Viterbo – “Sull’arsenico il presidente della regione Nicola Zingaretti se ne lava le mani”.
Dopo la lettera fatta arrivare agli amministratori da parte dello stesso Zingaretti, interviene per Fratelli d’Italia, Paolo Bianchini.
“Il presidente – continua Bianchini lascia i comuni con il cerino in mano, obbligando la presa in carico degli impianti, ma la realtà è un’altra”.
Contenuta in un’interrogazione presentata dall’europarlamentare FdI Marco Scurria. Nel documento si chiede, visti gli elevati costi da sostenere per la dearsenificazione e tutti gli impianti, l’intervento economico da parte dell’Unione Europea. La risposta è negativa.
Ci deve pensare la regione. “Gli obblighi stabiliti dalla direttiva in relazione all’arsenico sono entrati in vigore nel 2003 – spiega Janez Potočnik nella sua risposta – da allora, l’Italia si è avvalsa delle possibilità di deroga.
Nel 2010 la commissione ha concesso la terza deroga e, a norma della direttiva, non è possibile concedere altre deroghe. I periodi di deroga sono stati concepiti anche per poter realizzare gli investimenti necessari a fronteggiare questi problemi. Il recupero dei costi dei servizi idrici va fatto tenendo conto delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche, nonché delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni interessate”.
Una strada per ottenere fondi europei ci sarebbe, ma non riguarda il Lazio: “Gli investimenti finalizzati a soddisfare i requisiti previsti dalla direttiva possono essere finanziati, in linea di principio, tramite i programmi di finanziamento dell’Ue (a esempio, il Fondo europeo di sviluppo regionale — FESR).
Tuttavia, poiché il Lazio è una regione sviluppata, con un Pil regionale superiore al 90 per cento della media Ue, non è ammissibile il finanziamento di infrastrutture ambientali, in questo caso per l’acqua potabile, tramite il Fesr”. Per Bianchini una risposta chiara: “E’ la regione che deve farsi carico del problema e non passare la palla ai comuni”.
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