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Carabinieri - Operazione Stop - 28 in manette, arresti anche a Viterbo

Le mani della ‘Ndrangheta sul commercio del caffè

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Operazione Stop, la conferenza stampa

Operazione Stop, la conferenza stampa

– Operazione stop contro la ‘Ndrangheta, ventotto persone in manette (Fotocronaca).

Arresti anche a Viterbo da parte dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza.

Si tratterebbe di presunti appartenenti alla cosca Acri-Morfo di Rossano, arresti eseguiti in Calabria ma anche a Vigevano, Viterbo, Parma e Cuneo.

Sequestrati beni per circa quaranta milioni di euro nei confronti in particolare di tredici indagati, in relazione a diciassette società, per un fatturato complessivo di circa trenta milioni di euro, venticinque immobili acquistati a un prezzo complessivo di nove milioni di euro, quarantacinque rapporti bancari, con saldi positivi per circa cinquecentomila euro, quarantacinque autoveicoli, acquistati a un prezzo complessivo di circa cinquecentomila euro, sette polizze assicurative per un controvalore di circa ventimila euro.

La cosca, stando agli accertamenti, avrebbe avuto il controllo della vendita di caffè, riuscendo a imporre a bar, stabilimenti balneari e altre attività commerciali l’utilizzo di determinate marche di prodotti.

L’operazione Stop è stata avviata nel gennaio 2009 dalla Sezione Anticrimine di Catanzaro del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, estata incentrata, dapprima, sulla ricerca e la successiva cattura di Nicola Acri che, dall’estate del 2007, si era reso latitante, sfuggendo all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Sezione del Gip presso il tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, poiché ritenuto responsabile dell’omicidio di Luciano Converso nel novembre 2007.

A seguito della cattura di Acri, a Bologna in data nel novembre 2010, è stato identificato e catturato Salvatore Galluzzi, braccio destro di Acri, di cui, dopo l’arresto, aveva raccolto l’eredita nella direzione delle attività della ‘ndrina Rossanese. Le indagini successive hanno portato all’esecuzione dei 28 provvedimenti restrittivi (19 in carcere e 9 agli arresti domiciliari).

Secondo gli investigatori, avevano conseguito il controllo e lo sfruttamento delle risorse economiche della zona, potendo contare sulla piena partecipazione di ciascun associato e sulla disponibilità di un vero e proprio arsenale di armi da guerra (kalashnikov) e comuni da sparo, ponendo in evidenza i ruoli di primo piano, rivestiti oltre che dal capo Nicola Acri, da Salvatore Morfo’, Gennarino Acri, fratello di Nicola, Salvatore Galluzzi, Sergio Esposito e Francesco Sommario.

Come riportato dai carabinieri, il sodalizio usava minacce e violenze verso i commercianti e piccoli imprenditori per imporre l’approvvigionamento di prodotti alimentari quali pane e caffè, ma anche acqua minerale e birra esclusivamente presso società riconducibili alla cosca, vessando al tempo stesso la concorrenza, cui di fatto sarebbe stato impedito di operare nel comprensorio rossanese.

I soldi che ottenevano, erano reinvestiti in attività commerciali, gelaterie in particolare, anche negli Stati Uniti.

Le ramificazioni, stando agli investigatori sarebbero arrivate anche al mercato degli stupefacenti, mentre sarebbero stati accertati anche condizionamenti al voto per il rinnovo del consiglio comunale di Rossano Calabro, a favore di un avvocato candidato. Addirittura un elettore sarebbe stato anche percosso pur di indurlo a dare la sua preferenza alla persona indicata.


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19 giugno, 2013

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