![]() Ugo Gigli |
– Emergenza abusivismo, l’Ater di Viterbo lancia un appello alla Procura della Repubblica.
L’ultimo episodio di abusivimo nel capoluogo della Tuscia risale a pochi giorni fa, ma nella città dei papi i casi sono frequenti, tanto che alcuni “fanno dell’occupazione un vero e proprio lavoro”, dice il direttore dell’Ater Ugo Gigli.
“Alla morte di un’anziana – racconta Gigli – i familiari hanno notato due persone che aspettavano fuori la porta di casa. Hanno segnalato la cosa alle forze dell’ordine ma si sono sentiti rispondere che non potevano intervenire perché non era ancora stato commesso alcun reato. Quando la bara è stata portata via, al ritorno dei parenti la casa era stata occupata”.
Questo è solo il caso più recente, ma all’Ater di Viterbo ogni giorno devono fare i conti – nel senso più stretto del termine – con questo fenomeno. “Gli appartamenti presi abusivamente – continua il direttore – sono circa cento. Alcuni mesi fa, nella frazione di Bagnaia, hanno saputo addirittura da Roma che in uno stabile era in corso una ristrutturazione: sono venuti dalla Capitale con tanto di gruppi elettrogeni, sono entrati nel cantiere e hanno occupato. Come facevano a sapere? C’é perfino chi ne ha fatto un mestiere, sono occupatori seriali, spesso con le chiavi. Anche questi, come hanno fatto ad averle? Non vorrei che sotto ci fosse una sorta di commercio. Tra mancati introiti degli affitti e spese del condominio, in ogni caso a nostro carico, ci rimettiamo 300mila euro l’anno. E dire che solo nel capoluogo sono in mille le famiglie in graduatoria ad attendere l’assegnazione”.
Per contrastare questa situazione, l’Ater ha cercato varie soluzioni, arrivando perfino a murare gli ingressi alla riconsegna. Oggi, in occasione della riconsegna delle case, per evitare lo spargersi della voce di un appartamento libero, l’Ater invece di inviare un fax al Comune, che potrebbe essere letto da molti, spedisce una lettera in busta chiusa direttamente all’assessore competente. “Secondo noi – spiega ancora Gigli – bisogna arrivare ai sequestri: solo così si èriusciti a liberarli, per poi assegnarli ai legittimi destinatari una volta dissequestrati. Purtroppo questa strada è stata seguita solo otto volte: alla Procura, se possibile, chiediamo di proseguire. Anche perché in tempi di crisi non si sa mai come va a finire”.
Un male che contribuisce anche a dissestare le casse dell’Ater, “che da anni non ha più fondi dalla Regione Lazio e deve spendere 800mila euro l’anno di manutenzione ordinaria. Per sopravvivere non possiamo vendere gli appartamenti: ci avviamo a costruirne oltre 200 destinati agli affitti: circa cento nel capoluogo, 60-70 a Tarquinia – conclude – e altrettanti a Civita Castellana”.
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