– Ambulante rapinato in strada in pieno giorno, cinque arresti.
E’ stato accerchiato e si è sentito puntare qualcosa addosso. Spray urticante o, forse, una pistola. Gli hanno detto: “Fermo o ti spariamo”.
Lui, un venditore ambulante senegalese, è rimasto paralizzato dalla paura. Mentre uno lo teneva fermo sotto la minaccia dell’arma, un altro lo perquisiva. Alla fine, non trovando i soldi, gli hanno strappato i borsoni con la merce. Prima di andarsene, avrebbero anche tentato di investirlo. Tragedia scampata solo per la prontezza dell’uomo, che si è buttato a terra ed è riuscito per un soffio a evitarli.
E’ successo tutto in pieno giorno e in pieno centro, ieri mattina a Pescia Romana. Un passante ha chiamato immediatamente i carabinieri della stazione locale, coordinata dal maresciallo Sergio Ferraro. I cinque rapinatori sono stati bloccati più tardi dagli uomini del comandante Stefano Girelli, dopo un rocambolesco inseguimento sull’Aurelia, in direzione Civitavecchia.
La loro folle corsa è finita al chilometro 88 della statale, nel territorio di Tarquinia. I cinque, tutti romeni, quattro uomini e una donna, hanno tra i 20 e i 25 anni. Dagli accertamenti dei carabinieri, risulta che hanno precedenti per rapine, furti e sequestro di persona. Uno era uscito dal carcere proprio pochi giorni fa, per una rapina da duecento euro a un ottantenne.
In tasca avevano coltelli a serramanico e taglierini. Nel furgone, un arsenale di arnesi da scasso e persino uno spray urticante superparalizzante, in dotazione all’esercito americano. Un accessorio tutt’altro che comune, impossibile da trovare in una normale armeria.
Non basta. Sul cellulare di uno dei cinque, era conservato il raccapricciante filmato di un’esecuzione: un uomo decapita una donna inginocchiata a terra con una sega. Immagini di un’agonia terribile, rallentata volontariamente dall’uomo, per prolungare la tortura.
Il video è tuttora al vaglio dei militari, che stanno indagando per capire se sia stato scaricato da Internet o girato dai cinque. Potrebbe anche trattarsi di un falso. Ma se così non fosse, resta da accertare l’identità dell’assassino e della vittima e il perché di quel crudele omicidio in diretta, rimbalzato sul cellulare dell’arrestato.
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