Riceviamo e pubblichiamo – Non è mio costume replicare alle polemiche, specie se gratuite o prive di significato, ma l’intervento dell’architetto Daniele Cario sull’“aria nuova” non poteva rimanere senza replica.
Dispiace che l’ex presidente dell’Ordine degli architetti di Viterbo e Provincia, oggi così sensibile ai destini della città, non sia mai intervenuto, durante il suo mandato, sugli “scempi” urbanistici ed edilizi che si sono perpetrati in città. Dalle periferie al centro storico.
Dispiace anche, che successivamente, da semplice architetto, non abbia puntato il dito sulle operazioni di mera speculazione che hanno impoverito il nostro territorio e paesaggio.
Dispiace inoltre che in maniera manichea abbia sempre distinto tra un cemento buono (quello suo e dei suoi amici) e uno cattivo (quello degli altri).
Dispiace poi che non sappia “leggere” i progetti e non distingua che “quello dell’Arcionello” , non sia una “cementificazione”, ma una ipotesi di sviluppo sostenibile, che consentirebbe la reale costituzione del parco (per inciso mediante la cessione dei 19 ettari del fosso Luparo al Comune).
Dispiace che non abbia saputo leggere che l’edificazione in quel progetto, sia nella zona alle spalle di via De Gasperi (pian di Cecciole) cioè in una zona densamente edificata e non nel fondovalle dove scorre il fosso Urcionio.
Dispiace sempre, che mentre “combatteva per il recupero della valle”, non abbia detto una parola sulla scriteriata espansione nelle zone della Capretta, di Santa Lucia, di Santa Barbara, del Riello, di ponte dell’Elce o sui curiosi spostamenti della cubatura della società Itet proprio attorno alla zona dell’Arcionello, solo per citarle alcune.
Infine vorrei ricordare all’architetto Daniele Cario che io non sono un “odierno cultore della bellezza”.
Il museo del Colle del Duomo, la sistemazione paesaggistica della Valle di Faul, le mostre d’arte sul volto di Santa Giacinta, sulle opere dei frati cappuccini pittori, con le relative pubblicazioni accolte per esempio nella biblioteca Hertziana, nella fondazione Besso, nell’accademia di Santa Luca o nella biblioteca dell’archivio segreto Vaticano, testimoniano che la mia frequentazione con la bellezza è di lunga data.
Non so se lui possa dire la stessa cosa o sia più in confidenza con le “arie”.
Giovanni Cesarini
Movimento Viva Viterbo
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