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Lazio - Ieri gli interrogatori di Cerroni e Landi - il re di Malagrotta ha risposto per tre ore alle domande del gip

Rifiuti, Cerroni: “Dovreste farmi un monumento”

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Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Bruno Landi

Bruno Landi

Roma – “Dovreste farmi un monumento per quello che in questi anni ho fatto in tema di rifiuti”.

Manlio Cerroni non si piega. Il patron di Malagrotta, agli arresti domiciliari da una settimana, ha risposto per tre ore alle domande del gip di Roma Massimo Battistini.

Il giudice è il firmatario delle 400 pagine di ordinanza di custodia cautelare che hanno fatto scattare gli arresti per sette persone per truffa e associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Cerroni. Ma anche l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, amministratore della società Ecologia Viterbo. 86 anni il primo. 74 il secondo. Padroni della gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio.

Il re di Malagrotta non ha indietreggiato di un passo all’interrogatorio di garanzia. “Ho salvato Roma dal caos rifiuti, in questa materia sono l’oracolo”, ha detto al gip. E ancora: “Nonostante un sistema burocratico folle ho evitato che nella capitale si creasse una emergenza come quella vissuta in Campania”. Altro che aver sfruttato l’emergenza Malagrotta per ottenere il via libera ai siti alternarivi di Albano e Monti dell’Ortaccio. Di questo lo accusano i pm Maria Cristina Palaia e Alberto Galanti, che vedono in Cerroni il “dominus” di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.

Lui si sente “dominus” solo in tema di raccolta rifiuti. Una materia sulla quale dice di sapere tutto: “E’ inutile parlare con consulenti e specialisti: basta parlare con me”. Proprio per la sua preparazione, Cerroni sarebbe stato molto ricercato dalla politica. Una specie di punto di riferimento cui chiedere consiglio in tema di smaltimento di rifiuti. Così si giustificherebbe la “fitta rete di contatti” di cui parlano i carabinieri del Noe in un’informativa dell’ottobre 2012. Telefonate con i parlamentari Ermete Realacci, Edo Ronchi e il viterbese Beppe Fioroni e un generoso contributo da 20mila euro alla fondazione di Ronchi.

Intanto si apre la possibilità che il ministero faccia luce sul furto della richiesta di arresto di Cerroni, rubata dall’ufficio del gip. Ma il guardasigilli Anna Maria Cancellieri resta cauta: “Vediamo prima di conoscere meglio la vicenda”.

Prima di Cerroni, è stata la volta di Landi. Per lui l’interrogatorio è durato circa un paio d’ore. La società da lui amministrata, Ecologia Viterbo, è quella che gestisce la discarica viterbese di Casale Bussi.

Oggi compariranno davanti al gip Luca Fegatelli, dirigente dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, e Raniero De Filippis, responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio.


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15 gennaio, 2014

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