Viterbo – (g.f.) – Viterbo discarica di Roma e pattumiera del Lazio.
Quelli che fino a poco tempo fa sembravano essere solo timori, si stanno trasformando in una triste realtà.
Con la capitale nei guai per lo smaltimento dei rifiuti, da mesi, camion fanno la spola fra Roma e la Tuscia per smaltire rifiuti di cui la capitale non riesce a disfarsene. Le carte parlano chiaro, una volta trattata, l’immondizia sarebbe dovuta tornare al mittente. Dal primo ottobre non è più così.
“La procedura è cambiata – denuncia l’assessore provinciale Paolo Equitani – si conferisce nella nostra discarica, poi però i rifiuti non tornano indietro. Lo abbiamo dedotto dai controlli settimanali ai camion che arrivano a Casale Bussi e quelli che vanno a Monterazzano.
Dal primo ottobre, quando ha chiuso l’impianto romano di Malagrotta, abbiamo appurato che rimangono a Viterbo. Questo perché ogni mezzo ha un foglio di viaggio e quelli in uscita da Casale Bussi, dove sono trattati, non vanno più verso Roma, ma in direzione Monterazzano”.
Una circostanza che il presidente della provincia Marcello Meroi reputa gravissima e per la quale ha già fatto i suoi passi: “Ho avvertito la Procura della repubblica – anticipa Meroi – senza voler creare allarmismo su materie così delicate, pretendiamo che le procedure, la norma e gli accordi siano rispettati nel dettaglio”.
La capitale ci lascia la sua immondizia. Regalo non gradito, anche perché Viterbo già da anni provvede allo smaltimento dei rifiuti di Rieti. “Viterbo – continua Meroi – non può diventare discarica di Roma. Lo dico con tutta la diplomazia possibile, ma se la capitale ha problemi se li risolva.
Siamo in campo per mettere un freno alla vicenda. Ho dato mandato ai nostri dirigenti e a un avvocato per verificare se è nelle mie prerogative in quanto presidente, sottoscrivere un provvedimento che blocchi lo scarico e il transito alla discarica, dei camion provenienti da Roma. Lo verificheremo in poco tempo.
Quanto sta avvenendo è paradossale e senza autorizzazione formale. Come si svolge? Chi l’ha pensata e verbalmente autorizzata e chi ne è stato informato? Mi rifiuto di pensare che qualcuno possa avere adottato provvedimenti in contrasto con gli accordi presi in precedenza. Che parlano chiaro: dopo il trattamento, i rifiuti devono tornare al luogo d’origine”.
Della vicenda Meroi informerà nei dettagli anche i sindaci della Tuscia. “Non permettiamo a chiunque esso sia, di fare come gli pare, ecco perché mi sono rivolto alle sedi competenti. Voglio escludere e mi auguro che sia così, sul fatto che ci possa essere chi ne fosse stato informato”.
Nel tempo si sono succeduti incontri, ma la provincia non è mai stata convocata, come rimarcato da palazzo Gentili, che ha inviato tre lettere alla regione.
Una in particolare è indirizzata anche al ministro dell’Ambiente: “Da accertamenti – si legge – è emerso che a ottobre i rifiuti prodotti nel processo di trattamento provenienti da Roma sono stati recapitati e smaltiti alla discarica di Le Fornaci. Di tale situazione la provincia non è stata informata. Si denuncia la gravità di quanto accaduto.
I rifiuti dovevano essere solo trattati nei limiti della capacità residua dell’impianto e poi riportati indietro. Al momento, invece, nel totale silenzio istituzionale, i rifiuti di Roma vengono smaltiti presso l’impianto di Viterbo”.
La missiva si chiude ribadendo la totale indisponibilità ad accogliere sul territorio provinciale lo smaltimento dei rifiuti provenienti dalla provincia di Roma, facendo presente che sono già da anni smaltiti anche quelli di Rieti.
Ma sui rifiuti il pasticcio non si ferma ai camion in arrivo da Roma. Anche sulla tariffa che le amministrazioni pagano per il conferimento in discarica, è buio pesto: “Fino a maggio 2011 – ricorda Equitani – il conferimento a Monterazzano aveva una tariffa di 79,20 euro a tonnellata, più l’11% riconosciuto a Viterbo come ristoro e il 2% alla provincia per l’uso delle strada.
Poi è arrivato l’aumento a 93,20 più tutto il resto. Facciamo ricorso, il Tar sospende e torniamo alla precedente tariffa.
Oggi la regione con una determina dirigenziale stabilisce nuove tariffe, tornando indietro nel tempo. Una tariffa da 68,91 euro a tonnellata e dopo quattro anni del 2011, con un importo di 82,40 euro a tonnellata a far data 2013. Non abbiamo capito niente.
Sono cifre retroattive, quindi dobbiamo avere rimborsi? Poi ci domandiamo, ma queste cifre come le tirano fuori, a estrazione? Ogni volta diverse, fatte seguendo quali calcoli? Ecco perché abbiamo effettuato un accesso agli atti per avere tutte le carte in mano”.
Come se non bastasse, non è chiaro nemmeno se il trasporto è compreso nel prezzo. Quasi un dettaglio, guardando tutto il resto.
Giuseppe Ferlicca
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