Ischia di Castro – Era uscito dal carcere dopo due mesi. Ventiquattr’ore di libertà e ci è tornato di nuovo.
Non c’è pace per il 35enne nigeriano arrestato ai primi di ottobre per aver messo a soqquadro un bar a Ischia di Castro. Nel parapiglia, un 65enne, cliente del locale, morì stroncato da infarto.
Il nigeriano è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale, mentre, relativamente alla morte dell’anziano, è indagato per omicidio preterintenzionale.
Secondo il suo avvocato Luigi Mancini, sempre in quel bar, il 35enne era stato picchiato la sera prima dell’arresto. Quando ci è ritornato, il giorno dopo, ha incontrato i suoi aggressori ed è nata la violenta lite al locale, sedata dai carabinieri.
E’ rimasto fino al 4 dicembre in carcere con l’accusa di aver fatto resistenza ai militari. Il 5 è uscito, per andare ai domiciliari. Il 6 era di nuovo dentro per maltrattamenti in famiglia.
Appena tornato a casa, il tribunale gli ha notificato un divieto di avvicinamento alla moglie e ai tre figli piccoli. Il giudice gli impone di stare lontano almeno un chilometro dai familiari. E dato che, a parte la casa che condivide con loro, non ha altro posto dove andare, i carabinieri lo hanno riportato in carcere.
Il 35enne, disoccupato e col vizio del bere, è accusato di aver avuto atteggiamenti prevaricatori nei confronti della famiglia. Episodi non specificati nell’ordinanza notificatagli nei giorni scorsi, ma che, evidentemente, devono essere stati denunciati dai parenti mentre era a Mammagialla. Una nuova e grave accusa dalla quale il 35enne dovrà cercare di difendersi. Oltre a quella di omicidio preterintenzionale, “congelata” in attesa dei risultati dell’autopsia sull’anziano morto al bar.
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