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Viterbo - Dopo il consiglio comunale saltato, l'assessore Ubertini mette in guardia sui rischi della mancata approvazione e attacca l'opposizione

“Zitelle, senza piano di rischio niente impianto termale”

di Giuseppe Ferlicca
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Le Zitelle proprietà della Itet

– “Senza piano di rischio, niente impianto termale alle Zitelle”.

Dopo il consiglio comunale saltato proprio sull’approvazione del piano per l’aeroporto, l’assessore all’Urbanistica Claudio Ubertini va all’attacco, confutando le tesi della minoranza, secondo cui i vincoli che compresi nel piano impedirebbero all’Itet di realizzare il progetto e ricordando a chi come il presidente Gabbianelli (Pdl) e il consigliere Tofani (Udc) hanno lasciato l’aula facendo venire meno il numero legale, che dall’Enac la richiesta per il piano rischi dorme in un cassetto dall’agosto 2007.

Quando erano rispettivamente sindaco e assessore.

“Noi come amministrazione – spiega Ubertini – abbiamo preso in mano la situazione e ci siamo chiesti come mai l’Itet volesse delocalizzare la cubatura dalle Zitelle”. Trasformando la cubatura da ricettiva a residenziale, al Barco.

Sono andato personalmente all’Enac lo scorso ottobre insieme al segretario generale – ricorda Ubertini – e in quel momento ci hanno confermato che in assenza di un piano di rischi, tutta la zona è completamente inedificabile”.

Quindi addio al complesso termale.

“Noi invece vogliamo che l’impresa realizzi il progetto termale – precisa l’assessore – ma senza il piano è impossibile. Approvandolo, invece, il sessanta per cento dei 120mila metri cubi previsti li realizzeranno.

Ci sono comunicazioni che risalgono all’agosto 2007 da parte dell’Enac in cui si parla del piano rischi. All’epoca era sindaco Gabbianelli e assessore Tofani, gli stessi che l’altro ieri hanno abbandonato il consiglio comunale e tra le motivazioni c’era il fatto che la vicenda fosse venuta fuori soltanto ora. Così non è”.

Per Ubertini, qualcuno ha problemi anche di memoria a breve. “All’ordine del giorno del consiglio comunale – ricorda Ubertini – c’è un punto richiesto dal capogruppo Pd Ugo Sposetti per chiedere alla conferenza Stato – regioni che sia mantenuto e confermato il carattere strategico dell’aeroporto di Viterbo sul piano nazionale dello sviluppo aeroportuale.

Quindi, al Pd quando fa comodo lo scalo c’è ed esiste, quando non fa comodo non c’è. Bisogna pure essere coerenti, il riferimento in consiglio comunale da parte del sindaco sulla coerenza era anche riferito a questo.

E’ dal 2000 che siamo saliti sul carro dell’aeroporto. Gli atti ci sono ed hanno il loro valore”.

Approvando il piano rischi, però, una parte del progetto termale andrà a ricadere nella zona A, non edificabile. Presumibilmente, l’Itet poi chiederà di spostare quella cubatura altrove.

“Il punto – insiste Ubertini – è che con il piano rischi qualcosa fanno, senza no. L’Enac lo ribadisce a chiare lettere. Nuove opere non possono essere messe in cantiere se preliminarmente non si dà il via al provvedimento”.

Dall’opposizione sostengono invece che non serva, perché lo scalo di Viterbo a tutti gli effetti è militare e non civile.

“Ma non è così – precisa Ubertini – il presupposto da cui dobbiamo partire è che quell’aeroporto è militare, aperto al traffico civile. Se fosse stato soltanto militare, il problema non si sarebbe posto.

E’ a uso civile in base a un decreto ministeriale del 2000. Non è che il consiglio comunale può decidere che siccome il traffico civile è soltanto limitato a pochi voli mensili dell’aeroclub, allora lo consideriamo solo militare. Lo decide il ministero.

Qui comunque c’è solo un aspetto che ha dell’incredibile: dal 2007 l’Enac ha fatto presente il problema del piano rischi, siamo arrivati al 2013 e ancora non abbiamo dato una risposta. Negativa o positiva. Di questo come amministrazione dovremmo preoccuparci”.

Giuseppe Ferlicca


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4 aprile, 2013

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