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Politica - La proposta della consigliera comunale Martina Minchella

“Baby pit stop” anche a Viterbo

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Martina Minchella

Martina Minchella

Riceviamo e pubblichiamo – Il consiglio comunale di Viterbo, premesso:

che il latte materno rappresenta in assoluto il miglior alimento per i neonati, perché fornisce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nella prima fase della loro vita; contiene inoltre sostanze bioattive e immunologiche che non si trovano nei sostituti artificiali e che invece sono fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, sia per favorire il suo sviluppo ottimale;

che l’organizzazione mondiale della sanità (Oms) riconosce nell’allattamento al seno il più potente indicatore di salute al mondo;

che l’Oms, l’Unicef, l’accademia americana di pediatria e la “Strategia globale per l’alimentazione infantile” dell’Unione europea, recepite anche dal nostro ministero della salute, raccomandano l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita e poi complementare prolungato, secondo il desiderio della mamma e del bambino;

che nel 2009 è stato istituito, presso il ministero della salute un ‘Comitato nazionale multisettoriale per l’allattamento materno’ a cui sono attribuite funzioni di proposta e orientamento allo scopo di facilitare il buon funzionamento di una rete nazionale di protezione, promozione e sostegno dell’allattamento materno. Tale comitato, inoltre, dovrà incentivare e promuovere, presso le regioni e le amministrazioni locali, percorsi formativi e di aggiornamento degli operatori sanitari e sociali e vigilare sulla corretta applicazione del “Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno” nonché delle norme nazionali;

che l’Oms e l’Unicef stimano che se tutti i bambini fossero allattati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita, ogni anno si salverebbe la vita di circa 1,5 milioni di essi, vittime delle malattie e della malnutrizione;

che l’Oms e l’Unicef raccomandano di creare ambienti accoglienti per favorire l’allattamento materno (Passo 6 dell’iniziativa comunità amica dei bambini per l’allattamento materno di Unicef Uk);

che ogni mamma e ogni bambino hanno il diritto di poter tranquillamente uscire e vivere le proprie città senza temere le difficoltà “logistiche” comuni per tutti i genitori che hanno dei bambini piccoli, come  sfamarli e cambiarli in luoghi consoni;

che è “civicamente e socialmente doveroso” per ogni Comune andare incontro alle esigenze di tutti i cittadini, genitori e bambini compresi, che non possono essere ostacolati e/o condizionati nella loro vita sociale dalla mancanza di servizi e strutture adeguate che permettano alle mamme di uscire con i propri figli anche se molto piccoli;

che il Comune di Viterbo è impegnato a sviluppare politiche a supporto delle famiglie nel percorso nascita e a studiare servizi specifici a sostegno delle famiglie con figli;

che esistono già, in altre città, dei centri denominati “Baby pit stop” (pit stop-termine usato in Formula 1 che indica un’area di sosta per il rifornimento veloce di carburante, cambio di ruota, ecc…) aree per le mamme ed i bambini, allestite all’interno di un esercizio o spazio pubblico (bar, farmacia, ristorante, supermercato, biblioteca, università, stazione, ecc), dove sarà possibile fare il “pieno di latte” e il cambio di pannolino;

che nel 2006 L’Unicef/Onu ha assegnato all’ospedale di Belcolle il riconoscimento di “Ospedale amico del bambino”.

Considerato:

che l’allattamento al seno non ha orari fissi, né un numero definito di poppate nell’arco della giornata: ogni bimbo ha un suo stile alimentare e diversi tempi di poppata;

che le madri che allattano dovrebbero essere messe in condizione di andare ovunque e di allattare i propri bambini quando lo richiedono;

che i bambini hanno diritto a stare con le loro mamme per la poppata quando necessario, anche se non sono più neonati;

che le madri hanno diritto di muoversi senza restrizioni e di portare i loro bambini con loro;

che non c’è ragione di limitare la libertà di movimento delle madri durante l’allattamento per presunte ragioni di convenienza sociale o di suscettibilità morale;

che la società dovrebbe adeguarsi e creare le condizioni perché questo possa avvenire.

Visto:

gli articoli 6, 24 (comma 2 lettera d), 26 e 27 della “Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo” del 1989, ratificata in Italia con legge 176 del 27 maggio 1971;

la dichiarazione degli innocenti dell’1 agosto 1990, recepita dalla 45esima assemblea mondiale della sanità nel maggio del 1992, sulla promozione, la protezione e il sostegno dell’allattamento al seno viene formulata e adottata dai partecipanti ad un incontro dell’Oms/Unicef e altre agenzie internazionali sul tema “L’allattamento negli anni ’90: un’iniziativa globale”;

che nel 1994 – all’assemblea mondiale della sanità (Wha) a cui partecipano i ministri della sanità di tutti i paesi, l’Italia vota a favore della risoluzione Wha numero 47.5 che dichiara che “l’organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda l’allattamento esclusivamente al seno per tutti i bambini fino all’età di sei mesi di vita”;

che nel maggio 1996 – La 49esima assemblea mondiale della sanità approva un documento che sottolinea le difficoltà incontrate nell’applicazione del codice di commercializzazione dei surrogati del latte materno, e incoraggia (al punto numero 4) i governi a fare sì che vengano adottate misure adeguate per incoraggiare l’allattamento al seno, comprese informazioni ed educazione nel contesto dei servizi sanitari primari;

che nel novembre 1996 – Al vertice mondiale della Fao a Roma intitolata “Cibo per tutti”, l’allattamento al seno viene riconosciuto come mezzo indispensabile per assicurare cibo per neonati e bambini.

chiede:

al sindaco e alla giunta

di prevedere e porre in essere tutte le azioni necessarie affinché siano creati dei “Baby pit stop” all’interno di spazi pubblici ed esercizi commerciali, che possono costituire un’importante rete di sostegno alla donna che allatta e che si trova fuori casa col proprio figlio;

di definire in particolare all’interno degli edifici/uffici comunali un’area dedicata alla creazione di un centro “baby pit stop”;

di segnalare adeguatamente con opportuna cartellonistica e altre forme di pubblicità l’allocazione in città dei “baby pit stop”;

Martina Minchella
Consigliere comunale Pd


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9 settembre, 2013

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