– Era di una nobildonna frai 35 e i 40 anni, lo scheletro inumato trovato nella tomba dell’Aryballos sospeso di Tarquinia.
A rivelare che si trattasse di una ricamatrice, è il contenuto della pisside in lamina di bronzo sepolta con lei, ossia un cofanetto che racchiudeva aghi da filatura, emersi dalle radiografie dell’ università la Sapienza.
“Il contenuto – spiega la soprintendente ai Beni archeologici dell’ Etruria meridionale Alfonsina Russo, che ha diretto gli scavi nella necropoli della Doganaccia – permette di datare il complesso tra il VII e i primi decenni del VI secolo a.C. e di definire il ruolo della nobildonna: una ricamatrice di lussuosi tessuti, come quelli raffigurati nella pittura funeraria di Tarquinia”.
Gli scavi sono stati avviati nel 2008 in collaborazione con Alessandro Mandolesi, docente di Etruscologia e antichità italiche all’ università di Torino. Nel sepolcro, inviolato per 2600 anni, fu deposto più tardi anche un uomo incinerato, forse il figlio.
Il team di archeologi e ricercatori, autori della scoperta è stato premiato ieri dal presidente del consiglio regionale Daniele Leodori, che ha assicurato il contributo della Regione “per la valorizzazione dell’ area, l’ allestimento di una mostra e una pubblicazione”.
“I materiali, ora nelle mani dei restauratori della Soprintendenza e dell’ Iscr, saranno oggetto di studi per poi essere mostrati al pubblico in un percorso di valorizzazione”, ha fatto sapere il ministro ai Beni culturali Massimo Bray.
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