![]() Filippo Rossi pesa il suo programma ![]() Filippo Rossi pesa il suo programma |
– A chi sostiene che quelli di Viva Viterbo sognino a occhi aperti, senza un programma per la città, Filippo Rossi suggerisce di pesare le parole (il programma di Viva Viterbo).
Lui invece, preferisce pesare qualcos’altro, i programmi altrui e quello della sua lista civica. Che non è un programma, ma un progetto. “Di crescita economica e occupazionale – ribadisce Rossi – per la città. Abbiamo un’idea ben precisa, che altri non hanno”.
E se le ricette messe in campo dai principali avversari di Viva Viterbo valessero un tot al grammo, sarebbero perfette in un ferreo regime di dieta. “Per gioco – spiega Rossi – abbiamo preso i programmi pubblicati, visto che è obbligatorio depositarli e li abbiamo analizzati”. E soppesati con una vecchia bilancia in metallo.
“Quello di Marini pesa cinquanta grammi, quello di Michelini solo trenta, trattandosi di sole sette pagine. Il nostro di programma è composto da sessantasei pagine e pesa 350 grammi”. Senza trucco e senza inganno, non l’hanno scritto con font times new roman carattere 30.
“Il sindaco uscente che presenta un programma di dieci pagine – osserva Rossi – significa o che non ce l’hanno o ce l’hanno e non ce lo vogliono dire”.
Lo stesso dicasi per il Pd & company. “Gigli, Fioroni e Sposetti – dice ancora Rossi – finalmente si sono messi d’accordo per governare la città e uno s’immagina che avranno passato nottate insonni sul da farsi. Invece hanno prodotto un programma che non c’è. L’imprenditore prestato alla politica in salsa viterbese (Michelini) ha proposto un elenco della spesa, quasi un indice.
Si fanno votare perché espressione d’apparati politici o hanno qualche idea?”. Domanda da soppesare con attenzione.
“Noi che le cose le vogliamo fare sul serio, abbiamo un progetto, a fronte di altri che non hanno nemmeno un’idea di come Viterbo dovrebbe diventare”.
Messa da parte la bilancia, è Claudio Margottini, vice sindaco designato, a dare un peso al progetto di Viva Viterbo: “Impostato su crescita e capacità occupazionale – osserva Margottini – non un elenco della spesa, ma un programma, pensando che da determinate azioni debba derivare un beneficio economico e in termine d’occupazione per i cittadini.
Abbiamo pensato il cambiamento in 220 obiettivi da conseguire negli anni e tutti portano a una strategia complessiva di sviluppo, non stanno lì a caso”.
Quindi il turismo, pensare a ridare vita al centro arricchendolo da dentro, senza dimenticare i problemi di tutti i giorni: “Abbiamo studiato – anticipa Margottini – anche a un ufficio delle piccole cose, perché un’amministrazione impegnata su obiettivi più grandi non deve trascurare la vita quotidiana dei cittadini.
Gli altri pensano ad azioni senza prospettiva, parlano di cose da realizzare, magari pure corrette, ma in tutti manca l’obiettivo, capire da che parte si vuole andare”.
Qualcuno per Luciano Osbat non ha capito che Viterbo può cambiare: “Come mai tornando da un viaggio all’estero – precisa Osbat – almeno per due giorni ci si chiede perché da noi non possono esserci servizi e comodità che altrove sono la norma? Poi apri i giornali, vedi la foto di Marini e capisci.
La risposta non è l’ascensore a valle Faul o un parcheggio, ma il coraggio d’avere grandi prospettive. Con quali mezzi? Intanto cominciamo a ragionare con quelli che abbiamo, altrimenti Viterbo non cambierà mai”.
Cambiare, virando verso più trasparenza. “Puntiamo a stroncare la malagestione – osserva Giacomo Barelli – all’insegna della trasparenza. Vogliamo disincentivare i contratti sottosoglia, mentre per l’affidamento diretto si dovrà andare ad accordi quadro con le associazioni e soprattutto disincentivare la scelta delle gare vinte con ribasso eccessivo”.
Altro che sogni, idee concrete secondo Filippo Rossi: “E’ un programma strutturato – conclude il candidato sindaco di Viva Viterbo – e non pensato da intellettuali che si dicono quanto sia bello presentare un libro.
Puntiamo a essere tutti più ricchi, perché Viterbo è una città povera. Un modo esiste ed è basato sulle idee e così pure i soldi, si trovano”.
Giuseppe Ferlicca
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