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Viterbo - Comune - Intervista all'assessore Giacomo Barelli

“Nessuna differenza tra Caffeina e gli altri eventi culturali”

di Paola Pierdomenico

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Giacomo Barelli, assessore alla Cultura

Giacomo Barelli, assessore alla Cultura

-“Nessuna differenza tra Caffeina e gli altri eventi culturali”.

Giacomo Barelli taglia corto sulle polemiche in seguito alla sua nomina da assessore alla cultura ritenuta da alcuni un evidente caso di conflitto di interessi per la sua vicinanza a Caffeina del patron Filippo Rossi. Per Barelli il punto è un altro e cioè è pensare alla valorizzazione della cultura che l’assessore definisce il “petrolio della città”.

Come ha preso la notizia dell’assessorato?
“Molto positivamente – dice Barelli -, ma anche con grande senso di responsabilità nei confronti di chi ci ha votato e di tutta la città. In campagna elettorale abbiamo generato delle aspettative che ora dobbiamo provare a soddisfare. Sono contento, ma allo stesso tempo attento a capire a fondo quello che mi aspetta”.

Il primo pensiero quando le hanno annunciato che avrebbe fatto parte della giunta?
“Che si andava lavorare e che non sarebbe stato un lavoro facile”.

Quale situazione eredita dalla precedente amministrazione?
“Siamo ancora in una fase di valutazione, vedrò con calma quello che è stato fatto. So di certo che rispetto al modello precedente, serve un’amministrazione più propositiva, lungimirante e che soprattutto tenga fede agli impegni presi, compatibilmente con le possibilità di bilancio”.

Lungimiranza su quali punti.
“In generale sui progetti. Bisogna dare al settore cultura e turismo una rilevanza maggiore di quanto è stato fatto fino a oggi. L’amministrazione su questo non può essere passiva, ma il vero motore delle proposte e delle decisioni da prendere”.

Qual è la situazione della cultura a Viterbo?
“La cultura è il motore della nostra città, ma le sue potenzialità non sono mai state sfruttate a sufficienza. E’ quindi potenzialmente messa bene, ma di fatto c’è tanto da fare. Vogliamo rendere concrete queste peculiarità”.

Quali sono le priorità da mettere in atto?
“La priorità assoluta è dare il giusto peso alla cultura e al turismo che sono il petrolio del nostro paese e in particolare della nostra città. Un volano per l’economia e per creare occupazione”.

Come pensa di impostare il suo lavoro?
“Come ho sempre fatto, puntando sulla concretezza e la praticità, senza tanti fronzoli”.

Ha in mente un piano di rilancio del settore culturale?
“Abbiamo in mente delle idee che, a breve, metteremo in pratica. In poco tempo abbiamo già dato dei segnali importanti con la proroga dei bandi per la presentazione delle proposte dell’estate e del settembre viterbese e è stato poi convocato un incontro con tutti i soggetti coinvolti nella riapertura di Ferento. Con la partecipazione del cmune di Viterbo, l’Università della Tuscia, la Provincia di Viterbo, la Soprintendenza per l’Etruria meridionale, la Soprintendenza per i beni ambientali e monumentali del Lazio e i privati coinvolti”.

Come pensa di portare avanti e valorizzare manifestazioni culturali come Ludika, Medioera o il Tuscia operafestival?
“Non ci sono differenziazioni. Cercheremo di valorizzare allo stesso modo tutte le manifestazioni che ci sono sul territorio con la massima apertura alle associazioni”.

E’ stato criticato per la sua vicinanza a Caffeina. Come pensa di comportarsi nel momento in cui ci sarà da prendere delle decisioni su questa manifestazione?
“Agirò come con tutte le altre manifestazioni. Il metro di giudizio sarà lo stesso e non ci sarà né un più né un meno per Caffeina. Il punto è cambiare quello che fino ad oggi per noi non è andato bene, valorizzando le manifestazioni. Nessuna differenza tra Caffeina e gli altri eventi culturali”.

Le manifestazioni culturali si concentrano di più nel periodo estivo. Secondo lei è possibile spalmarle su tutto l’anno? 
“Più che spalmarle punterei ad aumentarle. Viterbo deve proporre cultura e va fatto un progetto per far sì che la nostra città viva di cultura per tutto l’anno, attirando gente sul territorio. E’ complicato, ma questo è il nostro obiettivo”.

Qual è lo stato del teatro dell’Unione. Come interverrete su questo gioiello che non è mai stato sfruttato appieno. 
“Il teatro dell’Unione non è mai stato sfruttato. Nei prossimi giorni vedrò lo stato dell’arte dei lavori per capire come farlo ripartire. Va valorizzato come merita, perché deve diventare il fiore all’occhiello di questa città”.

Ci sono altri posti in città che potrebbero essere destinati ad attività culturali e sui quali vuole intervenire?
“Ce ne sono tantissimi. I passaggi sono due, l’incontro con le associazioni per raccogliere le proposte, pensando agli stati generali della cultura e in un secondo momento censire il patrimonio immobiliare del comune inutilizzato per capire le problematiche dal punto di vista strutturale e giuridico e poi capire come sfruttarli”.

Dopo le polemiche, sente ancora di più il peso della sfida che l’attende nei prossimi anni?
“Assolutamente no. Sono cosciente delle responsabilità che mi attendono e del fatto che dovrò fare bene, ma credo questo sia il primo pensiero di ogni buon amministratore. Sono abituato a fare le cose bene, mettendoci tutto me stesso. Le critiche sono state fatte su di me e non sul mio operato. Ormai mi preme solo di iniziare a lavorare incontrando tutte le associazioni, senza problemi o preconcetti. Spero di collaborare con loro a fare cose buone per la città”.

Paola Pierdomenico


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28 giugno, 2013

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