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Viterbo - Comune - In un pesante documento rispondono al tentativo di umiliare la "rappresentanza democratica cittadina"

Capigruppo in rivolta contro Filippo Rossi

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Filippo Rossi

Filippo Rossi 

– Gruppi consiliari in rivolta contro Filippo Rossi. Prospettato l’allontanamento dal cuore politico della città.

I capigruppo di Pd, Sel, Pdl, Movimento 5 stelle e Viterbo2020, Fondazione e Fratelli D’Italia, fino ad ora, hanno firmato una lettera contro il presidente del consiglio comunale.

A scatenare le penne dei capigruppo è stata la richiesta di Rossi al sindaco Michelini di buttare fuori i consiglieri dai locali di via Fontanella di Sant’Angelo. Stanze usate tradizionalmente da tutti i gruppi sia per riunioni che per le conferenze stampa. Al posto dei gruppi consiliari potrebbero andare gli uffici dell’assessorato alla Cultura, sembrerebbe.

In cambio Rossi avrebbe proposto una stanza nella sede del comune di via Garbini. Giochetto semplice: io prendo quella “vecchia” in centro e a voi lascio quella nuova fuori le mura.

E’ bastato questo per mettere i capigruppo d’accordo. D’accordo nel dire che loro la stanza a via Garbini proprio non la vogliono.

E per essere ancora più chiari non solo glielo hanno detto ma hanno anche scritto una lettera per dire al presidente del consiglio: che no, loro la stanza a via Garbini proprio non le vogliono, che resteranno dove sono sempre stati. Tanto più che il presidente Rossi non li ha nemmeno consultati prima di avanzare una simile richiesta.

Nella missiva dei capigruppo sono state spiegate le motivazioni per cui non vogliono privarsi della stanza in centro, prima fra tutte l’allontanamento della vita politica della città in favore di un luogo deputato agli uffici tecnici. “Inoltre non comprendiamo – c’è scritto nella lettera dei capigruppo -, quale sia la motivazione e la necessità di tale spostamento. Non si comprendono le motivazioni e non sarebbero compresi i disagi e le spese necessarie al trasloco e alla sistemazione dei nuovi locali”.

Per i capigruppo la volontà di Rossi, se confermata, sarebbe una grave violazione dei rapporti istituzionali, e per questo sperano che tale necessità sia solo frutto di inesperienza. Come dire che Rossi vuole umiliare la rappresentanza democratica della città.

“Non riteniamo opportuno – affermano i capigruppo –  che i gruppi consiliari, rappresentanti dei cittadini viterbesi e democraticamente eletti, vengano geograficamente allontanati dal palazzo comunale, sede dei consigli comunali, e dal luogo dove gli uffici amministrativi a loro adibiti e la presidenza del consiglio comunale sono ubicati.

Ancor peggio, per essere delocalizzati presso gli uffici tecnici, quando invece il ruolo del gruppo consiliare risulta essere la massima espressione politica della rappresentanza democratica cittadina”.

E poi arriva l’affondo contro chi dovrebbe rappresentare l’intero consiglio e dovrebbe difendere le prerogative dei rappresentanti dei cittadini: Filippo Rossi.

“Quanto al merito – continua il documento -, ci sembra quanto meno singolare che il presidente del consiglio, che ricordiamo è figura di garanzia e tutela di tutto il consiglio comunale, si sia arrogato tale diritto di iniziativa senza aver preliminarmente consultato i capigruppo”.

Con santa pazienza i capigruppo tentano di far capire a Rossi quale sia il suo ruolo.

“E’ invece compito del presidente del consiglio fornire, nei limiti del possibile, una adeguata dotazione organica e tecnologica per il buon funzionamento degli stessi. Ciò detto, auspichiamo che tale iniziativa sia frutto di una svista o frutto di inesperienza e non della volontà da parte del presidente di destinare diversamente quegli spazi: se ciò fosse, si tratterebbe di una grave violazione dei rapporti istituzionali e di una errata interpretazione del proprio ruolo di tutela e garanzia dell’intero consiglio comunale

Nella certezza che si tratti di una richiesta espressa nella massima buona fede, chiediamo tuttavia il mantenimento dell’assetto logistico attuale e il conferimento ai capigruppo delle chiavi e della sistemazione definitiva al fine di poter essere messi nelle condizioni di operare”.


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20 luglio, 2013

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