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Viterbo - Comune - Nel 1999 un progetto era stato redatto da Siena parcheggi, dimenticato in qualche cassetto e venuto fuori dopo il viaggio dell'assessore Ricci nel capoluogo toscano

Piano traffico e sosta, persi quattordici anni

di Giuseppe Ferlicca

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Il piano parcheggi  del 1999

Il piano parcheggi del 1999

Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

Viterbo – Chiusura del centro storico, a Viterbo il piano parcheggi e di sistema integrato per il traffico e la sosta che tutti vogliono, c’è già. Da quattordici anni è rimasto parcheggiato in qualche cassetto.

Nel lontano 1999 è stata predisposta un’ipotesi di progetto da parte di Siena Parcheggi, società pubblica che gestisce le zone di sosta nel capoluogo toscano e redatto dall’architetto Massimo Bianchini. Un piano che negli anni è andato molto piano. Nonostante fosse stato redatto da chi rispetto a Viterbo è avanti di almeno cinquant’anni sull’argomento.

Il documento è saltato fuori dopo che l’assessore al Centro storico Alvaro Ricci è andato a Siena a incontare i colleghi e ad avere un primo contatto con la realtà senese e l’approccio dell’amministrazione sul centro storico.

L’architetto Bianchini che lo ha redatto, divideva il sistema delle aree di sosta in due grandi sottosistemi: uno destinato ai residenti del centro storico e zone immediatamente limitrofe e l’altro, di fluido accesso perimetrale esterno, che non interferisca con quello interno.

Nel 1999, su un totale di 8.059 residenti, le auto di chi viveva dentro le mura erano 4.393, con 2540 parcheggi, quindi con un deficit fra vetture e posti disponibili, fra le ottocento e le mille unità, considerando anche i 484 garage.

La sosta dentro le mura, stando all’ipotesi di progetto, passava attraverso una razionalizzazione dell’esistente, puntando a diminuire la circolazione dovuta alla ricerca di un posto.

Per il funzionamento del sistema, due erano i parcheggi ritenuti fondamentali: seminterrato da ottocento posti a valle Faul e interrato da 350 posti a porta Fiorentina. Collegati con strutture mobili e meccanizzate.

Tra i cinque e i dieci chilometri dalla città, il progetto prevedeva cartelli con il canale radio sulla cui frequenza ricevere informazioni su viabilità e zone di sosta, quindi a circa un chilometro, cartelli con i nomi delle aree e la disponibilità residua. Già nel 1999 si parlava di un sistema automatizzato dei parcheggi, attraverso il controllo centralizzato e la connessione internet.

Gli esperti si raccomandavano di portare avanti il sistema integrato di gestione di traffico e sosta, per stralci operativi: “Coinvolgendo – si legge nel documento – le singole realtà cittadine, senza le quali ogni sforzo è inesorabilmente destinato al naufragio politico ed economico.

Il problema può essere affrontato in diversi momenti, con particolare riferimento agli investimenti necessari, alle risorse finanziarie disponibili e ai ritorni attesi dagli investimenti”.

Lo scopo era quello di promuovere e facilitare l’arrivo a Viterbo. “Gli elementi utili alla riuscita del progetto – si legge – sono una mirata politica della sosta, che non corra dietro a opere stravolgenti le abitudini, la cultura, le tradizioni degli abitanti di Viterbo, una politica tariffaria sensibile sia alle necessità dei residenti, sia degli abitanti dei centri limitrofi, oltre che dei turisti”.

Si prevedevano accordi con operatori commerciali in determinati periodi quali quello natalizio o dei saldi, oltre ad abbonamenti a tariffa ridotta non solo per i residenti, ma pure per chi lavora in centro e per periodi prolungati.

Accadeva nel 1999. Se si fosse cominciato a lavorarci seriamente, forse oggi il centro di Viterbo sarebbe punto di forza e non di debolezza per la città.

Dopo quattordici anni di “pausa di riflessione” è forse il momento di prendere in mano la situazione. Altrimenti il problema centro storico si risolverà da solo. Morte per cause naturali.

Giuseppe Ferlicca


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8 novembre, 2013

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