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Viterbo - Il fondatore del Wwf getta acqua sul fuoco dell'allarmismo e spiega quale sia la situazione reale

Lupi nella Tuscia? Fortunato chi ne incontra uno…

di Fulco Pratesi
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Fulco Pratesi, fondatore del WWF

Fulco Pratesi, fondatore del Wwf

Un lupo

Un lupo 

Viterbo  – In tanti anni che mi occupo di lupi, a iniziare dalla fondazione del Wwf nel 1966 e dell’inizio dell’Operazione san Francesco, organizzata nel 1973 assieme al Parco nazionale d’Abruzzo, di storie di lupi ne ho conosciute tante.

A cominciare da quando, nei primi anni ’70 dello scorso secolo, i lupi in tutta Italia erano rimasti solo in cento e su di essi gravava una taglia di 20mila lire.

Poi, poco a poco, grazie alle campagne dell’associazione che riabilitarono il nemico di cappuccetto rosso e dei tre porcellini, la tradizionale avversione contro questo magnifico canide si attenuò. Anche perché i danni ad esso attribuiti si erano rivelati in gran parte riconducibili ai branchi di cani inselvatichiti che, causa l’inciviltà, battevano (e battono) le campagne.

Nella provincia di Viterbo, che frequento fin dalla nascita, grazie all’assenza di grandi montagne e la limitata percentuale di aree boschive, di lupi si è sempre parlato poco. E solo una volta mio padre, percorrendo una profonda forra boscosa nei comuni di Corchiano e Gallese, ebbe l’emozione di vederne uno.

Che ora i lupi, i quali, grazie alle civili e severe misure di protezione che vigono in Italia e in Europa, abbiano riconquistato ambienti, dagli Appennini alle Alpi, dove erano stati scacciati, è considerato un grande successo del nostro Parco nazione dal quale la riscossa ha preso inizio, garantendo alla specie di raggiungere quasi i 1000 esemplari, dall’Aspromonte alle Alpi.

A fronte di eventuali danni (che vanno approfonditamente verificati e – nel caso si riscontri la responsabilità dei lupi – prontamente risarciti) si possono enumerare i vantaggi in termini di arricchimento della biodiversità, di garanzia di equilibrio ecologico nelle aree forestali e di contenimento di specie invasive come il cinghiale.

Nelle montagne piemontesi, dove l’arrivo dei lupi ha destato preoccupazioni, la regione e il Wwf hanno provveduto a fornire agli allevatori recinti elettrificati e cani da pastore.

Nella nostra azienda di Pian Sant’Angelo, Oasi Wwf dal 1984 e Monumento naturale regionale dal 2000, le greggi che vengono a pascolare sono accompagnate da numerosi cani da pastore che le difendono da qualsiasi attacco, anche se di lupi da anni non si hanno notizie.

Fulco Pratesi

 


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21 novembre, 2013

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