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Viterbo - Comune - Intervista all'assessore all'Urbanistica Alvaro Ricci

“Voglio contribuire a far crescere la città”

di Paola Pierdomenico

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Alvaro Ricci, assessore all'Urbanistica

Alvaro Ricci, assessore all’Urbanistica

– “Voglio contribuire alla crescita della città”.

Ha saputo della sua nomina di assessore dieci minuti prima della conferenza di presentazione della giunta e non si è nemmeno concesso il tempo di un sorriso. Dopo cinque anni all’opposizione per Alvaro Ricci arriva la promozione. Il neo assessore all’Urbanistica della giunta Michelini a poche ore dalla proclamazione pensa già al da farsi.

Infrastrutture, valorizzazione del centro storico, rinascita degli edifici pubblici e delle fontane. Sono solo alcune delle linee guida che ha in mente per lo sviluppo di Viterbo. Un progetto che definisce ambizioso e impegnativo e al quale vuole contribuire per far sì che i suoi figli lo ricordino come un amministratore utile alla città.

Che effetto fa sentirsi chiamare assessore?
“E’ un’emozione bella e affascinante – dice Ricci -. Sento però tutto il peso di questo incarico e del lavoro complicato che mi aspetta”.

Urbanistica, edilizia pubblica e privata, centro storico ed espropri. Deleghe pesanti, come pensa di gestirle?
“Insieme alla città e a tutte le associazioni. Voglio condividere con loro un progetto di sviluppo. La chiave di volta per me sta nel portare avanti un proficuo rapporto tra l’amministrazione e la cittadinanza”.

Ha già in mente delle priorità da cui partire?
“Lo scopo è modernizzare la città, per esempio con la realizzazione delle infrastrutture, a partire dal raddoppio della Cassia, dal collegamento Teverina-Ciprovit-Cassia a quello di Santa Barbara. Opere che possono essere portate a termine anche con la collaborazione dei privati per far ripartire l’economia”.

Centro storico aperto o chiuso?
“Se ne sono dette tante e non voglio cadere nel banale. L’apertura o la chiusura hanno senso solo nel momento in cui il centro storico torna a rivivere. Bisogna innanzi tutto risvegliare l’interesse per gli edifici pubblici, come per esempio l’ex tribunale, il palazzo Calabresi, ma anche piazza del Comune che deve essere il salotto della città e non un parcheggio di auto. Lo scopo è quello di portare gente e aiutare i commercianti che ci lavorano”.

Altra questione sono le fontane.
“Le fontane devono essere restituite al loro significato storico e culturale e riportate all’antico splendore. Inizieremo a lavorare  per renderle pulite, belle e godibili e perché da subito tornino a zampillare”.

Il problema traffico, invece, come sarà affrontato?
“Il traffico deve essere limitato nel weekend a partire dalle ore serali e in concomitanza con le manifestazioni culturali che animeranno il centro storico da qui a settembre. Servono criteri logici per non penalizzare nessuno”.

Solo nel weekend e nelle ore serali, quindi?
“Bisogna partire da un punto. Iniziamo a limitare in occasione degli eventi per poi predisporre un piano anche dopo che questi si concludono per consentire alla gente di passeggiare senza problemi”.

Interverrete sul piano regolatore?
“Il piano regolatore è uno strumento importante per avere un disegno completo della città. Ci servirà per individuare le linee guida di un progetto di sviluppo in collaborazione con le forze produttive e sociali della città e dare risposte immediate, soprattutto all’economia”.

Un piano di interventi che sembra ben studiato…
“Non voglio fermarmi qui, pretendo molto da me stesso e mi impegnerò al massimo. Un altro punto su cui voglio battermi sarà lo spostamento dal parcheggio del Sacrario del mercato settimanale che si potrebbe srotolare su via Marconi, via Ascenzi o addirittura in piazza del Comune. Di ragionamenti da fare ce ne sono tanti e presto inizieremo in maniera concreta a metterli in atto”.

Quali sono le mancanze più evidenti che eredita dalla passata amministrazione?
“La mancanza principale è l’assenza di un vero progetto di sviluppo per la città al quale si collegano poi tutte le questioni sollevate in precedenza”.

Lei, invece, che progetto ha in mente per la città?
“Viterbo vanta grandi manifestazioni culturali che devono essere valorizzate per far sì che il nome della città si leghi a certi eventi che sono in grado di richiamare turisti da tutta Italia. Tutte opportunità che negli anni precedenti non sono state sfruttate a sufficienza. Viterbo deve essere ricordata per le sue qualità e non per la sporcizia o i parcheggi selvaggi. Ora spetta a noi avviare questo processo di valorizzazione”.

Che sensazione si prova a passare dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza e soprattutto in veste di assessore?
E’ una grande responsabilità. Mio fratello vedendo alcune foto sui giornali mi ha chiesto perché fossi sempre arrabbiato, triste e mai sorridente. In realtà non è così. Il fatto è che da subito ho sentito il peso di questo incarico che mi è stato affidato. Non sono riuscito a godermi la soddisfazione perché mi sono calato nel ruolo e ho iniziato a lavorare con la mente per individuare un percorso da seguire. Sono abituato a fare sempre passi avanti e pretendo molto da me e da chi lavora con me”.

Per cosa vuole essere ricordato in questo mandato?
“Mio padre, che ho perso da giovanissimo, è stato un amministratore a fine anni ’60. Ricordo una sua frase in cui diceva di voler essere ricordato dalla città e dai suoi figli per un qualsiasi intervento positivo fatto. Oggi io vorrei lo stesso per i miei di figli. Mi piacerebbe lasciare un segno, non importa quanto grande, ma un segno”.

Come ha fatto nel campo del volontariato…
“Quello è un orgoglio. Sono stato uno dei più stretti collaboratori di Giorgio Schirripa e con lui ho contribuito a fondare e far crescere l’associazione Eta Beta. Nel 1995 quando è nata questa associazione non avrei mai immaginato che sarebbe arrivata dove è oggi. Se potessi ripercorrere la stessa esperienza in comune, sarei felicissimo. Da parte mia, ci metterò lo stesso entusiasmo pur consapevole che si tratta di un compito ben diverso. In questi cinque anni voglio contribuire a far crescere la città. Voglio crederci e vedremo se ne sarò capace”.

Cosa ne pensa della nuova squadra di Palazzo dei Priori?
“Molto positiva. In consiglio ci sono giovani motivati, propositivi e preparati con i quali voglio lavorare per beneficiare del loro entusiasmo, del loro intuito e delle loro sensibilità. Insieme saremo una miscela vincente per la nostra città”.

E sugli assessori?
“Molti li conosco da poco mentre con altri ho condiviso già un percorso. L’impressione anche in questo caso è positiva”.

Francesco Serra ha sbagliato a rifiutare l’incarico?
“Secondo me Serra è un valore aggiunto per l’amministrazione. Non conosco i motivi della sua decisione, ma credo dovesse stare in squadra. Se invece non vuole far parte della giunta, evidentemente, qualche errore lo abbiamo fatto un po’ tutti, compreso lui. Mi auguro che riveda le sue decisioni, ma non posso di certo forzare nessuno”.

Però non avrebbe agito come ha fatto lui…
“Beh io sono dentro. Probabilmente la mia scelta avrà avuto un percorso diverso dal suo che l’ha resa più facile e automatica”.

Nessun rimpianto, quindi…
“Solo un po’ di sofferenza per il fatto di essermi dimesso da consigliere. Ho accettato con grande entusiasmo l’incarico, ma allo stesso tempo mi è un po’ dispiaciuto aver messo fine a un’esperienza che per me è stata molto significativa”.

Paola Pierdomenico 


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20 giugno, 2013

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