Riceviamo e pubblichiamo – In merito alle dichiarazioni di Ugo Gigli, direttore dell’ Ater di Viterbo, apparse poco dopo il nostro tentativo di occupare una palazzina in disuso da anni per sette nuclei familiari in stato di emergenza abitativa, vorremmo spostare l’attenzione sulla grave problematica degli alloggi e sulla condizione inumana in cui purtroppo sempre più famiglie, con l’andare avanti della crisi, vivono anche qui a Viterbo.
Difatti il direttore di un azienda territoriale pubblica che dovrebbe fare l’interesse dei cittadini in relazione al problema abitativo, piuttosto che invocare sequestri e sgomberi da parte della magistratura, dovrebbe preoccuparsi del fatto che sempre più persone si trovino senza un tetto sotto cui vivere e quindi farsi portavoce dei bisognosi in tal senso.
Evidentemente, se ci si ritrova in queste condizioni la gestione del problema abitativo sino ad oggi è stata inefficiente e più di qualcosa va cambiata, magari anche il modo in cui l’Ater stessa gestisce il problema.
Noi la soluzione ce l’abbiamo e l’andiamo professando da sempre. In poche parole andrebbe creato un ente regionale/comunale che costruisca case e quartieri a misura d’uomo con soldi pubblici e che venda a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie con la formula del mutuo sociale: ovvero una rata di mutuo senza interesse, una rata che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, una rata che viene bloccata in caso di disoccupazione, una rata che non passa attraverso le banche.
L’istituto regionale/comunale per il mutuo sociale dovrà utilizzare per la costruzione dei nuovi quartieri i terreni gratuiti del pubblico demanio. L’ istituto regionale/comunale per il mutuo sociale, per la progettazione dei quartieri, non deve pagare famosi e costosi architetti, ma bandire prestigiosi concorsi fra giovani architetti e istituti universitari di architettura e urbanistica. In questo modo, l’istituto regionale/comunale per il mutuo sociale non paga terreni, non paga concessioni e tasse e non paga progetti.
Abbatte così i costi di costruzione in maniera radicale.
Inoltre l’istituto regionale/comunale per il mutuo sociale in qualità di ente pubblico non mira al profitto. A nostro parere l’emergenza abitativa avrà fine solo quando tutti i cittadini saranno effettivamente proprietari della casa in cui vivono.
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