Fabrica di Roma – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del sindaco di Fabrica di Roma al consiglio dei ministri, al presidente della repubblica e alla prefettura – Scrivo per dare voce alle proteste dei miei concittadini e, in molti casi, alla loro disperazione.
Infatti l’introduzione di una tassa tanto gravosa come la Tares, che verrà ulteriormente “appesantita” nelle sue prossime evoluzioni, al momento della riscossione disposta dal Comune, ha provocato la reazione dei contribuenti che si sentono letteralmente soffocati da un sistema fiscale sempre più articolato, complesso e gravoso, che, in coincidenza con il periodo di crisi che attraversiamo, assume i toni della persecuzione e dell’oppressione. Inoltre il continuo incremento della pressione fiscale mi rende involontario artefice dell’aggravarsi delle problematiche riguardanti le famiglie, anche perché, inevitabilmente, si ripercuotono pesantemente sulle locali attività produttive e sull’occupazione.
Il disagio della popolazione viene rappresentato sempre più aspramente alla nostra amministrazione ed io, nella mia veste di primo referente dei cittadini, non sono più in grado di fornire risposte adeguate ai loro bisogni e di contrastare le loro crescenti difficoltà economiche. La mia stessa dignità e credibilità di rappresentante dello Stato viene ogni giorno messa in discussione da parte di una popolazione stremata dalla crisi. L’economia del nostro Paese basata principalmente sull’industria ceramica, con la chiusura di quasi tutti gli stabilimenti, non offre più alcuna possibilità lavorativa, sia per i giovani in cerca di prima occupazione sia per quanti il lavoro oramai lo hanno perso. Tutto questo si ripercuote pesantemente su tanti altri settori, come l’edilizia, che pure era molto fiorente dato il forte incremento demografico di Fabrica di Roma negli anni precedenti alla crisi. Di conseguenza risulta del tutto bloccato il mercato immobiliare e il commercio, con la chiusura di moltissimi esercizi, e così via verso un crollo drammatico della nostra intera economia.
In questo clima il mio vero ruolo di sindaco perde di efficacia di giorno in giorno, infatti oramai i cittadini invocano il mio intervento soltanto per avere un posto di lavoro o per ottenere un sussidio per il sostentamento della famiglia, accontentandosi anche soltanto di buoni pasto da 10 euro per i generi alimentari di prima necessità.
Ma ai rappresentanti del principale partito di governo che, in risposta al mio senso di frustrazione, mi invitavano a lasciare la mia carica, voglio rispondere che porterò ostinatamente a termine il mio mandato con la stessa forza e lo stesso spirito di quel cittadino, disoccupato e padre di due bambini, che soltanto ieri, nel mio ufficio, nel chiedermi aiuto, mi ha detto testualmente: “chi ci governa vorrebbe che io mi ammazzi, ma io non mi ammazzo, non darò loro questa soddisfazione.”
Mi rivolgo, dunque, alla classe politica, che sembra non avere alcuna coscienza di questa drammatica situazione, pregandola di venire nel nostro Paese a toccare con mano la realtà, una realtà che schiaccia la nostra economia e che avvilisce una comunità e l’amministrazione che la rappresenta.
Alle autorità in indirizzo chiedo l’adozione di urgenti provvedimenti di sgravio fiscale che possano dare finalmente “sollievo” alla grave situazione di disagio socio economico in cui versano, ormai da mesi, le famiglie che io rappresento.
Fiducioso in un esito favorevole alle mie richieste, ringrazio per l’attenzione e porgo i più distinti saluti.
Mario Scarnati
sindaco di Fabrica di Roma
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