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L'alambicco di Antoniozzi - Il Festival delle luci a Viterbo? Una pecionata degna di un paesino di duecento anime

Culo che non vide mai camicia, gran festa je fece…

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

L'inaugurazione del festival delle luci

L’inaugurazione del festival delle luci

L'anteprima del festival delle luci a piazza del comune

L’anteprima del festival delle luci a piazza del comune

Piazza San Pellegrino deturpata

Piazza San Pellegrino deturpata 

I catafalchi a piazza del comune

I catafalchi a piazza del comune 

Fontana grande deturpata

Fontana grande deturpata 

La fontana di piazza del Gesù deturpata

La fontana di piazza del Gesù deturpata 

Viterbo – Caro Carlo,

sono quel tuo amico cui piace cantare, quello che “ha venduto la casa e si è trasferito altrove”. Anzitutto ti ringrazio per il voto di fiducia, ma la casa è ancora in vendita: capirai da te che non è semplicissimo, vista la situazione economica in cui ci troviamo e soprattutto vista la situazione di degrado in cui versa il centro storico, vendere una casa dentro le mura. Quindi sono ancora qui, perlomeno fino a marzo, mese in cui traslocherò comunque, casa venduta o meno (fotocronaca 2 –  fotocronaca1 – video).

E dunque, caro Carlo, sabato sera facevo ritorno dalla Scozia dove sto lavorando a una nuova produzione di “Don Pasquale” per la Scottish Opera e guidando verso porta Faul vedo quattro fasci di luce provenire dalla città e propagarsi verso il cielo. “Oh, è cominciato il Festival delle luci” mi sono detto: sai che c’è? Molliamo la valigia e andiamo a vedere!

Mi credi se ti dico che non trovo parole per descriverti quello che ho visto? Non so da dove cominciare. Da piazza Fontana Grande, forse, dove il fuso della fontana è illuminato da quattro proiettori piazzati ai bordi della fontana stessa. I proiettori, Carlo, non solo ruotano illuminando mezza fontana, la parte alta per la precisione, ma sfarano anche sui palazzi circostanti (probabilmente vuoti come molte delle case del centro, sicché il problema di disturbare eventuali residenti non si pone) e, non ci crederai Carlo, cambiano colore. Alla destra della fontana un citycolor illumina la facciata dell’ex tribunale, cambiando colore anche questo. Oh!

Oppure potrei parlarti di piazza del Comune. La parte con gli archi a tutto sesto che sorregge la facciata è stata illuminata anch’essa con dei motorizzati che cambiano colore (è il festival delle luci, dopotutto) mentre sulla parte alta, quella delle finestre, si proiettano immagini dei dipinti di Sebastiano del Piombo esposti nella sala Regia, e palline colorate, e fiocchi, e buon Natale. Poco importa se la parte sopra e la parte sotto cozzino come un incidente d’auto sul raccordo anulare: è il messaggio che conta.

Pensa che c’è anche proiettato l’orario di apertura della mostra, dalle 9 alle… alle… cazzo, non riesco a leggere. Sarà perché non avendo fatto, i tecnici della proiezione, una mappatura dell’architettura, le immagini vengono sparate su tutta la facciata e la data di chiusura finisce per esser proiettata su una finestra risultando completamente illeggibile. Però le immagini sono belle. Soprattutto il faccione un po’ mascolino della Madonna, triplicato, fa tanto Natale perché ricorda immediatamente una celebre marca di panettone.

E poi le immagini cambiano non con quel brutto effetto moderno che le sfumerebbe una nell’altra: no, no! Cambiano come se fossero sparate dal proiettore di diapositive della nonna, slittando verso sinistra e lasciando intravedere la diapositiva successiva, il che fa tanto famiglia, ricordi, infanzia, Natale, bello!

Tutto questo viene impreziosito da un proiettore rotante a luce bianca che spara una macchia di luce sul quadrante dell’orologio della torre, indi su un bordino del palazzo sottostante, indi sul nulla.

A piazza del Gesù pare che l’omonima chiesa abbia il morbillo perché sull’ormai onnipresente base a luce cangiante, che mi pare di aver capito a questo punto essere il concetto portante del festival, appaiono dei puntolini anch’essi cangianti che ruotano un po’ per tutta la piazza a simboleggiare, penso, l’inarrestabile diffusione della cultura viterbese.

Piazza della Morte sembra l’anticamera di una discoteca, curioso, e difatti la discoteca c’è: piazza san Carluccio. Han pensato anche ai giovani. Bravi.

La facciata del duomo, come te la racconto? Mentre i colori cangiano sul palazzo Papale (cosa che ai viterbesi credo piaccia, perchè tentarono di impormela durante la mia ultima – non in senso temporale – collaborazione col Tuscia Operafestival) una cometa schizza dal palazzo verso un cielo stellato riprodotto sulla parte alta dell’opera voluta dal Cardinal Gambara. Bell’effetto, lo facevamo già nel settanta in parrocchia col presepe, non ha mai mancato di strappare un “ooooh” di meraviglia. Sotto questo cielo, immagini più o meno sacre ma sfocate, a voler simboleggiare l’inafferrabilità della visione divina che, come Dante ci insegna, è impossibile mettere a fuoco senza perdere i sensi.

A piazza San Pellegrino vedo finalmente quello che avrebbe potuto essere questo festival se ci fosse stato un pensiero dietro: una proiezione rispettosa dei volumi architettonici con un’idea di mappatura dello spazio. Un’idea, appunto, perché la proiezione deborda oltre l’arco ogivale della facciata (problema risolvibile con due pezzetti di bristol applicati sul proiettore, volendo) ma soprattutto perché qualsiasi faccia venga proiettata viene curiosamente a coincidere col rosone, quindi quando appare un albero di natale fatto di bambini su cui troneggia un Gesù bambino curiosamente sovrappeso, la faccia del bambino pare esplodere. Qui la straordinaria (detto senza ironia) Chiara Palumbo, la voce più bella e la più brava attrice che abbiamo a Viterbo, ci racconta la storia di Galiana riuscendo a far diventare ascoltabile una melassa di testo credo destinato ai bambini, viste le immagini che lo accompagnano.

Alla fine di questa narrazione, non chiedermi perché, compare una sorta di storyboard con tutti i personaggi del racconto ma anche con tutti gli altri personaggi che vedremo in seguito, bambino uno, bambino due, gesubambino, babbonatale. Boh. E, ciliegina sulla torta, dopo un paio di immagini animate, la macchina di santa Rosa, che a Viterbo a mettercela non si sbaglia mai.

Insomma Carlo sono ancora qui, per poco, nel dispiacere di pochi e per il sollievo di molti. Non so dirti se questa roba piacerà o non piacerà. A me non è piaciuta, anzi l’ho trovata una pecionata giustificabile, forse, in un paesino di duecento anime; certamente non in una città che si è candidata, inutilmente, al ruolo di città europea della cultura. L’unico pensiero positivo che ho avuto è che grazie a Dio non è partita alcuna macchina pubblicitaria.

Ma probabilmente piacerà: venti anni di cattiva televisione non possono aver fallito. E piacerà perché, come dicevano i nostri nonni, “culo che non vide mai camicia, gran festa je fece”.

Buon Natale, Carlo, a te e ai tuoi lettori.

Alfonso Antoniozzi


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23 dicembre, 2013

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