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Viterbo - Comune - Dopo quattro mesi d'amministrazione Michelini, l'ex sindaco Marini (Fi) va all'attacco: "Non ce li abbiamo lasciati noi in un mare di guai, ci si sono messi"

“Incapaci e inetti”

di Giuseppe Ferlicca

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Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Giulio Marini

Giulio Marini

Daniele Sabatini

Daniele Sabatini

Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Claudio Ubertini

Claudio Ubertini

Claudio Ubertini, Giulio Marini

Claudio Ubertini, Giulio Marini

Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Claudio Ubertini, Giulio Marini, Daniele Sabatini, Antonella Sberna

Viterbo – “Non ce li abbiamo lasciati noi in un mare di guai, ci si sono messi perché sono incapaci, non hanno dimestichezza con la pubblica amministrazione”.

Giulio Marini (Fi) ha ascoltato in silenzio per quattro mesi le lamentele del sindaco Leonardo Michelini e dei suoi assessori su quanto disastrata sia la situazione a palazzo dei Priori, su quanti problemi hanno dovuto affrontare. Sperava che prima o poi avrebbero smesso di piangere, mettendosi al lavoro.

Purtroppo non è successo e l’ex primo cittadino stamani ha deciso di rompere il silenzio che si era imposto. Esattorie, patto di stabilità, lavori bloccati. L’elenco è lungo. Ci sarebbe da piangere, ma sul serio, secondo Marini.

La vicenda del patto di stabilità regionale è la cartina di tornasole dell’operato del centrosinistra. Alla regione il comune ha chiesto tre milioni di euro, gliene sono stati concessi un milione e duecentomila euro, che arrivano a due con quello incentivato. Ovvero: il 39 per cento. Nel 2012 il comune di Viterbo ha ottenuto complessivamente il 171% rispetto a quanto aveva chiesto e nel 2011 il 183%. Quasi il doppio rispetto alla richiesta iniziale.

“Non voglio insegnare a nessuno – osserva Marini – ma un comune che si rivolge in modo forte alla regione, i risultati a casa ce li porta. Oggi, se si fossero dati da fare, avremmo le esigenze della città soddisfatte, invece, per la loro inettitudine, bloccheranno i pagamenti.

La giunta ha un atteggiamento negativo per la città. Ma non lo dico io. Lo dicono i cittadini. Tanti viterbesi oggi si rivolgono a me in modo diverso rispetto alla loro scelta di giugno. Qualcosa è cambiato”. Chissà se nelle loro stanze, chi amministra se n’è accorto.

“Non ho lasciato le casse vuote, ma piene – incalza Marini – ma la regione con il patto di stabilità così concesso impedisce di fare iniziative o forse non sono proprio in grado di farle. Non hanno ancora portato nelle commissioni il bilancio da approvare.

Qualche problema ce l’hanno loro, non è stato creato da altri. Rifarsi sempre sull’amministrazione precedente è stucchevole. Sono stato quattro mesi in silenzio, ma adesso basta. Ho lasciato opere che dovevano partire, se almeno fossero in grado di portarle avanti… due milioni per le strade, ma non sono asfaltate, il marciapiedi da rifare alla Mazzetta, la pavimentazione a piazzale Africa, il parcheggio alle Pietrare che non apre.

Mi pare che il doveroso apprendistato per chi entra in un’amministrazione stia durando anche troppo”.

Il punto della situazione in un incontro con il capogruppo Claudio Ubertini, la consigliera Antonella Sberna, il collega in regione Daniele Sabatini e pure gli ex assessori Paolo Muroni e Giovanni Arena, questi ultimi fra il pubblico.

“Rispetto a quanto richiesto alla Regione per il patto di stabilità, mancano due milioni di euro – osserva Ubertini – la sola soluzione che hanno per chiudere il bilancio è aumentare le imposte.

Ma noi siamo anche preoccupati per la modesta attività che l’amministrazione Michelini sta mettendo in campo. In quattro mesi il nulla. E la prossima seduta di consiglio sarà di nuovo composta solo da mozioni e ordini del giorno”.

Nella politica del non fare, Daniele Sabatini vede molte analogie fra Michelini e il presidente della regione Nicola Zingaretti: “Anche sul patto di stabilità – spiega Sabatini – nonostante a un comune come Viterbo si stia concedendo un terzo rispetto alla richiesta, si leggono ovunque commenti trionfalistici, ma gli enti locali sono in grave sofferenza e non so come riusciranno ad andare avanti.

Se il patto elettorale fra Zingaretti e Michelini si basa su questi presupposti, sarebbe stato molto meglio non averlo sottoscritto. Sindaco e presidente sono accomunati dallo stesso modo di agire, bravissimi nella politica degli annunci”.

 Il capitolo Esattorie

 Sulla società che fino a giugno riscuoteva i tributi per il comune è un rimpallo di responsabilità fra vecchia e nuova amministrazione. Ma l’ex sindaco Marini invita pure in questo caso il suo successore a uscire allo scoperto e a non dare colpe ad altri.

A Esattorie è stata tolta la riscossione. All’appello mancano quattro milioni e mezzo di euro di tributi riscossi, ma non versati alle casse comunali.

“Noi siamo stati molto attenti – precisa Marini – abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità. Tutto è partito dal 22 novembre 2012, quando la Procura della repubblica di Torino ha bloccato le attività di una serie di persone, compresa Sandra Marcucci, titolare Esattorie, che aveva in affidamento il servizio per diverse amministrazione in Italia, fra cui Viterbo. Fino a quel momento nei versamenti non c’erano grosse differenze.

Il campanello d’allarme è suonato a dicembre e il 27 abbiamo formalizzato la richiesta per il rinnovo della fideiussione, aumentata a tre milioni di euro in caso d’insolvenza. Abbiamo ottenuto anche coperture patrimoniali sul dovuto.

A febbraio informiamo il consiglio sulla situazione, ma nel frattempo Esattorie aveva firmato un piano di rientro da 500mila euro. Ne ha pagati 800mila in tutto.

Faccio presente che si tratta di una società che ha ottenuto la concessione dal ministero”.

Oggi per quella fideiussione che il comune dovrebbe incassare, l’assicurazione che l’ha stipulata si è opposta: “Mi sembra normale – spiega Marini – le compagnie fanno il loro mestiere, fanno resistenza. Su Esattorie c’è un’indagine sull’uso di denaro pubblico in maniera impropria, non solo a Viterbo. Vedremo.

Rispetto a noi, ad esempio in Molise, la regione si è fatta carico di trovare una soluzione per i lavoratori. Da noi non è successo e a 38 persone il 31 dicembre scade la cassa integrazione”.

Per l’assessora Luisa Ciambella i quattro milioni e mezzo non riscossi sono stati un fulmine a ciel sereno. “Intanto questo ammanco non influisce oggi sul comune, semmai in futuro – spiega Marini – io se a febbraio avessi subito interrotto i rapporti con Esattorie, non avrei incassato gli 800mila euro e avrei lasciato a casa i lavoratori, con la regione che era in campagna elettorale e quindi con tutte le difficoltà per reperire ammortizzatori sociali”.

Se fosse stato Marini appena eletto a trovarsi in questa situazione? “Avrei fatto tutto quello che dovevo, ma non devo spiegare niente. Basta pensare a quello che mi sono trovato io appena entrato”. Cev e tutto il resto. “Ho fatto il mio lavoro, non guardando in faccia nessuno”.

La seconda vita di Tusciaexpò

 I consiglieri sono un fiume in piena e già che ci sono, dedicano un po’ d’attenzione anche all’assessore allo Sviluppo economico Antonio Delli Iaconi: “Vuole resuscitare Tusciaexpò – spiega Claudio Ubertini – la società nata per far decollare la fiera, di cui Delli Iaconi è stato presidente e sappiamo bene com’è finita.

Adesso la voglio mantenere per lanciare una sorta di centro agroalimentare alla Volpara. Adesso, in un momento di crisi come questo. Questa mi pare come quella delle Macchine di santa Rosa nelle piazze per Natale. La mattina ognuno si alza e dice la sua”.

 Ex terme Inps, altro che regalo

 “La riqualificazione dello stabilimento è importante – precisa Marini – ma il presidente Zingaretti, invece di passare al comune la metà della proprietà come aveva promesso nel patto sottoscritto con Michelini, ci ha caricato solo di spese, cedendo al comune di Viterbo il cento per cento degli oneri per avviare le procedure, che diventano di competenza dell’amministrazione comunale. Un grande regalo”.

 Le delibere di giunta dormienti

 C’è anche spazio nella conferenza stampa fiume, per ricordare delle delibere di giunta non pubblicate. Come anticipato stamani, all’ufficio non arrivano più atti da un mese. “Ieri mattina – racconta Marini – alle 9.15 siamo andati all’ufficio giunta per avere notizie su delibere di giunta di cui si sente parlare, ma che non vediamo pubblicate.

Ci hanno detto che stanno alla firma del sindaco. Un fatto gravissimo, per il quale abbiamo scritto al segretario generale. Solo che poi abbiamo visto pubblicato l’avviso per l’amministratore unico Francigena, in cui si fa riferimento alla delibera di giunta che lo stabilisce, ma la delibera non è pubblica. Abbiamo di nuovo scritto al segretario generale, un altro fatto gravissimo. Di fronte a certe cose, io eviterei di dare la colpa agli altri”.

Giuseppe Ferlicca

 


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26 ottobre, 2013

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