Viterbo – Potrebbero essere addirittura una trentina i detenuti coinvolti nella megarissa a Mammagialla.
Le indagini sull’efferato accoltellamento del primo dell’anno nel penitenziario viterbese sono appena iniziate.
Il dato certo è che c’erano almeno trenta persone nella grande sala di socialità, che ospita i reclusi nei momenti di svago, fuori dalla cella.
Resta da capire se tutte hanno preso parte alla mischia armata di coltelli e oggetti contundenti scoppiata nel grande androne del reparto penale D2. Dalle prime ricostruzioni dell’episodio, i partecipanti alla rissa sarebbero stati comunque molti di più dei soli dodici feriti portati a scaglioni all’ospedale Belcolle.
Tre detenuti sono arrivati in codice rosso al pronto soccorso. Nessuno è mai stato in pericolo di vita. Ma se la zuffa non è finita in tragedia, il merito è degli agenti penitenziari e dei sanitari, che hanno sedato e soccorso i feriti.
Ne sono rimasti sei ancora in osservazione in ospedale. Gli altri, tutti dimessi, sono già tornati in cella a Mammagialla. Hanno ferite da arma da taglio più o meno gravi. Nessun poliziotto, a differenza delle prime informazioni trapelate, ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari.
Quanto ai motivi, un’ipotesi potrebbe essere quella del regolamento di conti tra due diversi gruppi di detenuti, italiani da un lato, stranieri dall’altro, a prevalenza romena. Ma sulle ragioni che li hanno portati a impugnare i coltelli, potranno essere più precisi i detenuti stessi: non è escluso che ricevano a giorni una convocazione in procura per essere ascoltati sull’accaduto.
L’inchiesta dovrà accertare anche come i detenuti si siano procurati i coltelli e tutti gli oggetti contundenti impiegati durante la rissa. Alcuni dei detenuti rimasti feriti erano cucinieri. Potrebbero aver preso i coltelli dalla cucina? Anche questo sarà oggetto dell’indagine aperta dalla procura viterbese.
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