(g.f.) – “Talete non se la prende con la povera gente e non stacchiamo brutalmente le utenze”.
Parola del presidente Marco Fedele.
Ma la società le bollette deve pur riscuoterle e alla notizia che partiranno avvisi, è scoppiato il finimondo. In gran parte da politici. Ai quali, va un consiglio: anziché fare campagna elettorale (finita da un pezzo), s’informassero oppure acqua in bocca.
“Non ce la prendiamo con la povera gente – precisa Marco Fedele – e non è vero che solo oggi ci accorgiamo della morosità. Non appena siamo stati nominati, abbiamo visto subito che c’erano oltre sette milioni di crediti verso utenti e solo lo scorso anno siamo riusciti a recuperare due milioni e 900mila euro del pregresso.
Senza panico, che forse altri vorrebbero creare. Nessuno se n’è accorto”.
E se il problema delle bollette salta fuori ora, la ragione è semplice: “Perché è esploso nella fatturazione del primo trimestre 2013 – spiega il presidente – per i mesi di gennaio, marzo, aprile, dei quali noi abbiamo contezza a maggio.
Siamo passati da una morosità fisiologica del dieci per cento, al 44 per cento. Su un totale di bollette pari a sei milioni e 200mila euro, ha pagato il 56 per cento, ovvero tre milioni e mezzo circa.
E’ evidente per chiunque che una quantità simile di crediti non riscossi, farebbe crollare pure la Microsoft”.
Una morosità generalizzata e non legata in particolare a territorio o tipologie d’utenza: “Abbiamo analizzato il fenomeno, che risulta diffuso sul territorio in modo generalizzato.
Lo attribuiamo in parte alla crisi e in parte all’arsenico. Forse una forma di protesta.
Ma pure qui, il problema non può essere addebitato a Talete. Talete semmai lo subisce. La problematica arsenico c’era prima che Talete nascesse. Stiamo ancora aspettando dalla regione i dearsenificatori promessi per il 2012”.
Per il recupero dei crediti la società idrica non si è rivolta a realtà come Esattorie o Equitalia. “Abbiamo impiegato un numero importante di dipendenti. Abbiamo spedito 1746 raccomandate di sollecito in cui abbiamo dato venti giorni di tempo per regolarizzare la situazione, un termine congruo.
Abbiamo riscontrato che il 30 per cento ha pagato non appena ricevuto il sollecito, il 40 per cento, invece, ci ha contattati, segnalando d’avere problemi e abbiamo concesso la possibilità di rateizzare. E’ rimasto un 30 per cento di morosi”.
Per i quali: “Dopo venti giorni – precisa Fedele – i nostri dipendenti vanno dall’utente e non è che gli staccano il contatore. Gli preavvisano solo il distacco.
Se la persona in questione ci chiede d’aspettare, vuole rateizzare il pagamento, si bloccano ovviamente le procedure.
Solo in caso di rifiuto a pagare si procederà. Non aggrediamo l’utente. Non è come per il servizio elettrico, che con una bolletta saltata si diminuisce la tensione e poi si stacca”.
Nel descrivere Talete come un mostro disumano, forse si è esagerato, giusto un po’. “Le procedure scattano comunque solo per morosità grave. Dopo tre o quattro bollette non pagate. Come prevede la legge.
Se non si paga la prima, c’è l’avviso sulla seconda, poi sulla terza. Ma non solo.
A particolari utenze come ospedali, scuole, case di cura, asili, il distacco non avviene. Noi chiamiamo i servizi sociali dei comuni e chiediamo di farci presenti eventuali casi critici. E ci comportiamo di conseguenza.
Anche se ce lo segnala direttamente l’utente, noi ci rivolgiamo sempre ai servizi e valutiamo la situazione. Caso per caso”.
Insomma, prima d’arrivare a portarsi via il contatore, di acqua ne deve passare e parecchia.
Intanto stanno per partire altre ottomila lettere a utenti che non hanno pagato.
“Ma io vorrei anche dire che a chi ci critica per presunti costi eccessivi, che appena insediati ci siamo resi conto che per salvare Talete servivano più entrate e minori uscite.
Ecco perché dal bilancio abbiamo tagliato un milione e mezzo di euro di spese, con accordi sindacali, assegnando ai dipendenti funzioni che prima erano affidate all’esterno e riducendo fortemente il parco mezzi, razionalizzando l’uso.
A chi vorrebbe chiudere Talete, ricordo che è una società pubblica, i soci sono tutti i comuni della Tuscia e non è il consiglio d’amministrazione a decidere.
Ci lavorano 154 persone e io sono orgoglioso di loro, per quello che fanno. Ci dedicano la vita e hanno accettato accordi sulla retribuzione per garantire il futuro dell’azienda.
E’ la politica che deve dare risposte. Non si può scaricare tutto addosso a Talete, compreso il problema arsenico.
Talete è il gestore, ovvero gestisce quanto altri decidono. Non sento nessuno che dice d’essere andato in regione o al ministero per risolvere la situazione.
Una volta buttato il problema addosso a noi, tutto a posto.
A tutti vorrei dire che la campagna elettorale è finita e un po’ più di collaborazione sarebbe utile per risolvere i problemi dei cittadini.
Dal canto mio, dico che i dati sono pubblici e a disposizione di gruppi movimenti, associazioni. Li invito a venire, prendiamo un caffè e mostro loro tutta la documentazione che vogliono.
Non ci sono stati ritardi e non c’è niente da nascondere”.
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