non è possibile per i grandi contenitori pubblici, dove questa intrapresa non è praticabile nei termini semplicistici come è stata buttata là, forse solo per averla orecchiata distrattamente, e per i quali dovremo pensare invece a funzione pubbliche e/o di pubblica utilità.
Lo è invece in tanta parte del patrimonio edilizio privato cittadino, che non saranno palazzi di prestigio architettonico e storico, ma sono ugualmente parte vitale comunque di pregio della città.
Possiamo provare a mettere su un’insieme di azioni per cui il centro si rianimi anche come cantiere, che è sinonimo di costruzione e quindi di presenze e vita nuova?
Se avviamo questo processo con un sostegno normativo e amministrativo, possiamo attivare quel meccanismo emulativo che ha coinvolto tanti altri centri storici del paese, per cui certo abitare tra la storia e le pietre antiche ha un valore di vivibilità, e patrimoniale, senz’altro ambito.
E questa questione riguarda nella stessa intensità e fattibilità i centri storici di Bagnaia, San Martino e Grotte Santo Stefano.
Stiamo coi piedi per terra, non possiamo riportare nei centri storici tutti quelli che fino a 30 anni fa vi risiedevano, quei numeri non sono proponibili per evidenti ragioni. Ma invertire la rotta non solo è possibile ma doveroso.
In questa campagna elettorale ho visto attenzione da parte di professionisti, imprenditori, rappresentanti dei lavoratori e degli inquilini.
Sono convinto che metterli insieme, come peraltro insieme già hanno avanzato da tempo proposte e richieste all’amministrazione, ne possono venire indicazioni non fumose, ma concrete e disponibilità reali.
Perchè al settore edile viterbese non possiamo dire di cambiare mestiere da un giorno all’altro, ma possiamo aiutarlo a continuare a fare impresa e occupazione evolvendo processi produttivi e manufatti.
Francesco Serra
Candidato sindaco alle primarie del centrosinistra
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