– Non è tornato a Viterbo per fare promesse, Beppe Grillo lo dice alla folla a chiare lettere, con il Movimento 5 stelle non funziona così, ma quando scende dal palco allestito a piazza del Comune, una promessa i viterbesi riescono a strappargliela: “Tornerò – dice Grillo – a settembre, per santa Rosa, la fate ancora la manifestazione con la Macchina?” (video * fotogallery 1 * fotogallery 2).
La gente si raduna alla spicciolata ad ascoltarlo, del resto lui con il suo camper arriva alle 17 in punto, senza concedere il classico quarto d’ora accademico. Reduce da Siena e diretto a Roma per chiudere la campagna elettorale, alla fine saranno in oltre millecinquecento ad applaudirlo, in un venerdì pomeriggio carico d’appuntamenti elettorali. Il pubblico ascolta e non solo, partecipa al comizio suggerendo a tratti pure gli argomenti, le battute.
“Questa è una città meravigliosa, sono passato – precisa Grillo – non dovevo esserci”. Ma c’è: “Io non so perché siete qui, per guardare me o fare un’opera di cambiamento di questa città?”. Pare per la seconda che ha detto, sentendo il pubblico.
Sotto palazzo dei Priori, con il candidato sindaco Gianluca De Dominicis: “Apriremo questo comune. Potrà succedere qualsiasi cosa, non avremo il sindaco a Viterbo? Pazienza, metteremo dentro tre o quattro consiglieri, benissimo.
Faremo i bilanci partecipativi, cosa fare lo deciderà la gente con referendum propositivi da inserire nello statuto del Comune. Rimarranno di merda anche stavolta.
Quando siamo entrati al comune di Parma sono rimasti sbigottiti, in Sicilia ci dicevano che non ce l’avremmo fatta. Primo partito in Sicilia. Sono rimasti di merda anche lì.
Ci siamo diminuiti lo stipendio del 75 per cento e oggi con i soldi che rimangono facciamo microcredito alle piccole imprese. Lo stiamo facendo.
Poi se voi ci considerate come gli altri fate quello che volete. Non sono venuto a elemosinare nessun voto”.
A piazza del comune per dire che lui è tra i pochi, se non l’unico ancora a scendere tra la gente: “Il nano non va più nelle piazze per ragioni organizzative, dice. Non c’è n’è uno che giri in mezzo alla gente”. Ma dal pubblico c’è chi lo dirotta su altri argomenti. “Non te capisco – ironizza Grillo – se me parli in dialetto stretto li mort..”. Vuole parlare di lavoro.
“Sei disoccupato da cinque anni? Sei nella media. Io non sono venuto qui a prometterti un lavoro, non ce la faccio. Ho il camper pieno di biglietti di gente che mi dice d’avere perso la casa, il lavoro, non ha più i soldi per mangiare.
Non sono sant’Antonio con la bacchetta magica che viene qua a risolvere i problemi, io vi dico di aprire gli occhi e capire chi questi problemi li ha creati, non certo il Movimento 5 stelle.
Di noi parlano solo per gli scontrini, ma i nostri parlamentari lavorano fino a mezzanotte, abbiamo presentato proposte di legge sull’impignorabilità della prima casa, abbiamo un progetto che non costa nulla, si chiama Social house per recuperare stabili inutilizzati, con lo Stato che fa da garante e chi entra si occupa di recuperarle.
Vogliamo togliere dalla strada la gente che non ha più un lavoro, con il reddito di cittadinanza, per chi non ce la fa. Come accade in tutti i paesi civili. Dopo avere rifiutato per tre volte un lavoro perdi il sussidio”.
Grillo fa pure un’analisi sull’elettore tipo del Pdl: “Una larga parte di chi vota Berlusconi galleggia sulla crisi, non vuole cambiare. Si dicono, chi me lo fa fare di cambiare? Ho una casa, ho un appartamento in affitto con cui integro la mia pensione, non vogliono cambiare”. Ma perde il filo del discorso perché vede Rocchetti, il musicista suo amico in prima fila e che già l’altra volta aveva incontrato a piazza del Teatro. “Poi scendo e ti saluto”.
Non sfugge a Grillo l’ultimo tweet del premier Letta: “Lo ha fatto per dire che è stato raggiunto l’accordo sul finanziamento ai partiti. Cosa vuol dire sotto elezioni? Bluffano, mentre il Paese se ne sta andando.
Dicono che io gestisco i soldi, ma io non gestisco niente, mentre la Finocchiaro propone una legge per farci chiudere, per equipararci a un partito, ma noi siamo movimento. Se vareranno una legge simile non ci presenteremo alle elezioni e a nove milioni di persone sarà impedito di votare, a noi che in tre anni siamo diventati la prima forza politica”.
A Gargamella – Bersani ricorda quando gli aveva teso la mano, dandogli una possibilità per un’intesa: “Comincia dando indietro i rimborsi elettorali, noi ne abbiamo dati indietro 42 milioni. Comincia coi tuoi 48 con i quali hai preso gli anticipi dalle banche. Non serve una legge, basta un assegno post datato.
Bastava che votassero Rodotà. Adesso hanno fatto una legge per chi disturba nelle assemblee. Passibile di condanna penale. Ti mettono in galera se disturbi”.
Una signora dal pubblico: “Siamo in una dittatura”. E lui rincara: “Siamo oltre”. Con una politica incomprensibile, perché evidentemente così deve essere. “Le leggi le votano alzando le mani o pigiando un tasto, per cambiare il comma quindici della legge quattordici. Non capisce un cazzo nessuno e votano.
Noi le leggi andiamo a prendercele e le leggiamo”.
E un monito: “Con noi non si ruba più. Che è pure fuori moda e non c’è più niente da rubare”.
Chiusura con le istruzioni su come votare: “Una X sul Movimento 5 stelle, solo una X – conclude Grillo – senza preferenze, senza nomi, sennò vi sbagliate. Lo so, vi sbagliate.
Una X e basta, poi uscite e basta. Non lo dite a nessuno. Se vi chiedono cos’hai votato rispondete non lo so”.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY