Viterbo – Dalla Tares alla Tarsu, dalla sera alla mattina. Quando si dice tenere il punto, l’amministrazione comunale, da strenuo difensore della nuova tassa sui rifiuti, è passata a essere la sua carnefice, eliminandola per tornare alla vecchia imposta.
Una manovra di retromarcia che dall’opposizione hanno giudicato fra le più spericolate che si siano mai viste. Si ritorna alla Tarsu, ma pure per la minoranza, che questa tesi l’aveva sposata dal primo momento, non c’è il lieto fine.
Anziché cantare vittoria, incalzano di nuovo l’amministrazione: l’aliquota applicata, del 16,80% è troppo alta. E con un emendamento pensano di proporre il 10, se non il sei per cento.
Altro grattacapo per l’assessora al Bilancio Luisa Ciambella. Che però non ci sta e ribalta le tesi del centrodestra. “L’amministrazione, per ridurre il più possibile l’aumento, ha ulteriormente raschiato il fondo del barile, riducendo un incremento previsto del 19,20 per cento, al 16,80.
Altro non si può fare, perché quello che stiamo approvando è un bilancio di previsione di fine anno, che non dovevano approvare noi e che di previsione non ha più nulla: chi ci ha preceduto ha speso più del consentito, noi abbiamo portato al minimo la spesa.
Non abbiamo aumentato l’Irpef grazie ai tagli al bilancio, altro non si può fare e non c’è altro da tagliare. Ci piacerebbe prendere lezioni, ma non possiamo, a meno che la minoranza non voglia ricercare risorse, guardando la cattiva gestione delle partecipate in passato, che certo non abbiamo creato noi”.
Partecipate a parte, rimane il fatto che siete partiti a spron battuto con la Tares, avete presentato il bilancio e ora ci ritroviamo la Tarsu. Non è proprio normale. “Dal momento del deposito del bilancio fondato sulla Tares sono successe molte cose, l’intendimento dell’amministrazione era puntare sulla Tares perché è il futuro, gli uffici hanno fatto un lungo lavoro e poi la futura Trise, che imporrà il governo, si basa sulla Tares.
Pensavamo che adottando correttivi verso le categorie più vessate, si potesse tenere in equilibrio la tassazione. Abbiamo un solo intento: non gravare sulle tasche dei viterbesi.
Cos’è successo per costringervi a tornare sui vostri passi? “Da simulazioni chieste agli uffici si è capito in modo inequivocabile che non era possibile controllare l’impatto della nuova tassa sul tessuto sociale ed economico, da lì abbiamo valutato non solo di tornare alla Tarsu, ma trovato modi per favorire ulteriormente il contribuente”.
Come? “Abbiamo mantenuto il fondo per le famiglie meno abbienti, confermando l’importo di 100mila euro. L’esenzione è totale per quelle con un reddito Isee fino a ottomila euro, del 50 per cento fino a quindicimila euro. Inoltre abbiamo cercato di contenere il più possibile l’incremento della Tarsu, al 16.80 per cento”.
Come mai vi siete accorti così tardi che la Tares non poteva funzionare? Alcune simulazioni le avevate fatte e avevate sostenuto come amministrazione, che era un’imposizione sostenibile. Cosa è successo? “Il nostro lavoro si è concentrato simulando quanto avrebbero pagato le categorie più vessate, famiglie con situazioni reddituali molto difficili.
Si è tanto parlato delle banche, ma noi abbiamo ridotto le agevolazioni da da 47 a 27. Tutto per gradi.
Quando abbiamo chiesto ulteriori miglioramenti, in particolare per le famiglie più numerose, gli uffici hanno realizzato che con la Tares non era proprio possibile intervenire.
Inoltre, è mancato anche il tempo, ma è un problema che hanno anche le altre amministrazioni comunali, di verificare pure l’effetto della Tares su categorie più abbienti.
Di fatto l’impatto è devastante. Un contribuente con un nucleo familiare di quattro persone, una casa normale e che pagava quattrocento euro di Tarsu, sarebbe arrivato a pagare novecento euro di Tares.
Importo più che raddoppiato. Di fronte a questa situazione, la posizione della giunta non è cambiata: abbiamo continuato ad andare nella direzione per favorire il contribuente”. Ovvero, rimanere alla Tarsu.
Non si poteva prevedere prima l’impatto nel suo complesso, della Tares?
“No, anche secondo gli uffici e pure secondo me. Quando abbiamo presentato il bilancio, ancora non c’erano elementi concreti per avere la situazione completamente sotto controllo.
Non si poteva prevedere, tanto che ci sono comuni che hanno adottato il bilancio in tempo utile, con le tariffe Tares e ora stanno cercando soluzioni per tornare indietro.
A differenza nostra non si sono preoccupati di fare simulazioni per le diverse fasce. Di fatto hanno spedito le cartelle e le cronache ci raccontano cos’è successo: proteste, occupazioni di binari della metropolitana. Ma ora non possono fare più nulla. Noi, nonostante i tempi stretti, abbiamo fatto tutte le valutazioni e nell’interesse del contribuente, scelto questa via”.
L’opposizione in consiglio comunale, però, ha sempre sostenuto che si sarebbe dovuti rimanere con la Tarsu. Sono stati lungimiranti, o ritiene che sia stato un caso?
“Io vengo dall’esperienza in minoranza e oggi mi rendo conto che parlare da quei banchi è molto più semplice e più sgravato da responsabilità.
Credo che avrebbero sostenuto l’opposto di quanto noi avremmo sostenuto. A prescindere. Non penso che i partiti di minoranza abbiano avuto modo di fare le simulazioni, il loro è un modo per mettersi in contrapposizione.
Io rivendico il fatto che bisogna andare avanti. La Tares prevede un principio semplice, si paga in base a quanti rifiuti produci, ma è dal 1999 che questa norma andava applicata e non è successo. Che la minoranza ci abbia visto lungo non lo credo”.
Adesso c’è un bilancio varato dalla giunta, basato sulla Tares, mentre si applicherà la Tarsu. E il bilancio va approvato entro il 30 novembre. Tanta confusione. “In realtà il progetto di bilancio approvato è un qualcosa di non cristallizzato, è un’ipotesi. Tanto in commissione quanto in consiglio comunale è modificabile, quindi non vedo da questo punto di vista grosse difficoltà”.
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