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Viterbo - Polizia - Deve scontare oltre tre anni per cento episodi di spaccio - La donna era già stata arrestata due volte, una nella maxi operazione Gullit

Traffico di cocaina, la “dama bianca” torna in carcere

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Ana Roko

Ana Roko

La squadra mobile

Il capo della mobile Fabio Zampaglione con gli uomini della sezione narcotici

Cento episodi di spaccio a Viterbo tra il dicembre 2008 e il marzo 2009. Di questo è accusata Ana Roko. 

La 43enne albanese, già arrestata nella maxi operazione antidroga Gullit, torna in carcere a Civitavecchia.

Per i magistrati della procura di Roma aveva ancora in arretrato quattro anni e otto mesi di reclusione. Pena già in parte scontata con i due arresti del 2008 e del 2010, ma le restavano ancora tre anni, sette mesi e ventinove giorni di carcere.

Da qui, il blitz della squadra mobile viterbese, scattato ieri mattina. Gli uomini di Fabio Zampaglione sono rimasti per ore appostati in centro storico ad aspettarla. L’hanno bloccata mentre rientrava a casa. In mano, avevano un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dall’ufficio esecuzioni penali della procura generale presso la Corte d’appello di Roma.

Per la Roko è il terzo arresto in cinque anni. Gli investigatori la ritengono una tra le spacciatrici più attive a Viterbo. La “dama bianca” della cocaina. Così l’hanno chiamata i poliziotti della sezione narcotici che la arrestarono prima nel 2008, poi nell’operazione Gullit, insieme a carabinieri e finanza.

Un blitz dai grandi numeri: otto arresti, cinquanta perquisizioni, 250 uomini impegnati e beni sequestrati per due milioni di euro.

La Roko era l’unica donna. I poliziotti la sorpresero a gettare cocaina da una finestra in via Vico Squarano. Niente ordinanza di custodia cautelare per lei: l’arresto scattò in flagranza. 

Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia, all’epoca coordinata dal pm Roberto Staffa, la quarantenne albanese faceva la spola tra Viterbo e Roma, dove si riforniva di cocaina da spacciare in provincia. Pedinata giorno e notte, fu lei a portare gli investigatori dal grossista, a sua volta collegato a una fitta rete di spacciatori tra, Belgio, Spagna e Albania. Ultima destinazione: Italia.

Era proprio la “dama bianca”, per gli inquirenti, a portare la droga nella Tuscia. L’ultimo anello di un articolato canale di approvigionamento, che partiva da lontano. Acquistata in Belgio, Spagna e Albania, la cocaina arrivava a Roma e Livorno, per poi essere “dirottata” nel Viterbese, tra Bagnaia, Celleno, Soriano, Tarquinia, Tuscania e Vetralla.

Ora per Ana Roko si riaprono di nuovo le porte del carcere femminile di Civitavecchia. Oltre ai tre anni di carcere che le restano, dovrà pagare anche una multa di 26mila euro.

Stefania Moretti


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21 aprile, 2013

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